Storie di finzioni, inganni e facce toste. Da Galasso al genio di Kaiser Raposo.

Spesso, oltre ad essere una vera e propria palestra di vita, il mondo dello sport ci consegna storie ed episodi molto singolari. Molti di noi spesso hanno voluto essere diversi da come sono realmente, e anzi, addirittura qualcun’altro. Chi non vorrebbe essere un famoso giocatore di calcio? O un tennista importante?
Solo che è ovviamente difficile. Non si può fingere di essere bravi a giocare a calcio, o fingere di saper nuotare bene.

Però, da una parte, potrebbe bastare una semplice somiglianza fisica, per trasformarsi di colpo in un personaggio sportivo famoso.
È di qualche giorno fa la notizia che in Inghilterra un uomo, particolarmente furbo e fortunato, ha ingannato e portato a letto qualcosa come 26 donne. Il motivo? La sua incredibile somiglianza con l’allenatore dell’anno, Claudio Ranieri, che ha condotto il Leicester alla vittoria storica della Premier League. Una fortuna, quella della somiglianza, utilizzata per uno scopo non proprio nobile.
In questo caso si è veramente trattato di fortuna allo stato puro: gli bastò dire di essere Claudio Ranieri, ed effettivamente la somiglianza fra i due è spiazzante.

Ma altri si sono spinti addirittura oltre.
Vogliamo qui ricordare e citare alcuni casi abbastanza famosi, l’ultimo dei quali è effettivamente qualcosa di sublime.
Ma procediamo con ordine.

Di pregevole e recentissima fattura è l’opera di Gaspare Galasso, 23 anni.
Sabato sera scorso si è imbucato niente di meno che alla scala del calcio italiano: a San Siro durante la finale di Champions. Non solo ha assistito alla partita senza biglietto, ma ha partecipato ai festeggiamenti con la squadra di Zidane, ha stretto la mano al presidente dei Blancos e ha raccolto numerosi selfie con i grandi del calcio presenti allo stadio. La sua impresa è tutta registrata e diffusa sul web.
Il trucco di Galasso? Bella presenza, abito elegante e un finto lasciapassare al collo. Nessuno ha fatto domande, nessuno lo ha fermato.
La sua è stata ovviamente un’azione goliardica, uno scherzo e un modo per divertirsi ma, avverte in un’ intervista lo stesso Galasso, se al suo posto ci fosse stato uno con altre intenzioni? “Chiunque al posto mio avrebbe potuto fare la stessa cosa, ho dimostrato che ci sono falle enormi nel sistema di sicurezza”. Ma poichè così non è stato, le sue gesta sono passate in secondo piano.

Ma Galasso non è stato l’unico. Di finzioni del genere sono protagonisti altri due personaggi.
Il primo è Connor Toole, giornalista americano, che per una notte ha recitato nei panni della 61esima scelta degli Utah Jazz. Al DRAFT dei Jass è riuscito a beffare fans, security, baristi e ragazze, con tanto di video e foto per immortalare l’evento. Anche in questo caso le intenzioni sono state totalmente pacifiche: solo la voglia di divertirsi e sentirsi una celebrità, anche se solo per una notte.
Impresa simile a Toole e Galasso è quella di Remi Gallard.

Il comico francese nel maggio del 2002 ha vinto la coppa di Francia.
Però Gallard non è mai stato un giocatore professionista, il giorno della finale (Lorient-Bastia) si è vestito con una vecchia maglia del Lorient e approfittando della concitazione del momento ha partecipato sia alla premiazione che ai festeggiamenti in campo. Dapprima è salito in tribuna con i suoi nuovi compagni, ha stretto la mano al presidente della repubblica Chirac (che si dice che gli abbia fatto i complimenti per come aveva giocato in campo) e poi è sceso sul rettangolo verde a festeggiare con la squadra.
Qualche faccia incredula c’è stata, il video pubblicato su Eurosport lo dimostra, ma fatto sta che nessuno lo ha allontanato e lui si è goduto il giro d’onore; con colpo di classe finale: al termine della festa, rilascia un’intervista ad un giornalista annunciando all’allora CT della Francia Roger Lemerre di “essere disponibile” ad essere convocato. Stiamo parlando di un genio.

Ma tutti loro scompaiono di fronte all’impresa di Carlos Henrique Raposo. La sua storia è fenomenale: l’opera di un genio, un luminare.
Soprannominato il Kaiser a causa della sua somiglianza con Beckenbauer ha messo in opera un inganno che non è durato una sera, non è stata l’intuizione di qualche ora ma è stato studiato e portato avanti nel tempo: Raposo si è finto un calciatore professionista per quasi vent’anni.
Ma del calciatore non ha nulla, eccetto forse il fisico asciutto.
Calcisticamente parlando Raposo era veramente scarso, ma possedeva numerose altre doti: era socievole, colto, amava divertirsi. E soprattutto non aveva nessun pelo sullo stomaco; se si cercasse il significato di “faccia tosta” su Google probabilmente comparirebbe una sua fotografia.

Tutto inizia nelle notti festose dei primi anni Ottanta di Rio de Janeiro; Raposo diventa amico di molti calciatori famosi – come i futuri nazionali Bebeto, Romario, Edmundo e Renato – e mette in pratica il suo piano: convince gli amici in procinto di trasferirsi da un club all’altro a inserire nel contratto una clausola per cui assumano anche lui, giovane fenomeno di cui all’epoca, senza internet o uno scouting serio, bastava dire che se n’è sentito parlare un gran bene.

In questo modo arrivano i primi ingaggi, Botafogo prima e l’anno dopo al Flamengo : non proprio due club di bassa categoria, il Flamengo è stato il club di un certo Zico prima e di Leonardo poi. Presenze del Kaiser all’attivo: nessuna.

Raposo non sa proprio giocare a calcio, così lavora su se stesso ma in un altro modo, si veste bene, frequenta i posti giusti e gira con un telefono portatile, che poi si scopre essere un giocattolo, con cui finge di parlare con dirigenti stranieri pronti a ingaggiarlo.
Come fare ad evitare il campo però? È quella la parte più difficile, ma a lui riesce tutto bene; finge continuamente infortuni, attraverso certificati medici fasulli o chiedendo a un compagno complice di fargli male durante l’allenamento. In cambio regala feste grandi a compagni e giornalisti, che non fanno che alimentare il suo mito.

Dopo un anno in Messico al Puebla e uno negli States a El Paso, rientra in Brasile senza aver mai giocato una sola partita.
Poi, una volta, compie la mossa: è il colpo di genio di un genio.
Raposo è in panchina, nel Bangù. L’allenatore probabilmente stava iniziando a sospettare di lui, così lo manda a scaldare al termine del primo tempo.
Sembra tutto finito, ormai è con le spalle al muro. Ma non si scompone, la sua mente lavora e cerca il modo di evitare la disfatta e infine, eccola lì…un’intuizione: un attimo prima di togliersi la tuta si scaglia contro un tifoso che a suo dire l’ha insultato facendosi espellere. L’ingresso in campo è scongiurato. La perfezione.

Il suo capolavoro è un contratto da professionista con l’Ajaccio, in Europa.
Ormai il mito è lanciato e in Corsica si fa benvolere al primo allenamento baciando la maglia e spedendo palloni in tribuna, per la gioia dei tifosi, e tanto basta per restarci un anno. Rientrato in patria, continua a (non) giocare fino alla soglia dei quarant’anni.

È la storia del più grande illusionista dello sport. Resa possibile da un’epoca senza internet e senza video, di lui girava solamente la voce che fosse un grande calciatore ma nessuno mai ha potuto vederlo giocare.
Lui è stato il vero re del “fingere di essere chi non si è”, gli altri sono stati abili ma nessuno mai osò tanto.
In queste storie non c’è un insegnamento vero, nulla che ci possa far veramente crescere, prendiamone atto come le azioni di chi non aveva nulla da fare e ha provato a vincere la noia.
Tranne il Kaiser Raposo, lui è irraggiungibile.

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