I colori della vita

Nelle ultime settimane, in questa rubrica si è tanto parlato di emozioni a diverso titolo: le loro origini (sono una questione di pancia o di testa?), l’influenza sui nostri comportamenti e sui pensieri (quali aree del cervello attiviamo? Perché reagiamo in certi modi?), la possibilità di conoscerle, gestirle, farle diventare addirittura un arma a nostro favore.

Emozioni nello sport, sul lavoro, emozioni e animali, emozioni e videogiochi… un dato appare chiaro: si tratta davvero di una dimensione pervasiva della nostra vita, dall’infanzia alla più tarda età matura.

Forse su quest’ultimo punto si può ancora dire qualcosa in questa rubrica: come cambiano le emozioni nell’arco della nostra vita?

Sicuramente, negli anni, il nostro vissuto emotivo si arricchisce di molte sfumature: l’infanzia è il periodo del bianco o nero, facciamo fatica a comprendere emozioni contrastanti o ambivalenti che si possono manifestare anche contemporaneamente (posso essere al contempo annoiata dal lungo viaggio in macchina e contenta, perché alla fine arriverò al mare) e abbiamo un repertorio molto legato alle emozioni semplici, nell’attesa che tra gli 8 e i 9 anni circa inizino a emergere quelle più complesse, legate ad esempio all’immagine di sé, come l’orgoglio e la vergogna.

L’adolescenza è il periodo delle montagne russe: grandi sofferenze, delusioni, frustrazioni e subito dopo eccitazione, gioia incontenibile, entusiasmo. Nell’ambivalenza tra il mondo dei bambini e quello degli adulti, anche il vissuto emotivo dei ragazzi è un alternarsi di reazioni impulsive e capacità di pensiero ponderato. Quando si arriva all’età adulta, si viene a patti con un’ampia gamma di sfumature di grigio che allungano la distanza tra i semplici bianco e nero: qualche batticuore in meno, maggior concentrazione sul presente, una vita emotiva a volte sacrificata al senso del dovere e all’impegno dell’affermarsi nel mondo, con una parola d’ordine comune, che passa quasi con leggerezza di bocca in bocca, lo stress.

Infine, nel periodo della maturità, quando anche la decelerazione dei ritmi di vita meglio si concilia con la riflessione, le emozioni riemergono quasi di un color pastello: tenerezza, malinconia… Tutto sembra sempre più ovattato, benignamente la vita ci attrezza di un certo distacco, senza tuttavia toglierci la possibilità di guardarci dentro con calma e dare finalmente un nome preciso ad ogni sensazione, riconoscendola, contestualizzandola, assaporandola.

Come le famose formichine, accumuliamo emozioni nell’estate della nostra vita, per goderne ancora durante l’inverno.

Manuela Cantoia

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