Il pentafarmaco di Berruto. La via verso la vittoria.

Mauro Berruto (mauroberruto.com)
Mauro Berruto (mauroberruto.com)

In questo periodo ci stiamo occupando della complessa relazione tra allenatore e squadra. Come deve interagire l’allenatore? In che modo motivare i propri giocatori?
In definitiva: come si crea una squadra? Abbiamo già visto con Velasco che per fare una squadra non basta mettere insieme una manciata di giocatori.
Mauro Berruto, allenatore di pallavolo e laureato in filosofia ci può guidare alla scoperta dei 5 passi per guidare la squadra al massimo risultato.
É stato allenatore della nazionale italiana dal dicembre 2010 fino al luglio di quest’anno, vincendo due medaglie d’argento ai Campionati Europei (2011 e 2013) e due bronzi alle Word League di pallavolo maschile (2013 e 2014).

Il primo passo che Berruto identifica come alla base di tutti gli altri è il SOGNO.
Quello del sogno è un concetto molto pericoloso da maneggiare, si potrebbe sostituire alla parola “sogno” la parola “obiettivo” che ci ributta subito sulla praticità. Avere un sogno vuol dire avere un obiettivo, vuol dire avere una comunione d’intenti, un idem sentire. Solo con un obiettivo si può pensare di creare una squadra, altrimenti avremmo un gruppo di giocatori che si ritrova per giocare.
Tuttavia, e qui arriviamo al secondo passo, il sogno deve essere coltivato. Per farlo occorre fare FATICA. La fatica può essere sia fisica (allenarsi sempre al meglio, andare sempre agli allenamenti) ma anche mentale (essere concentrati, correggere i propri errori, avere voglia di migliorarsi). Le cose che veramente valgono nella vita non si ottengono senza sforzo. Berruto cita una meravigliosa frase di Coelho: “Vai a prendere le tue cose: i sogni richiedono fatica”.
Il che sembra banale, ma l’essere umano è per sua natura portato ad evitare la fatica ogni qualvolta ne capiti l’occasione, si cercano scuse per l’insuccesso, si trovano giustificazioni per allenarsi male. Fare fatica vuol dire anche assumersi le proprie responsabilità.

Se una squadra sogna (quando tutti i giocatori condividono lo stesso sogno) e fa fatica per realizzarlo allora la via è già tracciata.
Poiché stiamo parlando di sport, e lo sport è una competizione, allora bisogna fare i conti anche con la SCONFITTA. Il terzo passo e forse quello più importante. Nessuno al mondo ha sempre e solo vinto. Si deve essere consapevoli che delle volte si perde, l’esistenza della sconfitta nella pratica sportiva deve essere pensata con criterio. Se perdo allora devo essere in grado di capire dove gli altri sono stati più bravi di me. Anche qui, quest’affermazione apparentemente non è nulla di strano, ma quante volte siamo veramente disposti ad ammettere che abbiamo perso per colpa nostra? Velasco fu maestro in questo e Berruto segue le sue orme. La sconfitta ci dice che c’è qualcosa da sistemare, e per la verità c’è qualcosa da sistemare anche quando si vince. Solo che la vittoria tende ad appiattire l’analisi della prestazione perchè “comunque si è vinto”; “squadra che vince non si cambia” è un detto da eliminare in tutti i frasari di tutti gli allenatori di tutti gli sport.  Vincendo, e non analizzando concretamente tutti gli errori commessi si può correre il rischio di non accorgersi degli scricchiolii del sistema di gioco, dell’unità dello spogliatoio. E così alla prima sconfitta una squadra si rivela esattamente per quello che è: una non-squadra. Pensata correttamente, la sconfitta può farti vincere anche quando perdi.

Il quarto passo è ISPIRAZIONE. Questo passo è molto importante e lo si può esprimere più compiutamente con il concetto di “atmosfera”. Sottolinea Berruto che l’ambiente di cui facciamo parte, e quello stesso ambiente che noi siamo chiamati a costruire, condizioni in maniera decisiva i nostri comportamenti. L’idea cioè di far parte di una squadra, di sentirsi parte di una squadra è la chiave di volta per essere veramente una squadra.
Berruto poi riflette su un fatto. Nell’interazione fra giocatori se tutti considerano un giocatore esattamente per quello che lui crede di valere, quando sopraggiungono impedimenti e difficoltà lui verrà portato a restituire meno di quello che può veramente dare. Se al contrario un giocatore viene sopravvalutato, in situazioni di “vento contrario” sarà in grado di esprimere tutto se stesso.
Questi 4 passi culminano nel quinto: il DESIDERIO. Per descriverlo prende in prestito le parole di Antoine De Saint-Exupéry:
“Se vuoi costruire una nave non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro.
Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato.
Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave.”

Se un allenatore riesce a infondere questa sete, questo fuoco nei propri giocatori allora tutto il resto diventa secondario. Persino la vittoria.

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