Fischietti e cartellini. Gli arbitri italiani e l’addio al bel gioco.

Spesso quando si parla di calcio ci si dimentica, o si da per scontato, il fatto che fra i 22 giocatori in campo c’è anche un’altra persona, solitamente vestita di un altro colore.
Quanto è decisiva e importante la figura dell’arbitro nell’economia di una partita? Raramente se ne parla, l’arbitro è quasi considerato come un accessorio, una specie di robot che ha il solo compito di fischiare se è fallo e indicare per chi è la rimessa laterale.
Ma il lavoro dell’arbitro è estremamente più complesso. Oltre al fatto che deve essere in grado di calarsi nella partita, ma non “nella partita” in generale bensì in quella specifica partita, fra quelle specifiche squadre che giocano in quello specifico modo, c’è da considerare che è l’arbitro che condizione e determina il ritmo stesso del gioco. Insomma, non deve solo ammonire o espellere: deve dirigere la partita. E di questo ce ne dimentichiamo spesso.

Inoltre a livello mediatico l’arbitro non è considerato minimamente, tuttavia lo si chiama in causa indirettamente SEMPRE dopo ogni partita: si elencano gli errori, si urla allo scandalo e al complotto, si recrimina su un calcio d’angolo, ma non si parla all’arbitro in prima persona. Perchè non viene mai intervistato? Perchè non si chiede direttamente a lui perchè ha scelto di estrarre il rosso o di aver fatto proseguire il gioco? Insomma, considerazione della figura arbitrale pari allo zero. E questo avviene per la verità più o meno dappertutto.

Ma c’è un fatto ancora più importante, quasi decisivo, che ha permesso che nel corso di questi anni si sia creata una sempre più una profonda differenza fra lo stile dell’arbitraggio in Italia e all’estero: dati alla mano, in Italia vengono fischiati troppi falli. Ma di chi è la colpa? E’ il sistema arbitri che adotta un punto di vista molto rigido oppure effettivamente il nostro calcio è, in generale, più falloso?
Quale che sia la risposta, e adesso cerchiamo di scoprirla, il risultato è che il gioco in italia è enormemente frammentario, poca fluidità e troppe troppe proteste. Così tante che la situazione è diventata quasi insostenibile.
Se analizziamo le statistiche, è abbastanza chiaro quanto rigidi siano gli arbitri italiani: in Serie A sono fischiati una media di 32 falli per partita, contro i 27 dei cinque principali campionati europei, con una percentuale del 15,32% più alta rispetto alla Champions League. La differenza poi diventa impressionante quando si prende come termine di paragone la Premier League. Infatti, una media di soli 22 falli a partita sono fischiati nella massima serie inglese, 20,36% in meno rispetto a una gara di Champions League. Questo influenza decisamente il ritmo di gioco: in una partita di Serie A il tempo di gioco tra un fallo e un alto raramente supera 1.45 minuti, 15 secondi in meno della media degli altri campionati europei (compresa la Champions League) e persino 45 secondi in meno della media della Premier League.

Tutto questo comporta che quando una squadra della nostra massima serie affronta le competizioni europee non è in grado di rapportarsi ad un arbitraggio che lascia correre molto di più, garantendo bel gioco e divertimento. Soprattutto non è abituata a quei ritmi, ma perchè le partite in Italia sono gestite in maniera diversa. Chiunque segua il calcio nel suo complesso può fare questo semplice esperimento: annotarsi mentalmente qualche “tipo di fallo” fischiato in Italia e guardare partite di altri campionati e tentare di scoprire se lo stesso tipo di fallo venga fischiato o meno. La mia risposta è che in Italia vengono fischiati falli che in altri paesi NON sono falli. Questo deve essere cambiato.
Forse può essere questo uno degli antidoti nella crisi del nostro calcio? Far sì che gli arbitri adottino atteggiamenti meno severi? Anche perchè, fattore da non sottovalutare, questo sistema arbitrarle facilita il compito a tutti quei giocatori “furbi”, che si lasciano cadere, gridano, che quando pensano di aver subito un fallo abbracciano il pallone. Insomma tutto questo insieme di cose non aiuta a rendere il nostro campionato competitivo o quantomeno divertente , e se il calcio non è più nemmeno bello da guardare, che senso ha?

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