Imparare da chi ha sbagliato: due messaggi importanti per tutti gli sportivi!

schwarzerVi racconto la mia rinascita“, questa la copertina di Famiglia Cristiana (N°21-24 Maggio 2015) che rinvia all’intervista esclusiva fatta ad Alex Schwazer, poche settimane dopo la chiusura, con il patteggiamento, del processo penale. Non è questa le sede per discutere circa le vicende inerenti il campione olimpico, nemmeno quella di difenderlo o incolparlo. Il nostro intento è quello di trarre  degli spunti di riflessione da alcune dichiarazioni fatte dall’atleta alla giornalista. Per prima cosa Alex ha deciso di ricominciare, seguendo la via della trasparenza, avvalendosi dell’aiuto di Sandro Donati, allenatore che da anni si schiera contro il doping, uomo che denuncia e che ha voluto che l’atleta collaborasse con i magistrati per riportare quanto non ancora rivelato. Alex, ancora fragile, ha visto in Sandro una persona forte che può aiutarlo laddove l’atleta è debole, nel suo punto debole, la paura di ricadere. Questo allenatore sembrerebbe essere un’ ancora a cui aggrapparsi per un atleta che ancora sembra non aver vinto l’incubo doping; ci auspichiamo che, con il supporto di specifici professionisti, sappia ritrovare quell’equilibrio e forza interiore per fronteggiare il nemico! Ma veniamo alla parte più interessante dell’intervista… queste le sue parole “Allora pensavo che stare bene fosse sinonimo di andare forte, perché contava il risultato e su quello si viene misurati […] Sono arrivato a un certo punto che avevo la nausea, che pensavo quanto sarebbe stato bello fare il cameriere […] contava solo il risultato! Ora ho capito che uomo non è cosa sola con l’atleta, che provo piacere ad allenarmi, non sono spinto dai risultati. Sono libero”. Proviamo a riflettere su questa frase: appare evidente come l’atleta si identificasse solo e unicamente con il risultato: essere uomo era sinonimo di essere atleta, ed essere atleta era sinonimo di risultato. La posizione in classifica era metro del proprio valore, delle proprie capacità… di sé stessi. Tutto era risultato! Questa visione di Sé e dello sport può essere il naturale decorso del porsi solo e unicamente obiettivi di risultato che inducono a valutare la propria prestazione semplicemente confrontandosi con gli altri. Meglio è porsi obiettivi di prestazione, ovvero in termini di miglioramento della propria performance rispetto alla precedente. Questa tipologia di obiettivi permette di vedere la gara come occasione di apprendimento, come spunto per trovare degli aspetti su cui è possibile ancora lavorare per migliorarsi. Non stiamo dicendo di non porsi obiettivi di risultato ma di non sovradimensionare la loro frequenza d’uso. Gli obiettivi di prestazione rendono lo sport una continua sfida con se stessi in termini di miglioramento e di apprendimento. Certo, ad alti livelli, come quelli cui era Alex, il risultato diventa una componente molto importante, per cui saperlo gestire mentalmente nel modo adeguato risulta fondamentale e questo è l’aiuto che uno psicologo dello sport può dare a molti atleti!

Nell’ultima parte dell’intervista Schwazer lancia un monito a tutti gli atleti “Fate un esame a semestre, ma fatelo“. Quale messaggio ha voluto lanciare? Alex era nella “bolla dello sport”, del risultato a tutti i costi, dove fai di tutto per restarci perchè oramai la bolla è la tua vita…. e fuori da quella c’è il nulla, quel nulla che poi l’atleta ha purtroppo incontrato. L’invito del campione è quello di avere dei contesti relazionali e sociali che esulano dallo sport, che permettono all’atleta di essere anche studente, piuttosto che volontario in qualche associazione, per rivestire un ruolo diverso da quello dello sportivo che rischia di essere totalizzante. In altre parole, definire la propria identità solo e unicamente come atleta espone al rischio che, se accade qualcosa in quell’ambito, tutto il sé ne viene colpito. Al contrario avere un’identità composta da diversi ruoli (atleta, studente, amico, etc..) consente di trovare risorse nei diversi ambiti del sé per intervenire in quella fetta che viene colpita. 

Dall’intervista di Alex Schwazer ci portiamo a casa perciò due insegnamenti:

1- Giusto equilibrio tra obiettivi di prestazione e di risultato, con un occhio di riguardo a questi ultimi.

2- L’importanza di rivestire diversi ruoli nella propria vita, per sviluppare un concetto di Sé ampio e diversificato.

Ment&Sport

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