Italianità e Sport. Elogio a Roberta Vinci

L’Italia non è mai stato un paese profondamente unito.  Siamo ancora giovani rispetto agli altri Stati e ben lontani da incarnare i principi sui quali sono stati fondati.
Raramente il sentimento di orgoglio nazionale ci rende veramente consapevoli di far parte di una nazione, il richiamo all’Italia è principalmente diventato uno slogan politico, ma le divisioni interne sono maggiori rispetto a ciò che ci unisce.
In altre parole, l’”italianità” come sentimento diffuso di appartenere ad un luogo etico e sociale prima che politico-geografico è un concetto ancora, di fatto, relativamente nuovo.
Ci sono stati dei momenti storici in cui però ci siamo sentiti orgogliosi di dirci Italiani, tali momenti non hanno quasi mai avuto a che fare con la politica ma hanno riguardato altri settori, come le scoperte scientifiche, la cultura (l’Italia è paese al mondo con più patrimoni Unesco), nel cinema, e sopratutto lo sport.
Lo sport non è mai solo “sport” e assume sempre una valenza trascendentale, unendo persone diverse con idee diverse. Lo sport ci colloca, meglio di altre espressioni socio-culturali, veramente in una dimensione nazionale in cui tutti veramente ci sentiamo parte di uno stesso luogo. Si verifica con lo sport un vero e proprio idem sentire, un potente orgoglio e voglia di dirsi italiani.
In questo siamo stati, e siamo tutt’ora, decisamente bravi.
Alcuni dei nostri atleti e squadre sono le migliori al mondo. La nazionale di scherma  è una delle più titolate al mondo: qualcosa come 121 medaglie olimpiche, di cui 48 ori; senza contare i campionati mondiali e quelli europei.
Nel Nba stiamo assistendo ad una stupenda carriera di Gallinari, nel nuoto l’Italia ha la Pellegrini (primatista mondiale in carica dei 200 m stile libero ed europea dei 400 m). Abbiamo tutti seguito con passione le vicende dell’ultimo mondiale di un mostro come Valentino Rossi; abbiamo avuto Pantani nel ciclismo, dopo le carriere di Coppi e Bartali; c’è la nazionale maschile di pallavolo allenata da Velasco, Alberto Tomba nello sci, abbiamo la Ferrari, simbolo di italianità nel mondo; nel calcio la nostra Serie A è stata per anni l’oggetto di desiderio dei più grandi giocatori esteri, il primo Milan di Berlusconi fu la massima espressione calcistica mondiale a cavallo dei due decenni 80-90, solamente l’anno scorso la Juventus ha sfiorato lo storico traguardo del triplete che invece realizzò l’Inter nel 2010 (vincendo campionato, coppa nazionale e la Champions League),  10 anni fa Fabio Cannavaro alzava al cielo tedesco la nostra quarta Coppa del Mondo (hai anche tu un ricordo sportivo particolare che ti è rimasto nel cuore? tra una settimana ti chiederemo di raccontarcelo!).
Questa breve esaltazione dei successi italiani in campo sportivo (ne sono stati tralasciati molti altri) vuole essere la premessa per parlare di un’altra grandissima dello sport tricolore, in occasione del suo 33esimo compleanno: Roberta Vinci.
Anche chi ha poca dimestichezza con il tennis non può non aver seguito la vicenda dell’ultimo Us Open, che si concluse con uno storico derby italiano fra la Vinci e la Pennetta.
In quel torneo Roberta Vinci realizzò quella che viene considerata una delle più grandi imprese sportive recenti, sconfiggendo in semifinale un mostro sacro come Serena Williams (da 3 anni numero 1 al mondo), praticamente il Maradona femmina del tennis.
Anche con la Vinci l’Italia si è scoperta amante dello sport e dei successi, soprattutto se questi ultimi riguardano atleti che parlano la nostra lingua.

Roberta Vinci si iscrive di diritto nei grandi del nostro sport.
È, per ora, l’unica tennista italiana ad aver vinto almeno un torneo su tutte le superfici di gioco (cemento, terra e erba). È stata numero 1 nel doppio, specialità nella quale, insieme a Sara Errani, si è aggiudicata in tutto 25 tornei comprese tutte le prove del Grande Slam, diventando così la prima coppia italiana a completare il Career Grand Slam, nonché la quinta coppia in assoluto a vincere più tornei dello Slam (5) nella storia del tennis femminile. È stata premiata con il Collare d’oro al Merito Sportivo conferitole dal CONI dopo aver vinto 4 volte la Fed Cup.
È di ieri invece una notizia storica: a un giorno dal suo compleanno numero 33 Roberta Vinci festeggia l’ingresso tra le prime 10 tenniste del mondo.
Il ranking verrà reso ufficiale solo lunedì 22 e per quella data si avrà, per la quarta volta nella storia tennistica italiana, 2 tenniste top 10: era accaduto solo dal 7 al 13 giugno 2010 (Francesca Schiavone numero 6 e Flavia Pennetta numero 10) e dal 21 giugno al 4 luglio 2010 (Francesca Schiavone numero 7 e Flavia Pennetta numero 10); nel ranking di lunedì prossimo Flavia Pennetta sarà numero 9 del mondo e Roberta Vinci numero 10.
Ma non è solo una questione di statistiche e classifiche.
Roberta Vinci entra nella top 10 del mondo all’età di 33 anni.
Mai nessuna tennista in passato era riuscita a irrompere per la prima volta tra le top 10 alla soglia dei 33 anni: Roberta è la più vecchia della storia.
La dimostrazione di quanto l’età conti poco per chi fa dello sport la propria ragione di vita. Se si eccelle anche quando il divario d’età con gli avversari va aumentando vuol dire che si ha veramente qualcosa in più, oltre alla preparazione fisica c’è tutto il resto, e “tutto il resto” è la cosa più importante. E’ la mente che comanda il corpo, e se la mente non dice al corpo di essere troppo vecchio lui non se ne accorge.
Entrare nella top 10 a 33 anni dimostra più della bravura tecnica o della preparazione fisica, che senza dubbio sono imprescindibili; il successo della Vinci esalta la determinazione a non voler sentire il lento logorio degli anni che passano, è voglia continua e ossessiva di migliorarsi sempre e continuare ad esprimersi fino al limite delle proprie capacità, ed esaurite quelle, ad andare ancora oltre.
Così si diventa indimenticabili.
Valentino Rossi ha 37 anni e sta salendo in sella per il suo 17 mondiale in Motogp.
Sono ancora in attività due giganti come Francesco Totti che ha soffiato lo scorso settembre le sue 39 candeline e Buffon, che è ancora uno dei 5 portieri al mondo nonostante manchino due giri di boa alla soglia degli “anta”.
C’è sempre una componente commovente e di rispetto quando si parla di sportivi del genere. È il rispetto che si prova per chi lascerà dietro di sé qualcosa di più dei propri risultati, sono circondati da un’aura di immortalità e la loro carriera trasmette un’ideale di dedizione totale, di rispetto di sé stessi e serietà che servono da esempio per ogni aspirante sportivo.
E Roberta Vinci entra di diritto in questo olimpo dei grandi.

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