Il fantastico mondo dei genitori sportivi

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Beppe Severgnini( biografieonline.it)

Irriverente come sempre, Beppe Severgnini, nel suo libro, “Il manuale dell’imperfetto sportivo” descrive la mamma sportiva, affermando che non esistono due esemplari uguali di questa creatura, ma la loro specie si può dividere in ben otto categorie:

L’iperattiva, che vuole a tutti i costi che il figlio pratichi uno sport e lo sommerge di volantini e iscrizioni di ogni attività esistente. Di contro il ragazzo è per nulla, o quasi, interessato a qualsiasi tipo di sport che non sia lo zapping davanti alla televisione.

La programmatrice, è la mamma che ha già deciso quale sport farà il figlio, che non ha alcuna libertà di scelta o di opinione. La giornata è simile a quella di una caserma, con orari, compiti e scadenze.

La taxista, è la programmatrice, che neanche a dirlo non sa minimamente programmare, conseguenza certa è quella di passare la giornata in auto ad accompagnare e prendere i figli dalle varie attività.

La competitiva, è quella che lo sport lo pratica lei e non il figlio, o meglio si immedesima così tanto da sembrare lei l’atleta. Critica arbitri, allenatori e vuole, ovviamente, vincere a tutti i costi.

L’allenatrice è la mamma super competitiva, ma nel modo scientifico, è lei infatti, a studiare la preparazione atletica del figlio, le strategia e l’intera carriera del ragazzo, o forse l’intera vita.

La distaccata, totalmente diversa dalle altre dice “che i piccoli si arrangino” e lascia che i figli se la cavino da soli nello sport.

Contrario della distaccata è l’esibizionista per la quale il figlio è una sorta di trofeo da mostrare a tutti e in ogni caso.

Ultima dell’elenco, o meglio della classifica è la compagna di gioco, che vuole partecipare attivamente alle attività sportive dei figli, causando un imbarazzo che sarà ricordato dai figli per moltissimo tempo.

Ma anche i padri non sono da meno, e per un po’ di par condicio, Severgnini stila una classifica anche per loro paragonandoli agli allenatori di serie A:

Il papà Lippesco, belloccio, che smuove gli animi di tutte le mamme, si occupa solo della partita del figlio, senza curarsi del gentil sesso in visibilio, suggerisce tattiche al figlio e prima della partita è solito confabulare con il dirigente su chissà cosa.

Genitore Ancelottiano, il vero pater familias, organizza le merende per la squadra, mette sempre l’auto a disposizione, racconta barzellette.

Genitore Mazzoniano, è sempre incavolato, urla e grida, ma è del tutto incompetente sul gioco. C’è da dire però, che diverte moltissimo gli altri del pubblico con le sue grida insensate.

Pater Cuper, segue le partite con aria preoccupata, sa benissimo quale deve essere la posizione del figlio in campo, sa cosa deve fare, evidentemente perché ci ha ragionato a lungo.

Ultimi, ma non ultimi il babbo Sacchiano, è lui stesso a preparare gli schemi e cerca anche di proporli all’allenatore, il quale li ignora, consapevole della non competenza di chi li ha stilati e il padre Cappelliano, tranquillo solo quando il figlio vince, in caso contrario diventa un gran polemico con gli arbitri, di solito venduti, e con gli avversari, sui quali riversa la sua rabbia.

 

Gaia Golfieri per Ment&Sport

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