L’allenamento mentale non è più un tabù. I Giochi Olimpici lo dimostrano!

L’Olimpiade appena conclusa ce lo ha fatto notare, la Paralimpiade lo sta confermando: sempre più sono gli atleti che dichiarano di avere nel loro staff uno psicologo sportivo e di dedicare del tempo all’allenamento mentale. Il tanto agognato pregiudizio “se vai dallo psicologo, allora vuol dire che sei matto” sta lentamente morendo grazie anche alla voce di tanti sportivi, e non solo di alto livello, che dichiarano senza vergogna di essere affiancati da un “professionista della mente” arrivando persino a raccontare il lavoro che svolgono insieme. Vediamo ora qualche esempio, fresco di Giochi Olimpici, di atleti che nelle loro dichiarazioni sottolineano il ruolo che la testa ha giocato nella loro prestazione.

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Rossella Fiamingo, argento Olimpico nella spada. La campionessa, dopo una gara strepitosa, “cede” a quattro stoccate dalla fine. Il suo commento: non sono riuscita a rimanere concentrata sul qui ed ora e la mia testa è corsa in avanti, a quelle quattro stoccate che mancavano alla fine e il risultato è stato quello di subirle. Rossella ha conquistato un obiettivo eccezionale e ne è contentissima ma il suo commento rivela l’importanza di allenare la concentrazione, di allenare la mente a rimanere nel qui ed ora controllando pensieri ed emozioni. Lo psicologo dello sport insegna proprio questo: come riuscire a rimanere focalizzato sul presente, senza lasciare che la mia mente scorra in avanti?

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Simone Biles, ginnasta statunitense, quattro volte campionessa olimpica. Espressione di forza, sicurezza, maestria. Ma non è sempre stato così, anzi. La Biles è sempre stata una che, prima di una gara, diventava molto nervosa e ansiosa e questa situazione la stava “distruggendo”. Nel 2013 i suoi genitori decidono di chiedere l’aiuto di uno psicologo dello sport. Dopo un certo scetticismo iniziale di Simone, l’atleta ha iniziato un percorso di costruzione di fiducia incondizionata nelle proprie capacità che l’ha portata a raggiungere le vette dell’Olimpo ginnico. Lo psicologo dello sport accompagna l’atleta nella costruzione dell’autoefficacia ed insegna strategie per imparare a gestire le emozioni che entrano in gioco in situazione competitiva. E la storia di Simone Biles ne è l’esempio.

Ancora, Niccolò Campriani. Nel suo libro “Ricordati di dimenticare la paura” racconta del suo percorso personale, affiancato da uno psicologo, che lo ha portato a cambiare nettamente approccio mentale alla competizione: il desiderio di vincere, che lo accompagnava in ogni gara e che nascondeva in realtà la profonda paura di perdere, è stato trasformato nella volontà di compiere il gesto tecnico perfetto. Niccolò era focalizzato sul risultato, con l’allenamento mentale, ha imparato a prestare attenzione al processo, alla prestazione che è davvero l’unica cosa che l’atleta può controllare. Il risultato? Una solidità mentale che lo ha portato a conquistare l’oro a Rio 2016. 

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Vincenzo Boni, nuoto paralimpico, bronzo nei 50 dorso all’ esordio, racconta: “Avevo un ansia esagerata addosso, ero davvero preoccupato del ritorno dei cinesi. Ho un po’ di amarezza, il secondo tempo era alla mia portata. L’aspetto mentale ricopre un ruolo fondamentale“. Ecco l’ennesima dichiarazione dell’importanza della gestione mentale nello sport. L’atleta che allena la mente e la capacità di gestire l’ansia e le preoccupazioni ha un’arma vincente in più che può fare la differenza, Vincenzo lo ammette esplicitamente. 

Alla luce di tutte queste dichiarazioni ed esperienze, è giunta ormai l’ora di abbattere quel pregiudizio che vede lo psicologo come colui che cura i matti. La componente mentale nello sport è tanto importante quanto quella fisica, tecnica e tattica. Allenarsi mentalmente è la dimostrazione di un atleta, olimpico o non olimpico che sia, che ha capito che se vuole arrivare pronto ad un’appuntamento non può tralasciare la cura dell’aspetto mentale.

 

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