Quarant’anni di trionfi e sconfitte, di grandi gioie e di delusioni che bruciano ancora, ma sempre vissute e combattute da numero uno… perché questo è Gigi Buffon, per la Juventus e per la nostra Nazionale azzurra. È entrato negli anta il Campione del Mondo 2006, con la Juventus ha vinto quasi tutto. Nella sua lunga carriera non ha sempre avuto il red carpet steso davanti a sé, ha dovuto affrontare cadute come la retrocessione in B per Calciopoli e la più recente esclusione dal Mondiale di Russia.

Che cosa farà allora Gigi Buffon a fine stagione? Questo è il tormentone che rischia di protrarsi da gennaio a giugno, arricchitosi nel 2018 di qualche sostanziosa puntata: il rientro in campo del Gigione neo quarantenne nella semifinale di andata di coppa Italia (vinta 1-0 dalla Juve sull’Atalanta) dopo uno stop di circa due mesi per infortunio. Buffon ha parato un rigore, il secondo della stagione dopo quello stampato a Cagliari. Fra Cagliari e Bergamo, per Buffon è sfumata la possibilità di raggiungere il primato assoluto di presenze in A che appartiene a Paolo Maldini, ormai imprendibile, per questa stagione, con i suoi 647 sigilli. Non era questo però l’obiettivo dichiarato da Gigi, che da ancor prima dell’inizio della stagione aveva legato ad un eventuale successo in Champions, ad oggi l’unico suo tassello mancante di una carriera per il resto mozzafiato, la tentazione di un possibile rinnovo di contratto in bianconero. Da questa dichiarazione, risalente all’estate precedente alla sua ventitreesima stagione, sono arrivate delle botte importanti: dal tramonto dell’aggancio a Maldini alla eliminazione, soprattutto, della prospettiva russa, traguardo che era stato dato per scontato l’estate precedente da noi tifosi, ma soprattutto dalla Nazionale stessa. Quell’eliminazione bruciante operata dalla Svezia, per Buffon è stata una tragedia, testimoniata dalle sue lacrime pubbliche alla fine della gara e al rientro, con l’abbraccio ai tifosi appena sceso dal pullman.

Sarà proprio questa la delusione che ha aperto la breccia nella mente di capitan Buffon che potrebbe spingerlo a cambiare idea? Perché la vita, si sa, è come le montagne russe. E le sue non sono ancora finite. Da un lato le motivazioni per esser appagati e soddisfatti, e per dire dunque basta non sono poche. In serie A detiene il record di imbattibilità, 974 minuti, e con oltre 600 presenze è il portiere con più ingressi. In assoluto, invece, è il secondo giocatore per presenze dietro al poco prima citato Paolo Maldini, e come l’ex rossonero ha superato le mille presenze in carriera. Incredibile per quel ragazzo che nel 1995, quando indossava ancora la maglia del Parma, si presentò alle telecamere con una maglietta con la scritta «boia chi molla». O che nel 2001 rischia l’arresto a causa di un falso diploma per essersi iscritto all’università senza averne titolo. Da allora, il Buffon giovincello è divenuto un uomo fatto e finito, tre figli avuti dall’ex moglie Alena Seredova e da Ilaria D’Amico. Le rughe non gli hanno fatto perdere la classe in campo, come dicono gli otto scudetti, l’ultimo la passata stagione. E ancora sei Supercoppe italiane, quattro Coppe Italia e una Coppa Uefa. Un campione assoluto, che, per un soffio, non ha centrato il bersaglio record di partecipare a sei Mondiali. Una figurina mancante in un intero album completo quella della mancata Champions League. Impossibile non avere per lui un debole anche se non si è della Juve.

Futuro incerto allora.

Di sicuro nel futuro mi vedo con un ruolo nel mondo del calcio, che è stato la mia vita. Da dirigente o come ruolo tecnico? Non lo so. Quando smetterò mi prenderò sei mesi per pensare e decidere su quale obiettivo puntare.

Tutti, in fondo, si sono augurati di vederlo ancora a lungo sul campo.

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