La nostalgia

Midnight in Paris
Midnight in Paris

Ricordo ancora le lunghe estati di quando ero più giovane. Duravano quasi due mesi, durante i quali non pensavi ai doveri. Ricordo vecchi amici, cari amici, con i quali ho condiviso parte della mia vita, che però ora non vedo più. Ricordo persone a me care purtroppo andate. E ricordo vecchie glorie che ci regalavano momenti fantastici. Durante i quali ammiravo le loro capacità fuori dal normale. Ricordo film e libri con i loro sequel i quali, infine, sono volti al termine.

Ricordo molte cose che ora non ci sono più e SI, a volte, provo nostalgia.

La parola nostalgia deriva dal greco e significa “dolore del ritorno” ed è appunto la sofferenza che si prova al ricordo di qualcosa passato, che sia un momento, un luogo o un oggetto. Dolore del ritorno inteso come momento doloroso che ritorna alla mente, ma anche come dolore che ritorna durante la nostra vita. La nostalgia di qualcosa spesso è volta a durare nel tempo, a meno che qualcosa non la sostituisca.

Fermiamoci un attimo a pensare. Chi non ha nostalgia di qualcosa? Chi non ha un ricordo che ogni tanto salta fuori e ci provoca quella strana sensazione di felicità mista a tristezza? Quella sensazione che ci stringe un po’ il cuore e un po’ la bocca dello stomaco.

Anche nello sport vi è la nostalgia. Possiamo avere nostalgia quando smettiamo di praticare uno sport, oppure possiamo avere nostalgia di uno sportivo.

“Non ci sono più i giocatori di una volta” chi non lo ha mai detto o non lo ha mai sentito dire? Perché questa frase salta fuori così spesso? È vero che non ci sono più i giocatori di una volta?

È difficile rispondere a queste domande, per questo penso alle mie esperienze. Nella mia vita ho praticato diverse attività sportive, e la nostalgia di quelle passate si è sempre presentata a cavallo della precedente e quella successiva. Questo perché l’ho sempre riempita con un’altra attività. Ma cosa succederà quando dovrò smettere? Ad esempio, quando dovrò smettere di giocare a calcio, mi mancherà? Credo di si.

L’altro aspetto nostalgico dello sport riguarda le vecchie glorie. Ricordiamo tanti campioni di sport diversi che ci hanno fatto sognare, come le sette sorelle degli anni 2000 in serie A, Tomba o Maradona e tanti altri ancora. C’è chi dice che non sia più così. Che i campioni di oggi siano diversi, ma ne siamo sicuri? Siamo sicuri che lo stampino con cui venivano fatti i campioni una volta, ora, sia cambiato? A volte penso che queste convinzioni di disparità fra ieri ed oggi  siano relative al lasso di tempo. Durante la nostra vita possiamo vedere una quantità infinitá di campioni, ma se pensiamo a quanti campioni ha collezionato il passato, il numero è per forza maggiore. Ma a volte credo dipenda anche da un altro aspetto: quello che chiamo il “mito dei campioni”: le storie vengono raccontate e ri-raccontate e il mito si ingrandisce. Non nel senso che il racconto assume sfumature ingigantite, ma che la quantità di aggettivi e la dovizia di particolari con i quali vengono descritti ingigantisce quel ricordo. A volte invece, semplicemente, nascono dei campioni unici nel loro genere dei quali non vedremo mai una copia in giro. E poi diciamocelo, ciò che non c’è più a volte è più interessante di ciò che c’è. E ancora, pensando a  quando paragoniamo gli errori di qualcuno all’intera carriera di un mito passato il confronto non è proprio alla pari.

Ricordare nostalgicamente però può offuscarci. Fermarsi troppo su quel che era non ci fa vedere quel che potrà essere, e quindi non ci fa vivere il presente. È importante ricordare, ma come mezzo per poter andare avanti e non come ancora che ci lega ad un momento felice o ad una persona in particolare.

Non credo che la nostalgia sia triste di per sé, credo invece che sia felice, è un ricordo felice che torna in superficie a causa del nostro sentimento di tristezza.

Proprio l’altro giorno quando ho cominciato a pensare a questo articolo sono andato al cinema a vedere un film, “Inside out” per chi non ne avesse sentito parlare il film (cartone animato) parla di quello che succede nella nostra testa a livello di emozioni. Durante una scena del film un ricordo della bambina protagonista viene raccontato da due personaggi, due emozioni, felicità e tristezza. La prima lo ricorda come un giorno strabiliante e pieno di felicità, la seconda ricorda la tristezza e gli avvenimenti negativi. Alla fine del film si capisce come le emozioni siano miste e non possono vivere l’una senza l’altra. Io credo che la nostalgia sia proprio questo. Siamo tristi per un determinato motivo, e cerchiamo di combatterlo perché non vorremmo essere tristi. Seppelliamo il ricordo di un momento felice passato perché questo ci provoca tristezza. Ed è questo l’errore. La felicità chiama felicità. Ricordare con tristezza un passato felice comunque ci strappa un sorriso, uno piccolo, di quelli che ci fanno alzare solo metà bocca. Ed ecco che la nostalgia ci ha riportato ad essere un po’ più felici, più desiderosi che le cose vadano in un certo modo.

C’è chi odia la nostalgia. Io amo la nostalgia. Per me è come sfogliare un vecchio album fotografico pieno delle foto più belle della mia vita, fino ad arrivare ad una pagina bianca, chiudere il libro e trovare il modo di riempirla.

Fermiamoci a ricordare l’estate, l’amico o il nostro idolo sportivo. Spendiamo qualche momento nel ricordo delle cose belle che sono passate e immaginiamo come potrebbero essere in futuro. Sfogliamo il nostro album e soffermiamoci sulle foto più belle. Vale la pena di piangere un po’, perché non sempre le lacrime sono una cosa negativa. L’importante però sono le pagine bianche, se ci soffermiamo troppo sulle precedenti non le vedremo mai e non potremo nemmeno, in futuro, tornare a vederle.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *