“Il Maledetto United”: quando la comunicazione è tutto

 

Come si motiva veramente un gruppo? Comunicando. Come si fa concentrare un gruppo? Comunicando. Come si spinge ad andare oltre i propri limiti? Comunicando.

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Brian Clough – The Guardian

Ebbene sì: la comunicazione è la chiave di tutto. Dalla motivazione fino alla concentrazione, dalla convinzione di potercela fare fino alla certezza di essere il migliore, tutto passa attraverso una comunicazione efficace. Ma cosa vuol dire comunicare efficacemente? Il film “Il Maledetto United” ce lo racconta bene, attraverso la figura di Brian Clough: un allenatore che ha portato la propria squadra a fare l’impossibile (il film parla di una storia vera), il tutto attraverso uno stupefacente modo di comunicare. Clough, come si vede nel video, era in grado di instaurare un rapporto autoritario ma di fiducia con i propri giocatori. Sapeva trascinarli, sapeva trovare il modo giusto di entrare in relazione con chiunque dei suoi: da una pacca sulla spalla ad una chiacchiera sottovoce fino al semplice scambio di sguardi. Impossibile? Assolutamente no! Difficile? Assolutamente sì.

Un buon leader sa comunicare efficacemente, sa comunicare con il gruppo e sa comunicare con ogni suo membro. Chi pensa che la comunicazione sia un semplice passaggio di informazione, si sbaglia di grosso, come chi crede che sia un’arte magica concessa a pochi eletti. Comunicare è sì un’arte, ma è l‘arte della consapevolezza, dell’ascolto e dell’attenzione all’altro. Comunicare efficacemente significa sapere cosa dire e come farlo con chi si ha di fronte. E come faccio a sapere cosa dire e come farlo? Solo dedicando molto tempo all’ascolto dell’altro, solo scrutando ogni particolare, ogni aspetto, ogni bisogno dell’altro. Se so ciò di cui ha bisogno il mio giocatore, sarò in grado di comunicarglielo. Per questo è difficile comunicare efficacemente: perché è un’arte che si costruisce con il tempo e con una profonda consapevolezza di chi si ha di fronte, del contesto e della propria personalità.

Un’allenatore di calcio dei giorni nostri capace di esplicitare tutto ciò è José Mourinho. Si dice addirittura che dal punto di vista tattico non sia nemmeno tra i dieci migliori al mondo…ma dal punto di vista comunicativo è  senz’altro imbattibile. Leggenda? Provate a guardare il video a questo link ed ascoltate le parole dei giocatori che questo allenatore ha guidato negli ultimi anni.

Mourinho è così: ti convince di essere il migliore, ti motiva a dare di più di quello che puoi, a superare i tuoi limiti, a portare ogni sforzo all’estremo.

José Mourinho - The Guardian
José Mourinho – The Guardian

Un giorno Ibrahimovic disse “per lui avrei ucciso“. Mou era in grado di far rientrare il neo campione d’Europa Eto’o fino in difesa come un giovane gregario qualunque, rendeva un difensore tutto-fisico-niente-piedi come Samuel una prima punta in grado di segnare il gol decisivo all’ultimo minuto, convinceva la squadra a sacrificarsi e prevedeva vittorie nonostante all’intervallo il risultato fosse di svantaggio. José Mourinho è stato ed è un grandissimo comunicatore. Un comunicatore attento al proprio gruppo, un comunicatore in grado di conoscere ogni giocatore così a fondo da saper “toccare” le corde giuste.

Proprio così (e con questo apriamo l’ultimo aspetto che vogliamo toccare in questo articolo): il buon comunicatore è flessibile. Chi sa comunicare efficacemente, sa che deve cambiare modalità sulla base di chi ha davanti. Moduli preimpostati e rigidi di comunicazione non saranno mai vincenti nel lungo periodo, anzi porteranno ad incomprensioni e fallimenti. Per questo comunicare è un’arte: significa saper accordare il proprio strumento sulla base dello spartito che si ha davanti.

Non è facile, non è da tutti: Clough e Mourinho ci sono riusciti, le loro squadre rimarranno nella storia.

 

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