giocare  pallanuoto

Le Olimpiadi moderne sono da sempre vetrina di sport che normalmente sono considerati minori ma che attraverso una maggiore visibilità televisiva, ottengono l’interesse di  leve pronte a cimentarsi in una nuova disciplina.

Questo è il caso della pallanuoto che, grazie anche a una grande tradizione di successi olimpici, e soprattutto dopo i risultati di Rio (Bronzo maschile e Argento femminile, unica nazionale con entrambe le categorie a medaglia) ha fatto riempire le piscine di aspiranti pallanuotisti.

Nella mia esperienza di allenatore di pallanuoto e istruttore di nuoto ho compreso che una delle più importanti regole per comunicare correttamente con un atleta è capire chi si ha di fronte adattando il proprio linguaggio alla sua capacità di comprendere un determinato concetto, che sia una semplice correzione di bracciata o di un movimento più complesso con il pallone.

Solo conoscendo chi sono i nostri futuri atleti potremmo relazionarci con loro nella maniera corretta ed efficace. È fondamentale quindi sapere cosa cambia realmente tra la pallanuoto e altri sport più diffusi e chi sono i ragazzi che si avvicinano a questo sport.

Facciamo l’esempio di una società situata nella provincia milanese, con una prima squadra amatoriale o in una serie minore, che tenta di aumentare la propria base.

Le motivazioni di chi si avvicina a questo sport sono differenti ma si distingue soprattutto l’abilità: il candidato ideale è chi, finito il percorso di scuola nuoto e non volendo diventare un nuotatore agonista, decide di passare alla pallanuoto perché annoiato dal solo nuotare ed è attratto dallo sport di squadra.

Spesso però in piscina arrivano ragazzi che hanno abbandonato il nuoto molto prima della conclusione del percorso di apprendimento e presentano lacune alquanto difficili da correggere con il passare del tempo. Molti sono anche i ragazzi che dopo aver provato altri sport (calcio e basket in primis) delusi dall’esperienza per aver giocato poco o non essersi amalgamati con il gruppo, approdano alla pallanuoto.

La scelta che si pone quindi all’inizio dell’anno è abbastanza dura, da un lato c’è la necessità di aumentare le iscrizioni da parte della società e dall’altro lato l’esigenza di creare un gruppo omogeneo che resti al passo dei coetanei che già si allenavano gli anni precedenti. La selezione  sarà sicuramente meno dura rispetto alle categorie coetanee delle scuole calcio che, vantando centinaia di iscrizioni, escludono molti più ragazzi, risultando pertanto restrittiva in caso di lacune col crescere dell’età.

Una volta compiuta questa fase si inizia il vero anno di allenamento con gruppi eterogenei nonostante la selezione. Ogni categoria dovrà avere specifici obiettivi sia a lungo termine che a breve. Personalmente non ho mai posto la vittoria della singola partita o di un campionato come mio obiettivo da allenatore. Ovviamente i ragazzi hanno come fine quello di migliorarsi e vincere, questo quindi sarà lo stimolo con cui farò raggiungere loro obiettivi come i fondamentali tecnici a lungo periodo. Qualsiasi esercizio o gesto tecnico se paragonato a una situazione in partita sarà di più facile apprendimento e  applicazione al bisogno, risultando utile e meno noioso.

La pallanuoto si vede poco in televisione e ancor meno è possibile poterci giocare autonomamente nel parco come accade in altri sport terresti. Dato che molte delle abilità si creano provando e riprovando ma soprattutto guardando e imitando dei gesti, il processo di apprendimento sarà più lungo e ritardato rispetto ad altri sport. L’identità di gioco sarà raggiunta solo dopo aver appreso tutte le abilità necessarie come tiro, passaggi con una mano. Il semplice muoversi non è “innato” come il camminare e correre e quindi necessita più tempo per impararlo e perfezionarlo.

Come allenatore la qualità della pazienza è fondamentale non tanto verso i ragazzi, ma verso la voglia di affrettarsi verso concetti tattici che reputiamo più stimolanti da allenatori, soprattutto per chi allena categorie come Under 11 e Under 13 sempre ricchi di nuovi arrivi con un sacco di lavoro da reimpostare più tecnico che tattico.

Per non incorrere nella noia di esercizi ripetuti e per apprendere i gesti fondamentali la varietà di esercizi è molto importante soprattutto mantenendo alta l’attenzione del gruppo. Questa strategia è ancora più efficace se mascherata con giochi propedeutici al fondamentale.

La soddisfazione maggiore sarà vederli tornare a settembre con la palla comprata per poter giocare in spiaggia pronti per una nuova stagione e ad accogliere i nuovi compagni o andare con i più grandi. Averli fatti innamorare di questo sport, preparati alle fatiche delle categorie maggiori è uno dei miei punti di controllo sul lavoro svolto.

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