L’allenatore argentino Julio Velasco si ritira dopo ben quarant’anni di carriera sui campi. 

La sua decisione è stata annunciata sul sito del Modena Volley, l’ultimo team da lui guidato, in un comunicato che è stato firmato dalla presidente stessa. 

Velasco, che ha 67 anni, ha iniziato la sua carriera proprio nel paese natio, è diventato noto soprattutto dopo aver guidato la nazionale italiana maschile dal 1989 al 1997, con gli azzurri vinse due campionati del mondo, tre europei, cinque World League e una medaglia d’argento alle Olimpiadi del ’96. 

Dopo l’annuncio del Modena, Julio Velasco ha raccontato le ragioni di questa sua scelta: Ho deciso di chiudere la mia carriera. Voglio ringraziare tutti i giocatori che ho avuto. Un allenatore non è altro che la propria squadra

Velasco è stato un allenatore di larghe vedute, un leader del suo gruppo, convinto che la sua figura dovesse essere vera: quello che non funziona di sicuro è chi vuole essere quello che non è, perché gli altri se ne accorgono subito. Ha individuato cinque punti che un leader deve assolutamente possedere per essere definito tale: oltre ad essere se stesso, un leader deve essere autorevole: deve sapere molto bene ciò che dice, sapere i dettagli e non parlare attraverso schemi e frasi preconfezionate, perché gli altri si accorgono anche di questo. Quando uno sa, non ha paura che gli vengano fatte delle domande e non ha problemi a discutere di nulla, si apre alle diverse situazioni, perché il tema gli è noto. Un leader deve essere giusto: L’idea di giustizia è importantissima. Il leader deve essere e sembrare giusto. Perché sembrare? Perché tutti hanno ragione, dipende dal punto di vista. Ecco che il leader deve pensare a tutto ciò che avviene all’interno della squadra, tenere il filo conduttore di tutti gli avvenimenti, e ricordare. Infine un leader deve combinare la grande esigenza in certe cose con l’aiutare quando ci sono problemi e deve coltivare lo spirito di appartenenza. quest’ultimo nasce per questioni d’affetto, non certamente tecniche o di quantità di tempo a disposizione. 

Julio Velasco ha tenuto anche dei corsi intensi sulla leadership e ha stilato un decalogo che riproponiamo per la nostra crescita professionale di allenatori e di persone in quanto tali: 

1. L’allenatore non fa, convince a fare (per allenare uccidi il giocatore che è in te). 

2. Nell’errore bisogna cercare il motivo, non il colpevole.

3. La squadra si costruisce cominciando a stabilire i ruoli. 

4. Festeggiare anche gli errori nei tentativi. 

5. Sì, sì… però è No: se non c’è convinzione in una risposta, non ci sarà nell’attuarla. 

6. Dite più spesso “bravo”. Ditelo anche ai bravi. Gli uomini hanno bisogno di riconoscimento. Alle donne moltiplicate per quattro. 

7. Ogni tanto ci vuole qualcuno che ci spinge in piscina. E ci costringe a nuotare. 

8. Chiedete più volte “perché” ai vostri collaboratori. spesso abbiamo dei conflitti e non ce lo chiediamo. 

9. Non si può avere il posto fisso alle Poste e fare la vita spericolata alla Vasco Rossi: se vuoi rischiare e vuoi inseguire un sogno, ti devi dedicare ad esso. 

10. Chi vince festeggia, chi perde spiega

Quest’ultima è una delle frasi più famose del coach argentino.

C’è bisogno di aggiungere altro? 

 

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