“Il tempo di vincere” la storia degli Spartans

© Michael Li

A partire da questo lunedì vi presenteremo una serie di articoli sui film. Vi accompagneremo fino al mese di agosto con una serie di spunti sui film di sport. Molto spesso cerchiamo di far passare concetti che solo scrivendo non hanno l’effetto che vorremmo, ma per fortuna esistono i filmati. Da questo articolo e per i prossimi inizieremo una serie di analisi e riflessioni sui film che parlano di sport, perché dall’esperienza degli altri c’è tantissimo da imparare!!

Oggi vi presentiamo il film intitolato “Il tempo di vincere” che parla di una storia vera, ossia della carriera dell’allenatore Bob Ladouceur che allenando la squadra di football americano De La Salle Spartans High School, a Concord in California, è riuscito a vincere per 151 partite consecutive dal 1992 al 2004. 

Il film inizia con un’intervista all’allenatore dove gli viene chiesto quale sia il suo segreto. Lui risponde “Il difficile non è vincere in campo è insegnare ai ragazzi che nella vita c’è dell’altro, questo è difficile”, il giornalista un po’ incredulo chiede allora per quanto riusciranno a rimanere imbattuti, e il coach prontamente risponde che “Quello non è mai stato l’obiettivo”. Per tutto il film si vede la contrapposizione tra ciò che pensa Bob e la squadra e quello che tutti gli altri pensano. Gli altri sono concentrati sui record d’imbattibilità e sui numeri, mentre per il coach è molto più importante il percorso, il crescere facendo sport e l’ essere una squadra unita e coesa.

Questa è proprio la cosa più difficile da fare per tutti gli sportivi! Se si pensa semplicemente a vincere la medaglia, ad arrivare primi, al risultato si finisce per vivere il pre-partita, e anche la partita stessa, con talmente tanta ansia che, verosimilmente, si farà una prestazione al di sotto delle proprie capacità. Il vero segreto è quello di concentrarsi semplicemente sull’allenamento, sul superare i propri limiti, sul dare il massimo nei momenti in cui è richiesto, e se si è veramente bravi allora prima o poi arriveranno le soddisfazioni. Si può scegliere di pensare alla vittoria oppure di concentrarsi sul migliorarsi, questa è la verità e questo porta a vivere lo sport in due modalità opposte.

Gli Spartans, la sera prima delle partite, si incontravano ed era li che si vedeva l’unità della loro squadra. L’allenatore all’inizio di una riunione afferma: “Questa non è solo una squadra ma una famiglia, una fratellanza fondata sull’amore, e amore significa che potete contare su di me sia nel bene sia nel male”. In queste riunioni condividevano non solo i pensieri relativi alla partita del giorno dopo ma anche i vissuti di ognuno di loro, le loro preoccupazioni così come le personali vicende familiari. Inoltre, per migliorarsi sempre di più, ognuno scriveva un bigliettino con i propri obiettivi e lo dava a un compagno. A distanza di qualche settimana i giocatori verificavano se avevano fatto quello che si erano preposti. 

Da queste righe si può capire come la forza degli Spartans non è solo il Football ma è anche, e forse di più, un legame fortissimo che porta a delle relazioni profonde tra tutti i giocatori. Questo come allenatore vuol dire  concentrarsi veramente sul benessere dei propri atleti al di là di ogni risultato. Questo è ciò che si vedrà nel resto del film. Il migliorarsi sempre è quasi un impegno per la squadra più che per se stessi, è una cosa dovuta per la squadra al di fuori della fatica. Un’altra forza della squadra era, in questo caso, la religione. Prima delle partite pregavano, il coach era quasi un predicatore, infatti Bob passava del tempo a insegnare il vangelo ai suoi atleti. Questo non vuol dire che la religione funziona con tutti e in tutti i contesti, ma vuol dire che bisognerebbe trovare il punto di forza in ogni squadra, in ogni atleta e usarlo per migliorarsi sempre di più e per crescere.

Un’altro argomento che ci preme mettere in primo piano è la storia di Chris che era molto bravo e voleva battere il record dei touch down, ma il suo problema più grande era suo padre! Suo padre è il classico genitore che sugli spalti non fa altro che esultare e incitare usando il “noi”, che si vanta di suo figlio, che vede suo figlio solo come colui che farà un record, perché “devono fare il record!”. Poi non è importante se Chris ha molto di più di un semplice record, se scrive le poesie… l’unica cosa che conta è fare il record! Ecco questo è un modello di genitore egoistico e disfunzionale per la crescita del figlio, quando un genitore inizia a parlare del proprio figlio-atleta in termini di “Noi” allora è necessario fare un passo indietro. Vuol dire che il genitore non vede la differenza tra lui e suo figlio, che gli obiettivi che il figlio deve  raggiungere sono del genitore, che il figlio è visto semplicemente come un trofeo da mostrare, un orgoglio… forse questo genitore si è dimenticato che il proprio figlio è un essere umano con la possibilità di scegliere e di pensare con la propria testa e di decidere quello che è meglio per se stesso indipendentemente da ciò che pensano i genitori.

Ovviamente il film è molto di più di quello che c’è scritto qua sopra, ma non vogliamo togliervi il piacere di vederlo e non vogliamo svelarvi il proseguo. 

Quindi non ci resta che augurarvi buona visione perché è un film pieno di bellissimi spunti per tutti!

Ment&Sport

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