FAME – Saranno campioni?

Ci troviamo a Leicester, città delle Midlands Orientali, ove in questi mesi si sta avverando uno dei tanti “miracoli” sportivi che distruggono teorie elaborate per anni. Il Leicester City è la rappresentante del football di questa città, con un piccolo palmarès contenente tre coppe di Lega inglesi (la nostra Coppa Italia) e un Community Shield (la nostra Supercoppa Italiana). Insomma, i Foxes sono la classica squadra di Serie B, di tanto in tanto ottiene la promozione, eppure l’anno successivo retrocede e ritorna al suo posto.

Beh ecco… Qualora dovesse finire oggi la Premier League, il Leicester sarebbe Campione d’Inghilterra. [Pausa scenica]

In tutto il mondo ne parlano, i tifosi sono in escandescenza, i tabloid e gli esperti cercano di estrapolare qualsiasi segreto sui loro principi di gioco. Come può, una squadra “provinciale”, guardare dall’alto verso il basso i grandi colossi della Premier League? Una rosa con valore di mercato di 125 milioni non può espugnare l’Etihad Stadium del Manchester City (500 mln), vincere con Chelsea e Liverpool (rispettivamente 490 mln e 360 mln).

I meriti sono collettivi, dalla proprietà, che ha deciso di fare un dispendioso mercato estivo, passando per il manager Claudio Ranieri (maltrattato in Italia), arrivando ai giocatori che… hanno “FAME”. Nessuna tattica può fermare questo stato mentale. È stata costruita una squadra con giocatori di qualità, esperienza e voglia di spaccare il mondo. È meglio un giorno da leone, o cento da pecora? Bene, chiedetelo a Jamie Vardy, attaccante e uomo copertina dei Foxes, che solamente quattro anni fa militava in divisioni dilettantistiche e faceva l’operaio metalmeccanico nelle fabbriche di Sheffield, penso vi risponderà “cento giorni da leone”. E non provate a contraddire il ragazzo, ha “solo” infranto il record di Ruud van Nistelrooy segnando per 13 volte consecutive (in 11 gare).

Ranieri si presentò ai giocatori così: “Io parlo poco di tattica, voi correte”. E così è stato. Il Leicester gioca IL football, ogni partita è una guerra, lottano su tutti i palloni e non tirano mai indietro la gamba, a fine partita si contano i tackle vinti, non i passaggi completati e il possesso di palla effettivo. Inoltre è presente la consapevolezza che questa potrebbe essere la stagione giusta, per fare la storia, la prossima sarà (probabilmente) una delle tante.

Gli abitanti di Leicester sono 285.000, qualche decina di migliaia in più di Verona, dove si avverarono altri miracoli sportivi, quello dell’Hellas di Osvaldo Bagnoli, oppure la favola Chievo di Mister Del Neri, squadra del quartiere omonimo di 4.500 anime che, dopo la storica promozione in serie A nel 2001, la stagione successiva, chiuse in quinta posizione, qualificandosi per i preliminari di Coppa UEFA.

Esistono molte altre favole calcistiche, quelle negli anni ’60-‘70 come Nottingham e Ipswich Town, o più moderne, la vittoria della Grecia a EURO 2004, il Montpellier campione di Francia ai danni del multimiliardario Paris Saint-Germain, o ancor più recenti le sorprendenti qualificazioni per EURO 2016 delle nazionali: Islanda, Galles, Albania e Irlanda del Nord.

Quali possono essere le motivazioni di questi rendimenti?

La medaglia potrebbe essere assegnata all’allenatore, il motivatore, che riesce a infondere ai suoi giocatori le capacità emotive: il controllo delle emozioni, l’autostima (fiducia in sé stessi), la perseveranza, la disponibilità nel mettersi in gioco. Queste portano il giocatore a SAPER ESSERE un campione, ancor prima di diventarlo.

Meglio un giorno da leoni o cento da pecore?

Meglio un anno da Foxes.

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