Federico Tesini per #RicordidiSport

Era il giorno 10 Febbraio 2015, un giorno come tanti altri per tutti, ma per me la prima volta e occasione per una partita intera e completa del campionato di Serie A di hockey su ghiaccio.

Mi ero svegliato sudato già al mattino, tanta tensione prima dell’allenamento di rifinitura, ma la mia prima vera occasione. Mi ricordo al mattino allo stadio tutti i miei compagni che cercavano di distrarmi con le battute e le cose più semplici, una risata qua e là, era incredibile quanto fossero tranquilli. Mi avevano insegnato a credere in me stesso e nel contempo a fidarsi ciecamente di tutte le persone che c’erano lì in quello spogliatoio. Cosa che non si vede quasi mai in team giovanili, ed anche in alcuni senior, ma qualità che la nostra squadra ha sempre avuto, da quanto ho potuto constatare qui nell’ Hockey Milano.
Pranzo in silenzio totale persino con i famigliari, quasi era difficile mangiare quel giorno, caffè, un po’ di TV e il sonnellino: era giunta l’ora di andare finalmente allo stadio.
I nostri tifosi già stavano preparando lo stadio con i colori sociali.
Ero tesissimo, i miei compagni scherzavano dicendo che è per via del mio cognome (Tesini).
Una corsetta è un po’ di stretching (in solitaria) e via dentro la pista!
Già durante il riscaldamento lo stadio si stava riempiendo per la partitura contro dei rivali storici: l’Asiago.
Inizia la partita, una bellissima partita, nel primo tempo -verso la fine- Asiago in vantaggio. Dissi “Ahi ahi! Questi son primi in classifica, speriamo non facciano una goleada con me in porta!”
Mi ero ricordato però che tutti credevano in me, e non potevo lasciare da soli i miei compagni, mi dissi a fine primo tempo: “Ok Fede! Adesso non entra più nulla! E se vuole entrare tu fai in modo che quel disco nero stia fuori dalla porta!”
Secondo tempo, il nostro pareggio, mi volli contenere nell’esultanza, stava andando bene, il disco non entrava. Uno a uno. Inizia il terzo tempo, attaccano ed io riesco a tenere fuori il disco. Undicesimo minuto ed andiamo in vantaggio; due a uno! Ero esploso in un’ esultanza da finale di Champions League, non mi contenevo, sembravo un esaurito per quel quasi minuto.
L’Asiago attacca a testa bassa, respingo.
Si va verso il finale, attaccante solo davanti a me e parata su tiro al volo, non la scorderò mai! Così come quella nel finale su deviazione, con l’Asiago in 6 contro 5.
Pochi secondi e loro sono in attacco, 4 secondi: tiro e sfioro il disco un decimo di secondo con il cuore gelato, ma il disco va nell’angolo.
È finita!!!!!!!!!
Un esordio inaspettato in primis da me, una gioia un’emozione incontenibile.
I miei compagni stretti intorno a me in un abbraccio incredibile, i miei genitori e la mia ragazza impazziti sugli spalti, i tifosi che gridavano il nome assieme a quello dei compagni. Lacrime di gioia. Indimenticabile.
Questo sport, come molti altri sport sa regalare emozioni che non tramonteranno mai, ed anche insegnamenti ed esperienze di vita, oltre che la cultura del lavoro e del sacrificio, della sana competizione e consapevolezza dei propri mezzi tramite il credere in se stessi e nelle persone che si hanno attorno.
Fare sport fa bene, aiuta a crescere, tenendosi lontani molte volte da ciò che secondo molti punti di vista può essere nocivo al proprio corpo, a livello fisico ma anche mentale.
Aiuta anche a rapportarsi con altre persone in maniera ragionevole, sviluppando opinioni e punti di vista imparando a rispettare anche l’opinione che hanno altre persone.

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