“How do you spell Pelè?” – “G-O-D”.

È il 19 novembre del 1969.
Al Maracanã si sta giocando la partita Santos – Vasco da Gama. Ad un certo punto l’arbitro fischia un calcio di rigore per il Santos.
Negli spalti e in campo cala immediatamente un silenzio assordante, surreale…tutti sono in attesa di qualcosa che sarebbe potuta accadere da lì a qualche minuto.
Si avvicina al dischetto il numero 10 del Santos, quando prende la palla il silenzio si fa ancora più assoluto, gli spettatori immobili, i fotografi a bordocamo e dietro la porta del Vasco da Gama pronti ad immortalare il momento..poi il fischio dell’arbitro che permette al 10 del Santos di muoversi verso quel pallone, dal suo piede destro esce un potente tiro, diretto all’angolo basso alla sinistra di Edgardo Andrada che non la prende. È gol.

Subito dopo è un tripudio generale, gli avversari increduli di aver veramente assistito ad un evento storico, memorabile; alcuni dei più entusiasti tifosi del Santos invadono il campo e portano in trionfo il loro numero 10.
Perchè quello non è un gol qualsiasi, e nemmeno il calciatore che l’ha realizzato è un calciatore normale. Il gol, quel rigore contro il Vasco da Gama è “O Milésimo”, il gol numero 1.000 di quel numero 10, che va sotto il nome di Edson Arantes do Nascimento; ma nessuno lo chiama più così, preferiscono tutti un nome più corto, datogli da bambino per prenderlo in giro a causa di un difetto di pronuncia.
Il gol contro il Vasco da Gama è il millesimo gol di Pelè.

Non è mai facile tratteggiare la figura e la carriera dei grandi del calcio, ma quando si parla di Pelè allora le difficoltà si moltiplicano.
Perché, a parte la ormai secolare discussione meglio-Pelè-o-Maradona, Edson Arantes do Nascimento è stato uno dei massimi esponenti del calcio e contemporaneamente è stato molto di più che un semplice calciatore.
Dal calciatore Pelè aveva tutto, velocità, precisione, potenza, visione di gioco, colpo di testa. Il giornalista sportivo Gianni Brera scrisse di lui: “Pelè vede il gioco suo e dei compagni: lascia duettare in affondo chi assume l’iniziativa dell’attacco e, scattando a fior d’erba, arriva a concludere. Mettete tutti gli assi che conoscete in negativo, poneteli uno sull’altro: stampate: esce una faccia nera, non cafra: un par di cosce ipertrofiche e un tronco nel quale stanno due polmoni e un cuore perfetti: è Pelè. Ma ce ne vogliono molti, di assi che conoscete, per fare quel mostro di coordinazione, velocità, potenza, ritmo, sincronismo, scioltezza e precisione”.
Bisogna aggiungere altro?

Sì, bisogna farlo perchè la grandezza di uno sportivo non è solo nei numeri e nelle sue capacità, anche se eccezionali.
La misura di chi sia stato Pelè calciatore e di chi sia adesso il Pelè uomo è fisicamente riscontrabile dall’amore e dalla passione che ha saputo suscitare nelle persone. Amato e osannato come mai nessuno prima di lui e come probabilmente mai nessuno dopo di lui. Pelè è nell’immaginario collettivo il calciatore per eccellenza, e per i brasiliani in special modo Pelè è l’orgoglio della nazione.

Poi, ciò che ha realizzato con le scarpette ai piedi è leggenda pura.
Edson entrò nelle giovanili del Santos a 15 anni.
Ci rimase una stagione, l’anno dopo fu immediatamente portato in prima squadra.
Debuttò in amichevole, il 7 settembre di 60 anni fa, e segnò subito il suo primo gol. Il primo di 1281, in 1363 partite.
Conquistò il posto da titolare in qualche mese, e all’inizio della stagione divenne un inamovibile della squadra diventando capocannoniere del Campionato Paulista a soli 16 anni.
Si andava lentamente diffondendo il sentore che il Santos aveva fra le mani qualcosa che andava molto al di sopra della media, un marziano che a 16 anni già era il più forte di tutti.

Così come nel Santos Pelè brucò le tappe anche in nazionale, nella quale fu convocato appena 10 mesi dopo la firma del suo primo contratto professionistico.
Esordio in verdeoro il 7 luglio del 1957: tre mesi prima di spegnere 17 candeline.
L’anno successivo fu confermato nella rosa per i Mondiali di Svezia, che Pelè vinse da protagonista, segnando 6 gol ( tripletta in semifinale e doppietta in finale).
A 17 anni.
Con il Brasile vincerà anche l’edizione successiva, salvo poi cedere il posto alla meteora Inghilterra nel ’66 per tornare infine, per la terza volta, sulla vetta del mondo calcistico in Messico, nel ’70.
Burgnich, il difensore italiano che lo marcò nella finale messicana dopo la partità dichiarò: “Prima della partita mi ripetevo che era di carne ed ossa come chiunque, ma sbagliavo”.

Intanto, negli anni fra i mondiali che aprirono e chiusero la sua carriera in nazionale, Edson dava spettacolo con il Santos, del quale divenne leader e simbolo indiscusso. Ma a dir la verità non solamente del Santos, tutti i brasiliani tifavano per lui anche se stava giocando contro la loro squadra.
Divenne una realtà così preziosa per il calcio brasiliano che il governo del Brasile lo dichiarò “Tesoro nazionale” dopo il Mondiale del ’62, impedendo qualsiasi suo trasferimento all’estero.
Si dice spesso che nello sport la perfezione non esiste, che c’è sempre una sfumatura grigia, un aspetto di un alteta da correggere o migliorare: questo non sembra il caso di Pelè.
Nel calcio, lui è stato la Perfezione. Un calciatore in grado di trascendere quasi fin da subito il rettangolo verde; era nato da una famiglia povera e tutto il Brasile si riconosceva in lui: era l’eroe del popolo, il giocatore più amato e seguito; probabilmente quello più amato di sempre.

Alcuni episodi riescono a dare l’idea di quanto e come Pelè fosse considerato.
Secondo O’Rey, ad esempio, il suo più bel gol fu quello segnato allo Stadio Rua Javari il 2 agosto 1959 in una partita del Campionato Paulista contro il Clube Atlético Juventus; ma dal momento che non esiste una registrazione visiva di quella partita, la rete è stata ricostruita con un’animazione a computer su richiesta dello stesso Pelé; inoltre a ricordo di quel gol, nell’agosto 2006 sono stati realizzati un busto e una targa all’esterno del Rua Javari.
O ancora, nel marzo 1961, Pelé invece ha realizzato il cosiddetto gol de placa (gol da targa): una rete contro il Fluminense, ritenuta così spettacolare che fu realizzata una targa con una dedica al più bel gol mai segnato al Maracanã.
Negli anni 60 il Santos di Pelè era la squadra più famosa del mondo e giocò un’infinità di partite, oltre quelle previste dal campionato, perchè il Santos trascorreva buona parte dell’anno a fare un tour dei continenti per mettere in mostra il proprio gioiello.

In una di queste occasioni, in Colombia, Pelè fu espulso. Ma il pubblicò si imbestialì così tanto che accadde il paradosso: Pelè tornò in campo e fu il direttore di gara ad essere costretto ad abbandonare il terreno di gioco, reo di aver osato porre fine allo show della Pantera Nera.
Ma ci fu un episodio ancora più eclatante di questo, perchè nel 1967 le due fazioni che stavano combattendo la guerra civile in Nigeria siglarono una tregua di 48 ore per poter vedere giocare Pelé in amichevole a Lagos.

Quando si ritirò divenne un simbolo del calcio a livello internazionale, il 27 luglio 2011 è stato nominato, insieme all’argentino Lionel Messi e al messicano Hugo Sánchez, “Patrimonio storico-sportivo dell’umanità” dall’Ufficio internazionale del capitale culturale, a seguito di un sondaggio popolare cui hanno partecipato 327.496 persone provenienti da 72 paesi diversi.
Per la FIFA Pelè è il calciatore del secolo, (il secolo scorso, ma il titolo potrebbe tranquillamente valere per questo secolo, in attesa di ammirare l’evolversi della carriera di Lionel Messi); ed è stato insignito del Pallone d’Oro FIFA onorario (unico calciatore al mondo ad averlo ricevuto).

Si potrebbe continuare così, elencando titoli e cifre, gol fatti e dribbling impossibili, come le 92 triplette, o le 30 volte in cui realizzò 4 gol in una sola partita, o addirittura 5 (accadde per 6 volte);  ma non si darebbe mai compiutamente l’idea di chi fu Edson do Nascimento.
Perchè Pele ha saputo coniugare in se stesso l’abilità nel giocare a calcio e l’amore dei tifosi, di qualsiasi squadra o nazionalità; e in questo è stato veramente il più grande di tutti, più di Messi, più di Ronaldo, più di Maradona anche.
Edson Arantes do Nascimento è il calcio.

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