Lacrime, pianti… e se servissero per vincere?

parcarsport.it
parcarsport.it

I Mondiali di calcio sono il fenomeno mediatico più seguito in assoluto e, ogni cosa che accade, viene riproposta, interpretata, approfondita da esperti di tutto il mondo. Pochi giorni fa abbiamo parlato di Regina Brandao, la psicologa della Nazionale di calcio brasiliana chiamata, a quanto pare, per risolvere problemi di gestione emotiva. L’abbiamo visto tutti, d’altronde, che questi giocatori hanno “il pianto facile” e sembrano essere sempre sul punto di crollare…ma è proprio così? Cosa significa piangere? Versare lacrime è semplicemente un segno di debolezza, un’incapacità di reggere emotivamente la situazione? Non per forza e, oggi, vogliamo provare a proporre un punto di vista differente.

L’esempio eclatante è quello di Julio Cesar. Il portiere della Selecao, immediatamente prima dei rigori durante la partita Brasile – Cile (validi per il passaggio ai quarti di finale), è stato ripreso dalla telecamere mentre piangeva. Piangere prima di un momento così importante potrebbe essere visto come un chiaro segnale di un’incapacità di reggere la pressione, come se il portiere si fosse già rassegnato alla sconfitta. Ma poi come sono andate le cose? Julio Cesar, fin qui criticato dalla stampa locale come ormai troppo vecchio e fuori forma, ha parato ben due rigori, trascinando la sua squadra al traguardo successivo: i quarti di finale. 

Gazzetta.it
Gazzetta.it

Allora verrebbe da chiedersi cosa significasse quel pianto. Quella che noi oggi vogliamo proporre è una lettura diversa, controcorrente: piangere può servire a vincere. Cosa significa? Affermare, in maniera provocatoria, che piangere serve a vincere significa attribuire al pianto un significato diverso. Sembrerebbe che il pianto del portiere del Brasile fosse un modo per scaricare la tensione. Ebbene sì: sono teso-> piango -> mi sfogo -> sono pronto e carico per ricominciare. Mettiamoci nei suoi panni…Mondiale in casa (tutti sappiamo come sia finito l’ultimo, nel 1950), fin qui criticato per il proprio stato di forma e la stagione appena passata, la pressione è alle stelle: c’è uno stadio, una Nazione che mi punta gli occhi addosso. E allora? Allora provo a scaricarla tutta, piango, mi libero e sono pronto! I miei compagni sbagliano, ma io no…e siamo ai quarti di finale!

Se fossero stati questi i pensieri di Julio Cesar prima del proprio pianto? Se il pianto non fosse un segno di debolezza ma un modo funzionale per scaricare la tensione emotiva? Noi purtroppo non possiamo sapere cosa sia passato per la testa del giocatore durante quei momenti, ma vogliamo cominciare a vedere il tutto in una nuova ottica. Chissà, magari piangere aiuta a vincere…

Ment&Sport

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *