Ore 12.30 di una domenica mattina di Dicembre.

Nella pianura lombarda, tra un timido sole e uno strato di sottile nebbia, si gioca una partita di rugby. Giovani possenti, diciotteni determinati a portarsi a casa la partita entrano in campo con le loro divise e le gambe arrossate da un freddo ancora piuttosto tagliente.

Il rugby è uno sport bestiale giocato da gentiluomini” diceva Henry Blaha, rugbista e giornalista statunitense. Osservando la partita dalle tribune non posso che confermare quella dichiarazione: contatti, spinte, cadute, strattonamenti, avanzamenti massicci e fisici in perfetta armonia con i valori del supporto, del sostegno, del rispetto, della lealtà, etc.

Su quella tribuna, osservando quei giovani lottare su un campo infangato ho imparato che:

  • Bisogna crederci-sempre-fino-alla-fine: lotta rispettosa e spietata verso l’obiettivo, la meta. Grinta, determinazione, persistenza nel volere quella palla e nel portarla, insieme, a destinazione. Anche quando l’avversario sembrava destinato a una meta sicura, i giocatori della squadra ci hanno creduto al punto tale che l’uomo che avanza veloce ed imperterrito verso la linea è stato placcato a pochi centimetri dalla meta stessa. La meta si fa quando la palla tocca terra oltre la linea così come la partita finisce quando l’arbitro fischia. Quante volte invece tendiamo ad arrenderci mentalmente quando le cose si fanno difficili smettendo di lottare e crederci? Questi ragazzi mi hanno insegnato proprio il contrario!
  • Lealtà e rispetto verso gli avversari e l’arbitro. Alla maggior parte di interventi fallosi verso l’avversario corrispondeva un gesto più o meno evidente di scuse, le decisioni arbitrali venivano accettate e seguite senza polemiche e nel massimo rispetto della sua figura. La partita si è chiusa con un grande cerchio formato da uomini delle due squadre, stretti ad abbraccio, per ringraziare dell’esperienza di gioco vissuta.
  • Bisogna metterci il cuore. Qualcuno diceva “Dividi una gara in 3 parti: corri la prima con la testa, la seconda con la tua personalità, la terza col cuore.” Nulla da recriminare, su quel campo di terra, c’erano tante personalità e tanta passione. L’amore per questo sport ha portato ogni ragazzo a mettere tutto l’impegno possibile per raggiungere l’obiettivo. Energia, voglia di lottare, tenere duro, sostenersi e crederci sempre.

Su quella tribuna, in una domenica mattina fredda e con un timido sole, ho imparato tanto. Lo sport e come lo si pratica insegnata tante cose, se lo si vive nel modo corretto e osservandolo con occhio attento!

Mentesport

 

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