“Il vincente non commenta gli errori altrui, ma li risolve”

Anastasi, Bernardi, Bracci, Cantagalli, De Giorgi, Gardini, Giani, Lucchetta, Martinelli, Masciarelli, Tofoli, Zorzi, coach Julio Velasco.

Questa la rosa della nazionale italiana che durante gli anni ’90 ha letteralmente capeggiato le classifiche del mondo del volley. L’armata Italiana guidata dal tecnico argentino Velasco viene ricordata come la “squadra del secolo”, l’ineguagliabile “generazione di fenomeni” che ha vinto tutto, tranne l’oro olimpico, sfiorato nel 1996 ad Atlanta in finale con i Paesi Bassi.

3 mondiali, 4 europei e 8 edizioni della World League sono solo un elenco, ma lascia pochi dubbi sulla qualità e la quantità che metteva in campo questo gruppo, ma soprattutto sulla saldezza di questa squadra, la cui forza stava proprio nella somma delle parti, non nel singolo elemento. Andrea Zorzi, una delle colonne portanti di questa formazione, ha affermato, riguardo al coach, diversi anni dopo: “Puntava molto in quella squadra, perché c’erano le abilità tecniche, un po’ di talento, ma soprattutto questa grande omogeneità di intenti e di motivazioni che poteva renderci un grande gruppo”.

Il punto di forza degli azzurri era esattamente questo: la voglia di battersi l’uno per per l’altro, mettevano in campo la loro intelligenza e la loro generosità, inserendo anche una punta decisiva di sano e pulito agonismo. Non avevano la benché minima intenzione di dimostrare di essere dei numeri uno, degli assi fuori classe, ma l’obiettivo era dimostrare di saper lottare in nome di uno scopo ed un ideale comune, giocare per la squadra e non per sé stessi. La nazionale di Velasco aveva scoperto un grande segreto e lo aveva messo in pratica: comprese che fiducia ed empatia all’interno del gruppo erano le virtù che li avrebbero resi inarrestabili e invincibili, queste si dimostrarono infatti le armi che avrebbero sovrastato qualunque avversario. La storica impresa ai mondiali del 1990 è significativa: la nostra nazionale non parte come favorita, è dotata di grandi personaggi come capitan Lucchetta e il già citato Zorzi, ma ci sono squadre ben più quotate: Brasile e Cuba su tutte. Sono infatti proprio loro gli avversari più temuti dagli azzurri e anche quelli che affrontiamo rispettivamente in semifinale e in finale. Due partite bellissime, emozionanti dal primo all’ultimo punto, cariche di tensione, adrenalina e sofferenza, ma che dimostrano spirito e coraggio. Quello con i brasiliani è uno scontro infinito, disputato tra urla e cori del Maracanãzinho, assomiglia ad un girone infernale in cui 20.000 tifosi brasiliani, per tutta la durata del match, esultano ad ogni punto verde-oro e fischiano gli avversari durante ogni loro azione. Contesto sfavorevole ed impresa ardua, ma Lucchetta e compagni si guadagnano tie-break e accesso in finale. La sfida decisiva si gioca dunque contro Cuba; i nostri atleti sono cresciuti durante il mondiale, hanno sulle spalle sicurezza e spirito di squadra. Contro ogni aspettativa non sbagliano, cedono un set ai cubani, ma si portano a casa una partita dal quarto set epico.

La pallavolo italiana si aggiudica il primo mondiale della sua storia e da quel momento per il sestetto azzurro sarà una scalata verso la leggenda.

Un gruppo di uomini veri guidato da un uomo giusto che ha saputo arpeggiare sulle corde della motivazione e della passione, gli azzurri sono stati capaci di superare qualsiasi muro avversario. O quasi. Iniziano a diventare tante le vittorie del sestetto azzurro, molto più discusse le rare sconfitte. Nell’olimpionico decennio che ha attraversato, a questo gruppo è sfuggito un solo alloro: la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici. La beffa, quella più grande e dolorosa, porta il nome di Atlanta 1996, quando gli Azzurri vedono infrangersi i loro sogni all’ultimo atto di scena contro l’Olanda.

La nuvola nasconde le stelle e canta vittoria, ma poi svanisce: le stelle durano.
Questa mancanza è si uno smacco bruciante per un gruppo abituato a vincere, ma in qualche misura ne evidenzia la grandezza, oserei quasi dire l’onnipotenza, restituisce una dimensione umana a quelli che spesso e volentieri abbiamo dipinto come dei o esseri provenienti da un altro pianeta. Di certo quello che ci regalano non è un lascito di mentalità perdente, il tutum tutum associato a mano, palla, parquet, avviato da questa Generazione di Fenomeni, è diventato il cuore pulsante della pallavolo italiana nel panorama sportivo nazionale ed internazionale.

Con loro la pallavolo in Italia e fuori dai nostri confini si evidenzia in un modo incredibile: come uno sport da sovversivi.

 

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