Il Pallone che ha scosso una Nazione intera

Siamo nel 1874 nella Germania imperiale del XIX secolo dominata dal militarismo e dal rigido rigore educativo alla base di qualsiasi insegnamento. E’ qui che si sviluppa una vicenda sportiva ed educativa raccontata nel lungometraggio di Sebastian Grobler e tratta da una storia vera, intitolata “Lezioni di sogni”.

Questa storia ha per protagonista un pallone di calcio, che fu per la prima volta capace di scardinare l’insensato metodo di insegnamento tedesco ben seguito da un rigido istituto scolastico tedesco e creare inclusione sociale tra le classi sociali povere e ricche, assolutamente distaccate l’una dall’altra che vedevano i poveri vessati dai ricchi senza che i primi potessero contrastare i soprusi dei secondi. Tutto comincia quando un giovane docente tedesco di nome Konrad Koch, chiamato ad insegnare in quell’istituto dopo aver fatto terminato gli studi all’università di Oxford, come esperimento di un nuovo progetto didattico, si propone ed insegna ai ragazzi la lingua inglese con un metodo innovativo, diverso, scevro da punizioni corporali ed in netto contrasto con le metodologie ortodosse dell’epoca, bene accette e consone ai dettami dei cittadini ricchi dalla mentalità autoritaria e militarista, sostenitori di quella istituzione scolastica. Ben presto si rende conto della scarsa predisposizione dei suoi alunni ad imparare l’inglese: “Cosa mi serve sapere la pronuncia del ‘th’ se quello che dobbiamo fare è andare sull’isola con armi e munizioni?”. Ecco l’intuizione. Convocò la sua classe in palestra e mise per terra un pallone da calcio:”This is a ball. I kick the ball into the goal”. E calciò il pallone oltre i pali. Inutile sottolineare che i ragazzi furono attoniti.

Ottenne dei risultati straordinari: catturare l’attenzione dei suoi studenti che imparano l’inglese attraverso la pratica e le regole del calcio, che per la prima volta valicò i confini tedeschi, e creare un punto di contatto tra le classi di nobili, borghesi e proletari che erano parte di quel gruppo, che secondo le regole e i dettami di quel periodo dovevano rimanere distaccate. Naturalmente le sue idee difficilmente potevano passare in maniera liscia, e il professore fu costretto a misurarsi con lo sdegno dell’istituto e della società che guardavano con occhio preoccupato ai suoi metodi innovativi, venne perfino convocato un comitato inviato dall’impero per definire se il calcio potesse essere un metodo didattico e l’associazione che finanziava l’istituto tedesco spiò e perseguito i ragazzini dell’istituto che segretamente andavano a giocare nel parco.

Quello fu un grande esempio di come il calcio, e più in generale lo sport, sia in grado attraverso i suoi valori intrinsechi di insegnare bellezza e rispetto per la vita e per gli altri, mettendo a nudo le crepe di una società dominata da regole insensate. Da quel momento il gioco del calcio, così bistrattato ed immorale perché opera del nemico inglese, continuò ad espandersi a macchia d’olio in tutta la regione. Una straordinaria forma di insegnamento sul metodo dell’educazione: il professore dimostrò che la metodologia doveva basarsi non tanto sull’ “avere conoscenza” quanto a “a conoscere”!

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