La fine del cammino. Conclusione e consigli pratici

(encontrandoelcamino.com)
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Abbiamo concluso il nostro viaggio nel mondo dello Zen e degli sport.
Tutto quello che dal punto di vista teorico poteva essere detto è stato detto.
L’attenzione al momento, l’estinzione dell’io, l’azione assolutamente spontanea: le istanze più vive dello Zen sono state presentate.

Siamo alle battute conclusive. Quando è nata questa rubrica l’idea era semplicemente mostrare un diverso approccio allo sport, secondo una prospettiva che non è tipicamente occidentale.
Ed è proprio il carattere di proposta che contraddistingue lo Zen. Non si impone come verità assoluta, è una possibile interpretazione della vita, e in questo caso dello sport.
È evidente che alcuni consigli che provengono dallo Zen però siano estremamente utili e fecondi: proprio perché insegna un atteggiamento preciso, esso è così facilmente avvicinabile da molte persone, anche se la apparente semplicità dello Zen non deve essere confusa con la facilità.
Un conto è affermare che una cosa è semplice, ben diverso è decretarla facile.
In effetti, lo Zen è tutt’altro che facile. Implica una serie di rinunce teoriche e un potente impegno pratico.

È una filosofia che non fa per tutti. Come quando Nietzsche scrisse del suo “Così parlò Zarathustra” che sarebbe stato un libro “per tutti e per nessuno”; anche lo Zen è per tutti e per nessuno.
Ciò che lo Zen vuole dire è chiaro, semplice appunto, tutti possono leggere di Zen, ma non è per niente facile capirlo veramente.
Vivere veramente come se quel momento fosse il momento più importante; capire che non c’è altro che questa vita, realizzare che bene e male sono concetti che appartengono alla nostra mente e non al mondo,comprendere veramente che noi non siamo altro che ciò che facciamo, e che tutte le nostre scuse sul perché non riusciamo a fare qualcosa sono scuse che non stanno in piedi, sono alibi che ci impediscono di crescere veramente come sportivi e come persone. Tutto ciò è qualcosa che non tutti sono in grado di fare.

Alcuni, leggendo gli articoli di questa rubrica potranno essersi rammaricati per averci perso del tempo, in loro lo spirito dello Zen non ha trovato dimora.
Se qualcuno invece ha sentito accendersi la scintilla della curiosità, se qualcuno semplicemente vorrebbe saperne un po’ di più, allora consiglio una serie di letture che permettono di avvicinarsi a questo incredibile mondo.

Sono libri che mi hanno aiutato nel farmi un’idea più precisa dello Zen, ma non contengono la verità assoluta. Come ho più volte ripetuto, a quella ci si arriva da soli. Come un maestro-zen, i libri sono una zattera che permettono di arrivare nel mezzo del fiume. Una volta lì, sarà compito nostro scendere e nuotare da soli oppure fallire: scambiare la zattera per la verità e accontentarsi.

Il primo libro, quello che consiglio di aprire per primo è:

“La via dello Zen”. Alan Watts, Feltrinelli

Di seguito elencherò tutti gli altri:

“Introduzione sul Buddhismo Zen”. D.T. Suzuki, Ubaldini Editore
“Saggi sul Buddhismo Zen”. D.T. Suzuki, Edizioni Mediterranee
“Lo Zen”. Alan Watts, Bompiani
“Il libro delle 399 meditazioni Zen”. C.Lamparelli, Mondadori
“101 storie Zen”, una raccolta di storie edita Adelphi
“Lo Zen e l’arte della corsa”. L. Shapiro, UltraSport
“Lo Zen e l’arte di giocare a tennis”. A. Bernardini, MacroEdizioni
“Lo Zen il tiro con l’arco”. E.Herrigel, Adelphi.

Infine, anche se non parla esplicitamente di Zen, ritengo che chiunque sia minimamente affascinato dai misteri di questa disciplina debba obbligatoriamente leggere “Siddharta” di Herman Hesse.

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