Il perfezionismo: esiste davvero la perfezione?

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…Il problema che rischia di mettere prematuramente fine alla tua carriera è il perfezionismo. La tua fiducia in te stesso è distrutta e la colpa è del perfezionismo. Cerchi di fare di ogni tiro un vincente, quando essere costante, continuo, terra a terra, ti basterebbe per vincere il novanta per cento delle volte”.

Queste sono le parole di Brad Gilbert, ex giocatore di tennis, dirette ad Andre Agassi il giorno in cui ne è diventato l’allenatore. Anche questa settimana, quindi, vogliamo rifarci all’autobiografia del tennista per affrontare il tema del perfezionismo. Cos’è? È una domanda a cui è impossibile rispondere assumendo termini generali. Il perfezionismo, generalmente, come parametro da applicare a chiunque, esiste davvero? E se esistesse, è davvero funzionale, utile per la persona mirare a questo? Noi riteniamo di no! Crediamo che il perfezionismo sia una questione strettamente contestuale. Esiste il colpo perfetto per quella gara, in quel determinato stato di forma, con quell’avversario e in quel momento della propria vita, non il colpo perfetto a priori! O perlomeno, se esistesse il colpo perfetto a priori, chi mi garantisce che sia il miglior colpo da utilizzare in quel momento? Un atleta deve sempre puntare al massimo, certo, ma bisogna diventare consapevoli che il massimo si ottiene abbandonando la ricerca spasmodica della perfezione, accettando invece il momento e imparando a leggere il contesto! Dopo la lezione di Gilbert, Agassi impara che per vincere a volte si può non cercare il colpo vincente sulla linea, ma basta mandare la palla al di là della rete. Cosa significa questo? Significa che se passiamo la vita ad agognare alla perfezione intesa in termini generali, difficilmente la otterremo e ogni errore sarà fonte di grossa sofferenza. Dovremmo invece imparare, ognuno di noi, a puntare alla propria perfezione, propria in quanto intesa come un vestito che ti sta perfettamente addosso ma non solo, è anche perfetto per questo clima e per questo determinato evento, e ciò non significa che questo vestito, perfetto, sarà perfetto anche il giorno dopo, in un altro posto, o sarà perfetto anche per qualcun altro. Ecco, la perfezione è questa, è il vestito adatto nel qui ed ora. Ogni atleta, ogni persona , dovrebbe ricordarsi, nell’affrontare la propria vita, che la perfezione in senso generale non esiste, esiste la perfezione contestuale ed è la ricerca di quest’ultima che ci permette di migliorare e di ottenere i risultati sperati…ma soprattutto di vivere bene!

Dovremmo tutti imparare la lezione che ha permesso ad Agassi di diventare un campione: a volte, per vincere uno slam, il colpo perfetto è quello che mira a mandare la palla al di là della rete.

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