FIGHT OR FLIGHT: Capire il Cervello Emotivo

Facciamo un salto indietro nel tempo e immedesimiamoci nei panni di un Australopiteco. Immaginiamo di essere in una giungla e di avvertire un rumore sospetto che attira la nostra attenzione. Senza pensare a cosa si tratti, se un ramo che cade o un potenziale predatore, fuggiamo spaventati, mettendoci al riparo.

Questo è quello che gli scienziati definiscono comportamento fight-or-flight (attacco o fuga), ovvero una risposta istintiva che garantisce la sopravvivenza. Quando è possibile scappiamo, in altri casi invece attacchiamo.

Il cervello del nostro Australopiteco è composto da strutture cerebrali che agiscono per preservare la sopravvivenza della specie. L’evoluzione ha poi portato a un notevole sviluppo della corteccia e quindi dell’intelligenza, della personalità, del ragionamento e della capacità di comprendere le intenzioni dell’altro. Queste funzioni superiori permettono all’uomo di gestire e modificare i propri stati interni e l’ambiente circostante.

Nel suo libro “Cervello Emotivo” (1996) LeDoux ha difatti dimostrato come il cervello elabora le emozioni attraverso due vie. La prima coinvolge parti del cervello primitivo e permette di agire velocemente (attacco-fuga). La seconda via è più lunga e coinvolge, oltre al cervello primitivo, anche la corteccia, che permette di elaborare le emozioni in maniera più adeguata.

Prendiamo in considerazione una coppia di amici che litiga e immaginiamo che un amico d’impulso spintoni l’altro a seguito di una parolaccia.

Cosa ha portato l’amico a reagire così?

L’insieme di emozioni provate durante il litigio porta a reagire in modo brusco: la rabbia prevale ed esplode in una risposta primitiva di attacco. Egli reagisce mosso dalla parte più antica del cervello, esattamente come l’Australopiteco spaventato aveva fatto nella giungla. A seconda dell’emozione provata, il cervello primitivo ci fa rispondere attaccando o fuggendo o, addirittura, portandoci all’immobilità, come avviene nelle situazioni di estrema ansia.

Se a fronte di un’insinuazione fastidiosa l’amico si raccogliesse in un momento di riflessione che stemperi la potenziale reazione aggressiva, potrebbe riuscire ad affrontare l’argomento in modo più tranquillo, cercando di mettersi nei panni dell’altro e di comprendere le sue motivazioni. Se prima il cervello ha innescato una risposta rapida di attacco, in questa seconda situazione la risposta è più lenta ma più adeguata.

Nonostante la precisione della seconda via di LeDoux, le risposte elaborate dal nostro cervello primitivo sono comunque quelle che permettono in situazioni d’emergenza di rispondere rapidamente, mettendo in atto comportamenti istintuali volti alla sopravvivenza.

Che cosa ci fa correre a gambe levate di fronte a un cane randagio che ci ringhia? Diventa, dunque, fondamentale comprendere in quale situazione agire istintivamente o razionalmente per rispondere nel migliore dei modi.

Noemi Guidone e Cosimo Tuena

per saperne di più: http://strumentineuropsicologia.blogspot.it

  

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