La partita più importante

Ivan Basso (cyclingnews.com)
Ivan Basso (cyclingnews.com)

Quando sei un atleta di fama internazionale hai tutti i fari puntati addosso, sempre. Questo vuol dire che quando le cose vanno male, quando oltre ai problemi relativi alla tua disciplina subentrano problemi “veri”, come malattie, tumori, dipendenze la tua storia diventa di dominio pubblico.
E allora puoi diventare un esempio per molti.

In un bell’articolo su Eurosport sono state raccontate 13 storie di atleti che hanno sconfitto il cancro e sono riusciti a tornare all’attività agonistica.
La notizia è di pochi giorni fa, Ivan Basso è stato costretto ad abbandonare il Tour de France per vincere la battaglia contro un tumore ai testicoli. Prima di lui anche a Lance Armstrong nell’ottobre del 1996 fu diagnosticato un cancro ai testicoli. Due anni dopo però tornò in sella alla bici, diventando un vero e proprio simbolo della lotta alla malattia dopo il trionfo al giro di Lussemburgo e le sette vittorie di fila al Tour de France (1999-2005).
Anche nel mondo del calcio ci sono stati casi di atleti colpiti da tumori. Sia Acerbi che Abidal hanno dovuto lottare, il primo contro un tumore ai testicoli e il francese contro un tumore al fegato.

Immagino come debba venire stravolta la propria vita nel momento in cui viene diagnosticato un cancro. Di colpo cambia totalmente la prospettiva dalla quale guardarsi e guardare il mondo stesso, le relazioni con gli altri. E’ spaventoso.
Il difensore del Sassuolo ha combattuto tutto questo sottoponendosi ad un intervento chirurgico e a cicli di chemioterapia: la malattia sembrò debellata, ma si ripresentò 6 mesi dopo. Altro ciclo di cure per debellarla, questa volta, in maniera definitiva.
Nel suo libro: “Tutto bene – La mia doppia vittoria sul tumore” scrive, con la speranza di aiutare altri a non mollare mai, a credere che alla fine andrà bene: “La forza si ha dentro di sé, e bisogna affrontare la malattia in maniera positiva anche nei momenti più duri. Ho sempre pensato di poter guarire”.
La storia di Eric Abidal è ancora più soprendente.
Pilastro del Barcellona di Guardiola inizia il suo calvario il 15 marzo 2011 quando gli viene diagnosticato un tumore al fegato. Si opera due giorni dopo e torna in campo a due mesi (due mesi!) di distanza. Vince la Champions, con tanto di fascia da capitano cedutagli da Charles Puyol. Un anno dopo è costretto a sottoporsi al trapianto di fegato per le conseguenze del tumore.
Prima dell’operazione l’epatologo Gaetano Ideo aveva previsto che Abidal non avrebbe potuto riprendere l’attività agonistica in quanto la conseguente riduzione delle difese immunitarie l’avrebbe costretto a sottoporsi a cure speciali per tutta la sua vita.
Invece Abidal torna nuovamente in campo e, dopo aver dato l’addio al Barça e militato nel Monaco e nell’Olympiacos abbandona il calcio giocato nel dicembre del 2014.
il mondo del calcio offre poi le storie di Jonas Gutierrez e di Claudio Rivalta, entrambi usciti vittoriosi dalla loro lotta, ed entrambi tornati in campo.

Ma loro sono solo alcuni degli atleti, Paolo Pizzo (scherma) ed Eleonora Lo Bianco (pallavolo) hanno anche loro sconfitto la malattia.
Il primo era stato operato a 13 anni per un tumore alla testa, e nel 2011 divenne campione del mondo di spada. Eleonora invece sconfisse in tempo record il tumore al seno: 5 mesi dopo l’operazione vinse subito lo scudetto con la Foppapedretti e la Coppa del Mondo con la Nazionale italiana, nel 2011.

Insomma esempi di uomini che non mollano, capaci di non buttarsi giù e di riuscire a guardare il lato positivo anche in una situazione drammatica.

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