Flow e pattinaggio sul ghiaccio

Il pattinaggio ai suoi massimi livelli è una forma d’arte, non solo uno sport, e il pattinatore di alto livello è un artista, non solo un atleta”.

Paolo Pizzocari

Innanzitutto…definiamo il pattinaggio sul ghiaccio!

Il pattino come strumento ha origini antichissime ed era usato per spostarsi velocemente sulle superfici ghiacciate. I primi pattini risalgono al 2000 avanti Cristo. Con il passare degli anni il pattino si è evoluto fino ad arrivare a oggi permettendo al pattinatore di riuscire a fare cose che prima non poteva nemmeno immaginare.

Ai giorni nostri il pattinaggio si è modificato profondamente, richiedendo all’atleta prestazioni sempre più difficili e complesse.Nel 1400 il pattinaggio si è diffuso in Olanda. Inizialmente i pattini erano usati per andare veloce e così nacque il pattinaggio di velocità praticato principalmente da commercianti e dal popolo. Il pattinaggio artistico invece nacque dalla modificazione della lama e dalla nascita dei “fili”: la lama metallica era tagliata in modo da avere due bordi taglienti, uno esterno e uno interno; ed era praticato principalmente da nobili, perché non avevano necessità di spostarsi velocemente e potevano dedicarsi a inventare ed a eseguire posizioni aggraziate, artistiche e gradevoli.

La F.I.S.G. ovvero la Federazione Italiana Sport Ghiaccio comprende diverse discipline tra le quali vi è il Pattinaggio di Figura, che a sua volta comprende tre specialità che consistono nell’esecuzione di alcuni elementi a ritmo di musica.: il pattinaggio artistico, la danza a coppie ed il sincronizzato.

Che cos’è il Flow…?

Csikszentmihalyi (1990) definisce il flow come “ lo stato in cui le persone sono così tanto coinvolte in un’attività che nient’altro sembra avere importanza; l’esperienza stessa è così tanto divertente che le persone lo faranno anche a grandi costi, per il puro piacere di farlo”.

Questo stato, riproducibile soltanto dedicandosi a un’attività fine a se stessa e definito anche come “stato di grazia” o, in america, “to be in the bubble”, è universalmente caratterizzato da 9 aspetti fondamentali:

  • L’equilibrio tra challanges e skills, ossia tra le sfide e le abilità percepite. Si entra in uno stato di flow quando si fanno attività con degli obiettivi, quando si hanno delle regole da seguire che richiedono l’investimento di una certa quantità di energie psichiche
  • L’unione di azione e coscienza, le persone dichiarano di essere talmente coinvolte in quello che fanno che l’attività diventa spontanea, quasi automatica (Csikszentmihalyi, 1990).
  • Obiettivi chiari (avremo modo, più avanti, di definire meglio cosa si intenda per obiettivi chiari).
  • Immediati feedback sull’andamento di ciò che si sta facendo
  • Concentrazione, molto spesso le attività richiedono un livello di concentrazione tale da dimenticare tutto il resto.
  • Un senso di controllo delle proprie azioni. È sperimentato un alto senso di coinvolgimento con una mancanza di preoccupazioni.
  • Perdita dell’autoconsapevolezza. Molto spesso la coscienza di sé, ossia le informazioni che usiamo per rappresentare noi stessi, scivola sotto la soglia della consapevolezza. Quando non siamo preoccupati di ciò che siamo, possiamo espandere il concetto di noi stessi, si ha la sensazione che i confini di sé stessi siano stati spinti in avanti, andati oltre la normale percezione.
  • Destrutturazione del tempo. Le persone sperimentano una distorsione del tempo, che porta a percepire il suo scorrere in maniera molto più rapida o, all’opposto, come se vissuto al rallentatore.
  • L’esperienza autotelica. La parola autotelica deriva da due parole greche auto (l’io) e telos (obiettivi), ciò a rappresentare il risultato finale dell’esperienza di flow, che è intrinsecamente gratificante.


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