Francesco, sei diventato Grande

Il privilegio e la condanna della vita di un uomo è il Tempo. La storia di Francesco Totti ha avuto il tempo di giocare a Tedesca in cortile, il tempo di coronare il sogno della vita e calcare il suo campo da gioco preferito, il tempo di calzare le scarpe più belle che lui conosca, quelle da calcio, il tempo di poter prendere per mano una squadra ed una città intera e farla gioire per un gol, una giocata, un trofeo, o magari uno sfottò ai cugini, il tempo di risvegliarsi da un lungo sogno e davanti a migliaia di persone urlare sconsolato: ”E’ finita..maledetto tempo!”.

E’ Domenica 28 Maggio 2017. Finisce Roma-Genoa e sulle note della colonna sonora de “Il Gladiatore” per l’ultima volta fa il suo ingresso in campo il più grande capitano Romano e Romanista, il generale di 23 anni di battaglie, l’ottavo Re di Roma.

Si perché Francesco Totti è Roma e la Roma. Si sta parlando di un giocatore forse più importante del suo club di appartenenza, un po’ come 20 anni fa Michael Jordan era più importante della lega NBA.

 Tutti lo sanno e tutti sono venuti nel suo stadio a rendergli omaggio. Tra i tanti volti noti il mio preferito, quel Carlo Verdone che come nessuno altro può dire chi è Totti e per questo non posso che affidarmi alle sue parole:” In una città in cui gli autobus non passano mai in orario, il manto stradale è scassato da buche micidiali, dove ogni servizio ha in serbo un disagio collaterale da offrirti, Totti è l’unica cosa che a Roma ha sempre funzionato alla perfezione, o quasi (…) Il calcio moderno funziona al contrario di come l’ha interpretato Totti: il calciatore va dove gli offrono di più, se ne frega delle appartenenze e dei sentimenti, Lui no. È l’ultimo calciatore che non ha avuto paura di avere un cuore e non si è fatto scegliere dal denaro. Una scelta che l’ha fatto diventare un idolo, un simbolo di Roma, dentro e fuori Roma (…) Ci sono dei momenti in cui Totti ricorda l’Alberto Sordi giovane: alcuni tratti del viso, quell’aria un po’ sorniona e strafottente, tipica del romano – racconta Verdone – Credo che questo abbia contribuito a far di di Totti un’incarnazione della romanità moderna, un’icona a cui aspirare. Ogni volta che ha cambiato taglio di capelli, i romanisti sono corsi ad adattare al suo anche quello dei loro figli”.

Come lo definisce Verdone, quel “pianto senza tristezza” di uno stadio intero comincia ad accompagnarlo nel giro di saluto. Arriva ad un quarto del suo percorso. Si ferma. Quel breve momento in cui si appoggia al cartellone pubblicitario sembra essere l’improvvisa consapevolezza di quello che sta succedendo. Il primo piano con i suoi occhi azzurri e lucidi in mondovisione e la commozione che si fa coraggio davanti all’abbraccio della moglie e gli sguardi di orgoglio dei suoi figli, e qualcuno gli sussurra:”Daje Francè vai a salutà la tua gente”. Ricomincia a camminare ma dalle casse dell’Olimpico rieccheggia “Roma Roma Romaaa, Core de sta città…”…e Francesco si ferma un’altra volta, ha le mani nei capelli.

Sfido io…come diavolo si fa a dire addio a tutto questo? Il senso della vita dentro un pallone che si insacca in rete. E ora che fare? E’ proprio quello che il Re di Roma si chiede e chiede ai suoi tifosi tenendo in mano un microfono:” Il tempo è venuto a bussare sulla mia spalla dicendomi devi crescere, da domani sarai grande. Levati i pantaloncini, i scarpini, perché tu da oggi sei un uomo, e non potrai sentire l’odore dell’erba così da vicino, il sole in faccia mentre voli verso la porta avversaria, l’adrenalina che ti consuma e la soddisfazione di esultare.”

Come un Peter Pan che non ha avuto bisogno di crescere perché aveva la spensieratezza di giocare a calcio, Francesco è rimasto un ragazzino fuori e dentro fino a questo momento. E adesso?

Francesco ha il merito di essere una persona sincera e diretta, senza peli sulla lingua e senza giri di parole, un po’ come lo sono i ragazzini. Davanti a quello stadio con in mano il microfono chiede aiuto alla sua gente, con cui per anni ha vissuto in simbiosi, alimentato dal loro affetto che da quella sera ha paura di non sentire più: “E’ finita veramente, mi levo la maglia per l’ultima volta, la piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusate se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura. Non è la stessa cosa che si prova quando devi segnare un calcio di rigore, questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete che cosa ci sarà dopo. Concedetemi un po’ di paura, questa volta sono io che ho bisogno di Voi e del vostro calore…”.

La paura è causata da quel senso di incertezza che ora la vita lo mette davanti. Prima l’obiettivo aveva la forma di una porta da calcio, adesso che forma ha e dove si trova?

Parla e si muove per il manto erboso come un leone in gabbia. Lo guardo e mi ricorda quel pugile di Cinderella Man interpretato da Russell Crowe che stordito dai tanti pugni che gli stava dando la sua vita piena di problemi,  implorava la moglie di poter ancora una volta combattere:”Ti prego fammi salire ancora una volta sul ring, almeno lì so chi me li sta dando i pugni”.

Federico Buffa sostiene che personaggi come lui non penseranno mai di aver smesso. Magari finiscono di giocare ma nella loro testa credono ancora di giocare. Magari i movimenti saranno rallentati ma non cambiano idea. E’ proprio vero: la fine di una carriera sportiva può essere realmente uno shock, ma resta un momento della vita a cui ne seguiranno altri. A cui è un dovere aver la forza di seguire per se stessi e le persone che si amano.

Francesco Totti parla davanti alla sua gente con in mano una lettera di Addio, nonostante la poca lucidità che domina questo momento ha una grande consapevolezza del momento personale e drammatico, e per questo apprezzo il modo con cui chiede aiuto. Francesco vede tutto nero e per questo è più consapevole della fine che del nuovo inizio che lo aspetta. Se conoscesse l’inglese forse avrebbe potuto riflettere su un brano che è passato durante il suo giro di saluto, quel “The Circle of Life” preso dalla colonna sonora de “Il Re Leone”. Avrebbe forse potuto riflettere di più sul fatto che si chiude un ciclo ma ne sta cominciando un altro proprio ora. Avrebbe potuto realizzare di aver fatto qualcosa che per secoli poeti, condottieri, filosofi, scrittori, attori e cantanti hanno agognato ed agognano: essere ricordati oltre il proprio tempo. Ha lasciato un segno indelebile nella storia della Roma e di Roma. Francesco Totti è figura vivente ed eterna nella città Eterna.

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