La psicologia al servizio del tennis: il caso della Kvitova

tenniss“Il tennis è lo sport più solitario in assoluto” così scrive A.Agassi nel suo libro Open. Non si può non dargli torto: il tennista durante il match non può parlare e confrontarsi con nessuno, è lì, sul campo, solo con se stesso e non sa per quanto tempo dovrà rimanerci prima di giungere alla fine…un’ora, due, tre? Inoltre nel tennis non ci sono vie di mezzo: o si vince o si perde. Queste e altre caratteristiche rendono il tennis uno sport ad altissima pressione intrapsichica e Petra Kvitova, neo-campionessa di Wimbledon, lo sa beneDopo la vittoria in semifinale contro la Sarafova, è la stessa a dichiarare ai media “E’ difficile avere a che fare con la pressione ogni volta che vai in campo. Spesso sono la favorita e non è facile, ci vuole del tempo a prenderci confidenza”. 

Pressione, stress, ansia, o come si vuole chiamare, sono dei termini che indicano uno stato di attivazione che a certi livelli può diventare disfunzionale per l’atleta e per la sua performance. Attenzione, un po’ di sano stress è utile perché prepara il corpo e la mente all’essere reattivo, attento, focalizzato su ciò che avverrà, se però tale stress diventa eccessivo allora c’è il rischio che offuschi mente e corpo.

Kvitova con la frase “ci vuole del tempo a prenderci confidenza” sottolinea una cosa molto importante: la pressione, disfunzionale, non si elimina da un giorno all’altro ma è necessario apprendere degli strumenti e delle strategie per imparare a gestirla e a ridurre la sua portata negativa. La campionessa a tal proposito si è rivolta a uno psicologo dello sport, uno specialista del settore, una figura professionale che con l’uso privilegiato della parola e di una serie di competenze ha aiutato l’atleta non solo a  prendere consapevolezza dei suoi stati emotivi, delle sue tensione pre e durante la gara, dei pensieri sottostanti a tali pressioni ma anche a insegnarle tecniche di gestione dello stress come la respirazione, il rilassamento, la visualizzazione,… Non si può dire se questo percorso di mental training sia stato la chiave di volta ma sicuramente ha contribuito a portare la tennista a diventare Regina di Wimbledon!

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