I Giochi che hanno aperto le frontiere agli Europei

Ve li ricordate? Fino alla fine del secolo scorso i Giochi senza Frontiere furono un appuntamento che nel periodo estivo fece rimanere incollati alla Televisione milioni di Italiani ed Europei, e che ha intrattenuto e divertito generazioni trasversali, inclusa la mia. Riprendendo il famoso detto di cui ancora oggi non è chiaro l’inventore “Fatta l’Italia, dobbiamo fare gli Italiani”, negli anni del secondo Dopoguerra continuava a farsi sempre più largo l’idea di un Europa unita, che non fosse rappresentata solo da un unione doganale (nel 1957 nasce la CEE, la Comunità Economica Europea), ma anche in funzione di un integrazione sociale e culturale di realtà che per secoli avevano singolarmente sviluppato tradizioni, costumi e lingue differenti da paese a paese.

Come fare gli Europei, una volta fatto e promosso il concetto di Europa? In principio il generalissimo Charles De Gaulle voleva che i giovani francesi e tedeschi si incontrassero in un torneo di giochi allo scopo di rafforzare l’amicizia tra Francia e Germania riaffermando l’equidistanza francese dai blocchi Usa e Urss. Nacquero innanzitutto per un motivo politico, come spesso accade e come ho avuto già modo di raccontare in questo articolo, ma furono poi importanti per i cittadini di quella regione chiamata Europa.

Nel 1965, tre francesi (Pedro Brime, Claude Savarit e Jean-Louis Marest) proposero l’idea dei giochi anche ad altri paesi europei, e fu così che l’Unione Europea di Radiodiffusione (UER) promosse e mandò in onda la prima edizione. Con qualche pausa, i Giochi proseguirono fino al 1999, ed ancora oggi vediamo in rete petizioni e proteste per promuovere il loro ritorno. Perchè nessun altro fenomeno sportivo, come ad esempio la Coppa Campioni di Calcio, è stato in grado di competere con i Giochi? Ogni Edizione, divisa in puntate, si svolgeva sempre in una città diversa; le squadre erano formate dai paesi e dalle città partecipanti alla manifestazione, una per nazione ogni puntata, ed i Giochi a seconda del luogo ospitante, venivano pensati ed organizzati in funzione della cultura e della tradizione di quel posto, lasciando grande spazio al racconto dei singoli luoghi da cui le squadre partecipanti provenivano.

Momento di divertimento e di intrattenimento per i telespettatori, che potevano anche attraverso il piccolo schermo fare la conoscenza di luoghi lontani nello spazio e nella mente, ma anche e soprattutto per i partecipanti ai Giochi, momento di incontro e di integrazione con realtà che, senza questi Giochi, non avrebbero mai potuto conoscere. Oggi la spinta politica che diede il via a queste manifestazioni sembra non aver più ragion d’essere, ed i costi televisivi derivanti dalla creazione di questo prodotto sembrerebbero non far più propendere al ritorno di questo straordinario fenomeno, ma dando un’occhiata in rete ed evidenziando la nostalgia che la loro mancanza suscita, sono anch’io favorevole al ritorno di una realtà che mai come nessun’altra è stata in grado di promuovere cultura ed integrazione attraverso il gioco ed i valori dello Sport!

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