Johan Cruyff, lo Steve Jobs del Calcio

A 68 anni ieri, ci ha lasciato una delle figure più importanti del calcio europeo e mondiale. Personalità, classe, creatività, ingegno, innovazione. Gli aggettivi si sprecano se provassi nella strettoia di un articolo a raccontare 50 anni di calcio secondo Johan. Perchè è proprio il caso di dirlo: non stiamo parlando semplicemente di un grande calciatore, ma di un uomo senza il quale il calcio non sarebbe stato lo stesso che i milioni di appassionati seguono ed intendono oggi.

Punto di riferimento dell’Ajax già da giovanissimo, vince tre Coppe Campioni e tre Palloni d’oro. L’olanda a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 imponeva un calcio mai visto prima. Il calcio totale che proponeva il suo maestro Rinus Michels, e di cui Johan grazie alla sua grande intelligenza calcistica ne era principale espressione sul rettangolo verde, prevedeva una manovra imprevedibile proprio come lui, un gioco a cui tutti partecipavano sia quando si trattava di attaccare sia di difendere, mandando intere difese avversarie in confusione, prive di punti di riferimento e più di una volta incredibilmente in inferiorità numerica; eh si perchè nel calcio prima di Johan chi attaccava attaccava e chi difendeva difendeva, era inconcepibile fare insieme le due cose ed assumersi compiti di marcatura, lasciando così sguarnite tante zone di campo e situazioni di gioco.

Aveva portato alla luce il calcio moderno, un’ espressione di gioco che non gli permise però di vincere il Mondiale del ’74 contro la Germania dell’Ovest, forse perchè lui e compagni peccarono di eccessiva sicurezza (così come successe probabilmente ad Atene nel ’94. Finale Milan-Barcellona vinta dai rossoneri 4 a 0, fu una disfatta per l’allora allenatore dei blaugrana, proprio Cruyff)

Ma anche a Barcellona fece la differenza sia da giocatore che da allenatore, soprattutto da allenatore perchè fu proprio il suo endorsement per un gioco dinamico e di possesso palla, per un settore giovanile che giocasse con dettami tecnici e tattici comuni, per promuovere il suo pupillo Pep Guadiola allenatore del Barca, a creare una generazione di calciatori che per anni vinse e vince ancora tutto in Spagna e nel Mondo, proponendo un tipo di calcio chiamato da tutti tiki taka.

Più di una generazione ha avuto il piacere di vedere all’opera un uomo che nasce una volta ogni secolo, un rivoluzionario che ha portato nello sport una visione mai lontanamente vista prima, che ha anticipato i tempi. Il 14 al tempo in cui si giocava esclusivamente con i primi undici numeri di maglia, lo Steve Jobs del calcio, verrà sempre ricordato per questo.

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