Il controllo dell’attenzione nel Pattinaggio sul ghiaccio

Oggi parliamo di pattinaggio sul ghiaccio e, in particolare, dell’abilità mentale del controllo dell’attenzione. Ci focalizzeremo principalmente sull’artistico maschile e femminile e sulle coppie (sia di danza sia di artistico) perché, il pattinaggio sincronizzato, ha le stesse abilità mentali ma con in più la componente della squadra, che può rivelarsi un vantaggio come uno svantaggio.

Per quanto si parli di pattinaggio sul ghiaccio, le modalità di controllo dell’attenzione sono le stesse anche nel pattinaggio a rotelle, nella ginnastica artistica e in tutti quegli sport dove è prevista, nelle competizioni, una performance già definita totalmente a priori.

Il pattinaggio è quindi uno sport closed skills, ovvero durante le competizioni non sono previsti contatti diretti con gli avversari e il programma di gara è già deciso a priori: a meno di qualche imprevisto dell’ultimo secondo, l’improvvisazione non è prevista! Durante gli allenamenti si provano un certo numero di salti, di trottole e di passi ripetendo il tutto finché non lo si è imparato in maniera corretta. In questo modo si potrebbe paragonare il pattinaggio agli esercizi delle prime classi delle elementari, dove il bambino deve riempire la pagina di linee tutte uguali con lo scopo di imparare a scrivere nel miglior modo possibile. Indubbiamente un processo ripetitivo, faticoso e lungo. Ebbene sì! Nel pattinaggio ci vuole tanta pazienzadedizione e costanza per riuscire a ottenere ciò che ci si è preposti. Ma la cosa positiva è che non tutto è noioso come sembra da questa descrizione!

Ed ecco che si arriva a parlare del controllo dell’attenzione, una delle abilità mentali fondamentali nello sport. La capacità attentiva può avere focus rivolto verso l’esterno o un focus rivolto verso l’interno. Più precisamente, un focus rivolto verso l’esterno permette all’atleta di tener conto dell’ambiente che lo circonda, del pubblico, del tempo, dell’avversario (che nel pattinaggio abbiamo detto non esserci in contemporanea), della folata di vento e di qualsiasi altra cosa gli succeda intorno. Il focus rivolto all’interno, invece, è quello che permette di ascoltarci, ossia garantisce una maggior consapevolezza del grado di agitazione, del proprio battito cardiaco, della respirazione, della tensione muscolare, etc. ma anche dei propri pensieri e delle proprie emozioni.

Oltre che esterno ed interno, il focus attentivo può essere ristetto o ampio. Per focus ristretto, si intende una modalità di attenzione in cui l’atleta è focalizzato unicamente su un singolo elemento (ad esempio il calcio di rigore). Un focus ampio, invece, si sperimenta quando la propria attenzione è rivolta su più elementi (per restare sull’esempio del calcio, si ha un focus ampio quando si è concentrati sugli avversari che sono in campo e sull’azione da compiere).

Non esiste un focus attentivo corretto ed uno sbagliato, ma dipende dalla situazione e dallo sport!

Durante le gare di pattinaggio, poco prima della prestazione, l’atleta dovrebbe avere un focus attentivo interno e, a volte, ristretto (quando visualizza la performance). Mentre durante la prestazione, l’attenzione è come se fosse sospesa, ossia l’atleta deve eseguire tutto nella maniera più automatica possibile, mantenendo però un monitoraggio costante dell’andamento della performance. Questa assenza di attenzione consapevole non è altro che un focus attentivo esterno che diventa sempre più ristretto fino quasi a scomparire.

Potrebbe sembrare una situazione paradossale, ma è ciò che succede a tutti noi quando guidiamo o cuciniamo un piatto di cui siamo esperti…

 E voi avete mai provato una situazione del genere?

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