La confessione di Allen Iverson: “Giudicato perché volevo essere me stesso”

Allen Iverson (media.philly.com)
Allen Iverson (philly.com)

“Egoista, basso, delinquente, malvagio. Sono stato giudicato fin dal primo giorno. Il fatto che cercassi di non essere come tutti gli altri è stato preso come un affronto. Mi dicevano ‘come ti permetti a fare quello che vuoi, tu devi essere come diciamo noi.’”

Parole forti quelle che Allen Iverson, giocatore simbolo dell’NBA , pronuncia in un video messaggio per il sito The Players Tribune. L’ occasione è il lancio di un documentario sulla sua vita da dedicare, come spiega lui, “a tutti quelli che sono rimasti vicini in questi anni.”

Da sempre un personaggio senza filtro e mezze misure, ‘The Answer’ ha diviso il pubblico in lungo e in largo.

A 20 anni viene incoronato ‘Rookie of the Year’ nella stagione d’esordio con la maglia dei Philadelphia 76ers.

Solo qualche mese più tardi incappa nel primo di una lunga serie di problemi con la legge. Iverson viene arrestato per possesso di marijuana e, da quel momento, diventerà un facile bersaglio per l’opinione pubblica americana.

“I media andranno sempre a cercare le cose negative nella mia vita. Le storie positive su Allen Iverson non vendono,” racconta AI. “E’ meccanismo maligno e sbagliato, ma il mondo funziona così.”

“A me non è mai importato più di tanto perché tanto questo odio arrivava dalle persone che non si curano di te. Sarebbe stato uno spreco di energie che ho preferito concentrare sulle persone che mi volevano bene per davvero, su quei ragazzini che mi vedevano come un idolo.

A due anni dal suo ritiro ufficiale dalle competizione, Iverson dice che ormai alle critiche non da più peso, le fa soltanto scivolare via.

“All’età di 40 anni non sento più il bisogno di difendere le mie azioni. Sono un cattivo per quelli a cui non piaccio, un super eroe per quelli che mi vogliono bene e a cui importa di me.”

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