Il piacere di spingersi oltre…. la Spartan Race

Lo scorso 28 Novembre ho partecipato alla mia seconda Spartan Race, un’entusiasmante gara di resistenza di corsa e ostacoli di cui, dopo la prima competizione, ne avevo già parlato nell’articolo: “5 buoni motivi per partecipare ad una Spartan Race.”

Oggi invece mi piacerebbe di più condividere la mia esperienza, così che, se ancora non vi avessi convinti a tentarla con i buoni motivi, magari presentandovi la gara in sé riuscirò nel mio intento.

E allora cominciamo!

Recatomi a Valencia per l’occasione con due amici, siamo arrivati in un campo sterrato pieno di persone. Già il fatto di trovarsi in mezzo a così tanta gente ti gasa e ti fa sentire bene.

Dopo esserci presentati al check-in ed aver ritirato pettorale e annessi, ci siamo cambiati e riscaldati. Il riscaldamento è stato leggero, anche perché ti fanno scaldare anche prima che parta la tua batteria.

Il primo ostacolo è situato ancora prima del percorso della gara. Bisogna scavalcare un muro in legno per entrare nella zona di partenza. Lì si aspetta, ci si scalda, e poi al via si parte.

Anche questa volta ho partecipato ad una sprint, ovvero la più bassa delle tre competizioni, che consiste in 5+ km e 15+ ostacoli.

Quindi si parte. Dopo aver superato dei gladiatori muniti di bastoni imbottiti, ecco arrivare il primo ostacolo.

Una pozza, si esatto il primo ostacolo non è poi così difficile serve quasi come rituale. Cioè sembra che dica:” Ok ti stai per sporcare, graffiare e stai per faticare quindi tanto vale che ti ricopri di fango già per metà” e così fai, ti lanci e nella ressa, tipica della partenza, spingi un po’ la gente che ti sta intorno.

Tutti gocciolanti ci siamo diretti verso il secondo ostacolo.

Per tutto il tragitto c’è stato un susseguirsi di salite e discese fino ad arrivare anche nel letto di un vecchio fiume. Il terreno non era facilissimo, per la maggior parte vi erano sassi. Infatti dopo poco mi sono preso una storta. È anche vero che ho le caviglie deboli, ma può succedere.

In quel caso cosa fai? Sei venuto fino a Valencia, hai aspettato tanto quel momento e ti fai male. Beh i casi sono due o ti fermi o prosegui. Da una parte complimenti a chi prosegue perché non si molla mai. Si stringono i denti e si va avanti. Dall’altra bisogna vedere l’entità del danno. Se la cosa può nuocere gravemente al fisico allora sarebbe meglio fermarsi. Siamo in grado di valutare? È difficile, ma dovremmo, specialmente non essendo una gara importante per la propria carriera. Se ve lo state chiedendo io ho continuato, ma perché alle caviglie mi faccio male spesso e so fin dove posso spingere. Abbiamo rallentato e sono stato attento ad ogni ostacolo, così siamo arrivati in fondo.

Tornando al percorso, dopo il piccolo incidente si sono susseguiti un po’ di ostacoli. C’era un sacco di sabbia da portare per un pezzo di strada, e anche un secchio da riempire di ghiaia e sempre da portarsi dietro. Poi una mattonella di qualche metallo legata ad una catena da trascinarsi dietro. E ancora una gomma da trattore da tirare. Queste potrebbero essere raggruppate sotto le prove di forza, ma ci sono altri tipi di ostacoli come quelli di agilità, scavalcando o passando sotto un muro, camminando in bilico su un tronco o scalando una rete per poi attraversare nel vuoto sempre la stessa. Altre prove ancora diverse erano il lancio del giavellotto. Che per la seconda volta ho sbagliato. L’obiettivo e quello di lanciarlo in un bersaglio di paglia facendo in modo che rimanga infilzato. Non essendoci riuscito ho dovuto fare trenta burpees, ovvero un esercizio sfiancante che consiste in una flessione seguita dal portamento delle gambe al petto in posizione da squat, e in fine da un salto in aria. Poi si ripete. Per mia fortuna è stato l’unico che ho sbagliato.

Gli ultimi tre ostacoli di cui voglio parlare hanno tutti e tre un motivo per essere raccontati. Il più bello, il più brutto e uno nuovo per l’esperienza di questa volta.

Il primo è l’arrampicata sulla fune. Avendo fatto scuola di circo lo trovo facilissimo, perché per anni mi sono allenato sulla tecnica di salita. Il fatto di farlo velocemente e vedere in quanti non riescono e devono fare i burpees mi rende orgoglioso e soddisfatto. È un po’ una mezza cattiveria, ma adoro vedere tutta quella gente che fa burpees.

Il più brutto invece è il passaggio sotto il filo spinato. Non finisce mai!! Specialmente questa volta che con la caviglia dolorante non potevo spingere, quindi mi sono ritrovato a rotolare. In fine quello nuovo che mi sono trovato questa volta era un salto negli pneumatici con le gambe legate, in un ring di macchine. Spiegandomi meglio, dovevi prima saltare le auto (spettacolare) poi legarti i piedi con un elastico e saltare in circa dieci/quindici pneumatici (dipende dal percorso) ed infine ridare l’elastico e ri-saltare altre macchine.

Naturalmente io sono di parte perché queste esperienze mi piacciono. Mi piace faticare quando ho un obiettivo, e mi piace raggiungerlo distrutto o affaticato, ma non riposato o tranquillo. Mi piace guadagnarmi le cose e mi piace farmi mettere la medaglia al collo.

Quindi come al solito vi esorto a provare questa attività. Per chi ama la corsa e anche per chi non la ama (come me), per chi adora mettersi in gioco, per chi vuole spingersi oltre, per chi si sente uno Spartano questa è la competizione giusta. Non importa il tempo, almeno non per adesso. Adesso importa gareggiare e vedere fin dove possiamo spingerci.

Ah dimenticavo… il momento più bello è il salto del fuoco all’arrivo, l’ultimo salto prima della vittoria. Ora tocca a voi raggiungerlo!!

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