Filippo pedala ancora

Un elicottero giallo che si alza in volo…attimi di terrore…un mese in coma … Filippo Bartolacci l’ho conosciuto così: da una notizia su un social che mi ha gelato il sangue. Filippo ha 16 anni, è di Treia nelle Marche, con la sua squadra si stava allenando sulla strada Regina ( ricordate la mia sfida in bici? seconda tappa proprio lì e poi mi fermai nel Camping Regina lungo la statale 16) quando prima di svoltare sulla laterale verso il mare un auto ne supera altre in attesa del passaggio dei corridori e centra in pieno Filippo…

Ho voluto aprire così il primo articolo di questa rubrica perchè per la prima volta decido di espormi in prima persona con un ragazzo sconosciuto per donare ciò che reputo più importante: il tempo, l’esperienza e un po’ di carica emotiva per quello che io ed il mio piccolo mondo possiamo dare. Filippo entra in coma e viene ricoverato in una situazione disperata per sei giorni , poi stazionaria con quindici giorni in rianimazione, ventotto in neurologia e infine in miglioramento con 2 mesi di ricovero e riabilitazione. Ma non era il solo ad essere in una situazione di stallo. Il tempo si era fermato anche per la sua famiglia: dal padre Marco, che sa di avere un ragazzo d’acciaio, al fratello Tommaso E alla mamma Roberta che più volte avrà vissuto  in questi mesi il ricordo del suo bambino di 3 anni e mezzo che portando via la bici senza rotelline al fratello più grande urlava:“Corro sul prato che se cado …cado sul morbido!”.

Quest’ estate sono andato a trovarlo, dopo il suo risveglio ha passato un bel po di tempo nel centro riabilitativo di Porto Potenza Picena, percorrendo la statale Adriatica più volte ho pensato a quando pedalavo in bici su quella strada e alla felicità che mi contornava, pensavo che avrei dovuto portare quella felicità a lui come nel semplice gesto di una pedalata. Mi sono presentato come un suo amico perchè sapevo che saremo diventati tali, lui mi vedeva come il ciclista di bikechannel, quello della sfida, io lo guardavo come se in quel momento fosse il mio eroe. L’ emozione di vederci dopo qualche contatto sui social era spazzata via dall’abbraccio e dallo sguardo pieno di felicità che mi fissava.

Il giro in carrozzina spinta dalla mamma Roberta, ci portava su una panchina del piccolo giardino del centro riabilitativo e da lì il racconto misto a commozione dell’ incidente, dei primi giorni tragici e della gioia via via più grande del dopo risveglio, un passo alla volta dove anche il semplice deglutire cibi solidi rappresentava una vittoria e già il fatto di scherzarci sopra e di farci qualche risata denotava il suo carattere forte e determinato. Filippo ha il sogno di ritornare in bicicletta con i suoi compagni di squadra ed è chiaro che ce la farà per il suo impegno a fare gli esercizi riabilitativi e per quello sguardo fisso che si materializza in una bici da corsa. Poco tempo dopo il nostro incontro ha ricominciato a camminare e poco tempo fa mi ha inviato un video dove pedalava sulla bici del padre in attesa della sua nuova compagna di gare e allenamenti, continua la riabilitazione ma non dorme più in ospedale è tornato a casa a riappropriarsi dei profumi, dei rumori e delle abitudini lasciate li ad attenderlo.

Viviamo una situazione molto simile, ma la tua è una battaglia ancora più dura Filippo! Eppure dai la carica a me per continuare nella mia sfida alla vita, sei giovane e avrai tutto il tempo per riprenderti, le difficoltà di adesso diventeranno ricordi in futuro e un insegnamento non solo per me!

Pensa alla fortuna che hai, a 16 anni hai già capito tutto! il valore della vita, l’ amore della famiglia e l’importanza di essere uno sportivo vero che lotta, che soffre, che cade e si rialza e va a vincere .

La tua passione è nata con te , la tua passione ti salverà sempre. Vai Fili quanta strada dobbiamo percorrere e chissà che un giorno una pedalata insieme non la facciamo davvero!

Ciao a tutti e con l’ augurio che Filippo vi dia la stessa carica emotiva che ha dato a me vi saluto e non vi svelo nulla del prossimo articolo, dopo tutto ricordiamoci che viviamo tutti “una vita INattesa”.

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