Novembre 2017 ha segnato l’inizio di una nuova era sulla panchina del Milan: Gennaro Ringhio Gattuso ha preso il posto dell’esonerato Vincenzo Montella, al quale è risultato fatale l’ultimo pareggio contro il Torino. Il nuovo tecnico milanista si è presentato ringraziando e dicendo quanto per lui sarebbe stato importante l’incarico: Sarà duro ma io credo che sia stato più duro per me in passato. Qui ci sono grandi giocatori, sedici nazionali, che possono e devono dare di più, ma che per me sarà un piacere allenare… Non mi sento un traghettatore, con 72 punti ancora a disposizione.

Ed in effetti, la musica è cambiata. C’era bisogno di cambiare e di avere una consapevolezza maggiore. Questa squadra può fare di più. Dobbiamo diventare squadra e scendere in campo da squadra, coprire il campo, dimostrare di saper soffrire e di essere una squadra quadrata. Serve uno spirito battagliero, anche se questo non basta perché serve anche la qualità. Il tecnico classe 1978 ha da subito sottolineato l’importanza del gruppo. Da giocatore Gattuso era celebre per la grinta e il cuore, e questo ha dimostrato e continua a dimostrare. Trasmette ai suoi giocatori quelle regole che hanno fatto grande il club rossonero, quel DNA di Milan vincente.

Da Carlo Ancelotti ha imparato la gestione dello spogliatoio e come farsi volere bene dai ragazzi – Quando giocavamo e stavamo perdendo la prima cosa che mi veniva in mente era ribaltare il risultato per lui ha raccontato Ringhio – dall’ex ct ha ereditato la capacità di compiere delle scelte di coraggio. E poi la stima per Antonio Conte, per la maniera e lo stile nel vivere la partita, in particolare il Conte che ha esaltato con l’Italia agli Europei.

Il problema di tenuta fisica lo ha riscontrato da subito anche Gattuso al suo arrivo sulla panchina del Milan. Esemplificativo il pareggio con il Benevento alla quindicesima giornata, arrivato all’ultimo minuto ed affanno grazie al colpo di testa del portiere Brignoli. Per tutto dicembre la squadra di Ringhio ha continuato a soffrire di mal di ripresa, e di questo cedimento ne hanno approfittato Atalanta, Verona e Fiorentina. In totale i rossoneri, sotto la guida di Gattuso, hanno preso 7 reti, su 12 totali, nella seconda frazione di gioco. Nel 2018 qualcosa però è cambiato. Gattuso ha avuto a disposizione la pausa per migliorare la tenuta dei suoi e da inizio anno il Milan ha subìto solo una marcatura nel secondo tempo. Un’inversione di tendenza che ha permesso al Milan di battere squadre di livello come Lazio, Sampdoria e Roma.

Non so se l’appellativo di allenatore calza a pennello sulle spalle dell’ex numero 8. Individuo tre tipi di questa categoria: il mister di campo, che lavora in modo quasi ossessivo su tattica, schemi e moduli, il mister di gestione, cioè l’allenatore che modella la squadra sulle capacità e caratteristiche tecniche dei singoli calciatori. E infine il motivatore, ecco come mi piace definire Gattuso sin dal suo arrivo, un mister che allena con la testa, che lavora sul cervello dei suoi calciatori prima ancora che sul fisico e sui moduli. La squadra è portata ad assimilarne e ricavarne il carattere. Questo Milan sporco e cattivo non piace a nessuno dei critici. Invece i tifosi se ne stanno letteralmente innamorando: una squadra combattiva, capace di tirare fuori i cosiddetti attributi. Al di là del modulo utilizzato più o meno discutibile, contano i successi inanellati nel 2018: non era mai riuscito a vincere contro chi gli stava davanti. Gattuso, pur non avendone ancora la piena consapevolezza e maturità, ricalca le orme di Marcello Lippi. Uno che ha sempre posto il concetto di gruppo, squadra e fame di gioco al primo posto. Non è sicuramente la compagine più pulita ed ordinata a vedersi, e probabilmente non lo sarà mai, ma è un Milan ostinato nella ricerca del risultato. Non era semplice rialzare una squadra dopo l’esonero di Montella così come non è stato facile difendere giocatori ormai invisi alla tifoseria. Eppure Gattuso, come quando era in campo, è in prima fila, in trincea. Non molla di un centimetro. E i risultati si vedono.

Dove arriverà? Intanto ha rimesso i piedi in zona Europa…

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