Sempre più frequentemente negli ultimi tempi, la figura dell’allenatore sta aumentando visibilità anche nel mondo del tennis. Il suo compito, come sappiamo, è quello di aiutare gli atleti durante la stagione, anche nel costruire il percorso che l’atleta si trova a dover affrontare.

Ultimamente la linea che i tennisti di alto livello stanno tenendo è quella di scegliere come allenatore un ex tennista del circuito che possa portare al giocatore sia esperienza sulle capacità tecniche sia esperienza degli anni passati sul campo.

Difficile è non posare gli occhi sulla coppia Federer-Ljubicic. Dopo la collaborazione fruttuosa con Stefan Edberg, la sorpresa è stata proprio quella di affidarsi ad un ex atleta che ha abbandonato il circuito solo tre anni fa. La domanda che è sorta spontanea è stata: “cosa può fare un allenatore che è praticamente coetaneo del suo allievo?”

Come già detto prima ci sono vari tipi d’esperienza che un ex avversario ci può dare. Inoltre essendo appunto un ex avversario la sua conoscenza degli altri giocatori e del suo allievo stesso sono incomparabili a quelle di qualcuno altro proveniente da fuori. La forza di avere come allenatore un nostro vecchio avversario, sta proprio nella sua capacità acquisita negli anni di saperci studiare e saper riconoscere i nostri punti deboli, potendoli quindi migliorare.

Inoltre Ivan Ljubicic è un giocatore molto “particolare” nel accezione buona del termine. È alto circa un metro e novanta, cosa che lo rende agevolato nell’esecuzione del servizio. Ha però una scarsa mobilità, che viene compensata a sua volta da un gioco aggressivo fin dal primo secondo. Avere un allenatore che ha imparato a giocare rendendo i suoi limiti le sue risorse, porta sicuramente  ad approcciarsi al match  con un altro spirito e un’altra mentalità. Federer, neanche a dirlo, è un campione, e come tutti i campioni ha qualcosa di innato dentro di sé.  Avere la possibilità di essere preparati da qualcuno che probabilmente ha dovuto lavorare su se stesso e su gli altri un po’ di più per poter raggiungere quel livello, può dare all’allievo una visione e un impegno diverso.

Non voglio dire assolutamente che Federer sia arrivato li passeggiando con la racchetta sotto il braccio, assolutamente no, quello che intendo  è che una persona come Ljubicic con delle difficoltà di base, come la sua statura non opportune al gioco, ha dovuto lavorare su se stesso in modo differente, e tutte queste esperienze possono essere fondamentali. In conclusione, staremo a vedere dove questa coppia andrà a finire, sicuramente abbiamo capito che è da apprezzare il fatto che un giocatore si affidi ad un “rivale” se così si può dire, per migliorare le proprie capacità.

“Se non conosci il nemico, ma conosci soltanto te stesso, le tue possibilità di vittoria saranno pari alle tue possibilità di sconfitta”

-Sun Tzu.

 

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