Come è cambiato negli anni l’approccio all’attività sportiva

Fino a pochi decenni fa i più piccoli passavano la maggior parte del loro tempo all’aria aperta, divertendosi con svariati giochi: Ce l’hai, Campana, Nascondino o Strega comanda colore. Questi giochi portavano non solo divertimento, ma anche benefici a livello fisico e psichico. L’abissale sviluppo tecnologico, tuttavia, ha fatto sì che con il tempo la maggior parte dei giovani, soprattutto tra gli adolescenti, abbandonassero le attività sportive per dedicarsi a pomeriggi sedentari.

L’80% dei bambini pratica almeno uno sport in età di scuola elementare, ma verso i 14 anni, durante la fase di sviluppo più delicata e in cui l’attività fisica sarebbe importantissima per la crescita a livello fisico, psicologico e sociale, questo battaglione di mini atleti si riduce in modo drastico. Diventati adolescenti, la metà abbandona. Cosa succede? Più volte sentiamo parlare da un lato dell’illusione preclusa di diventare dei campioni, dall’altro della vittoria ad ogni costo. Se a questo si aggiunge un inadeguato supporto emotivo nei momenti critici degli insuccessi e delle sconfitte, si creano le premesse per cui il piccolo atleta deciderà di abbandonare.

Prevenire l’abbandono

È stato dimostrato che esasperare l’attività agonistica in età precoce, che non si deve confondere con un avviamento precoce all’attività motoria e al gioco, è una strada errata, quella che con maggiori probabilità porta al fenomeno del drop-out. Per evitare che ciò accada si deve cogliere il problema alla sua radice. All’inizio si deve far giocare il bambino allo sport – ha affermato il professor Mondoni – e non fargli praticare lo sport. Gli allenamenti devono essere divertenti, interessanti, didatticamente validi, con obiettivi legati all’età e al livello di maturazione di ciascuno. L’allenatore non deve essere un leader autoritario, ma autorevole, non deve essere troppo permissivo, ma empatico, motivatore, stimolatore, entusiasta. Deve potere instaurare con i ragazzi un dialogo sincero e creare un clima di gruppo positivo, in cui si respiri aria di collaborazione, fiducia, sostegno e stima reciproca. Infine, i genitori, pur essendo assolutamente indispensabili nell’organizzazione pratica delle giornate dei propri figli, devono interferire il meno possibile, evitando di esercitare pressioni e di riversare su di loro eccessive aspettative.

Il rapporto tra giovani atleti e scuola

Sicuramente man mano che passano gli anni, è sempre più intensa la coniugazione sport e scuola. Alle elementari ho iniziato a giocare a pallavolo e ho proseguito anche in tutti gli anni del liceo; per me l’allenamento pomeridiano era uno stimolo in più ad organizzare bene il mio tempo, anzi, studiavo meglio i giorni in cui sapevo che avrei avuto meno ore a disposizione, in quanto consapevole che ad una determinata ora avrei dovuto staccare per andare in palestra. Il consiglio che dunque mi sento di dare per vivere al meglio questo connubio è quello di creare una gerarchia di priorità. Di solito l’allenamento, e lo sport in generale, fanno sentire bene l’atleta, ed inoltre è utile anche ai fini di scaricare le energie e per rigenerarle alla fine di un intenso pomeriggio di studio. Saltando un allenamento per studiare, bisogna sempre tenere conto del fatto che non usufruiamo di tutti quegli effetti benefici che ci dà lo sport.

Importante, se non la cosa migliore, è trovare la giusta via di mezzo: avere una media di voti che sia soddisfacente e cercare di mantenerla, e al tempo stesso decidere quanto del nostro tempo vogliamo dedicare all’attività sportiva.

Di certo, la famiglia e la scuola non devono inculcare nella mente del giovane la credenza che il fare attività fisica non serva a nulla, né tanto meno castigare con il semplice monito: «Se la verifica va male, niente allenamenti per una settimana».

Motivazione ed organizzazione

Ecco la chiave: due parole difficilissime da definire, ma utilissime da tenere a mente. La motivazione è importantissima, più si è motivati in ciò che si fa, meno si sente la fatica, ed è proprio il nostro essere motivati che rende l’organizzazione del tempo più facile. Mai mollare lo sport perché non siamo in grado di organizzare il nostro tempo, altrimenti c’è il rischio di ritrovarsi con le mani in mano su un divano davanti a programmi televisivi poco edificanti. Lo sport è un ottimo mezzo per raggiungere il benessere fisico e mentale del corpo, stimolando a dovere la fortificazione muscolare e lo sviluppo celebrale. Ed infine, permette la socializzazione. Permette ai ragazzi di conoscersi e di avere un confronto l’uno con l’altro. Per quanto riguarda l’aspetto psicologico, lo sport ci permette di alleviare la tensione e lo stress che magari ci hanno impegnato la mente per tutta la giornata.

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