La morte dello sport nella MotoGp

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La morte dello sport. Sì esatto avete letto bene, e non è una esagerazione. Dovete sapere che ogni tanto lo sport muore, ma per fortuna poi rinasce sempre!. Quando una partita di calcio viene comprata, lo sport muore. Quando un ciclista ricorre al doping, lo sport muore. Questo fine settimana con la MotoGp a Sepang lo sport è morto.

Ci sono molte versioni dell’accaduto e ognuno dice la sua. In poche parole Marquez ha fatto la gara ostacolando Valentino per favorire Lorenzo, suo connazionale, e dopo un contatto, Marquez è finito a terra. C’è da aggiungere che Valentino giovedì, prima dell’inizio di questo MotoGp, si è lamentato del comportamento di Marquez nella tappa precedente, sempre volto a favorire Lorenzo.

Questi sono in qualche modo i fatti filtrati da ogni opinione e da ogni versione, diciamo quello su cui tutti sono d’accordo.

Come dicevo prima chiunque dice la sua. Chi ha torto? Chi ha ragione? Perché Marquez dovrebbe favorire Lorenzo? Forse dovrebbe pensare a fare il suo massimo per crescere come pilota. Lorenzo paga Marquez? Nessuno può saperlo.

Per quale motivo Valentino ha “mandato a quel paese” Marquez durante la gara? Perché non hanno chiarito prima della partenza tutta questa incomprensione?

Chi è tifoso di Valentino dice che ha fatto bene a tirargli una ginocchiata per farlo cadere. Chi è contro Valentino dice che non doveva fare una cosa simile, che non è stato sanzionato abbastanza. Valentino dice che non ha tirato nessuna ginocchiata. Insomma ce n’è per tutti i gusti, è stato perfino creato un evento su Facebook invitando Iannone a far cadere Lorenzo…

Ma il punto di tutto questo è un altro, ossia che lo sport è morto! Questo è sport? Questo non è più sport! È un qualcosa comandato da non si sa quali interessi, la vittoria a tutti i costi diventa la cosa più importante, l’unica cosa che conta, come si è visto.

La parola sport deriva dall’inglese e significa divertimento. Esatto: divertimento, svago, ricreazione. Tutto ciò che non si è visto domenica. Lo sport quello vero è quello sano, quello in cui gli atleti si mettono alla prova confrontandosi con gli altri ma soprattutto con se stessi, quello in cui è più importante il competere e vivere l’esperienza rispetto alla vittoria. Lo sport è lealtà, è fair play.
Domenica non è stato sport, è stata una guerra, atleti avidi di vittoria che hanno cercato in ogni modo di prevalere l’uno sull’altro. Una lotta di potere. La storia è piena di lotte di questo tipo che hanno portato a guerre. E l’uomo dovrebbe aver imparato che se si reagisce alla forza e alle provocazioni con altra forza l’unico risultato possibile è la guerra.

Per quanto mi riguarda attribuire la colpa a qualcuno non è importante, ognuno ha fatto la sua parte per contribuire a tutti gli eventi. Ma la cosa fondamentale è un’altra, è l’esempio negativo che questi atleti hanno dato al mondo, ai bambini che sono i futuri adulti del prossimo mondo.

Quindi, piuttosto che partecipare a questa farsa del falso-sport, piuttosto che cercare di stabilire di chi sia la colpa, bisognerebbe parlare di questo evento come di un esempio negativo dello sport ed insegnare ai giovani che tutto ciò è sbagliato, che questo non è sport.

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