L’affermazione di noi stessi attraverso lo sport

Direttamente dallo sport italiano arriva una notizia che ci insegna a rompere alcune barriere del pregiudizio, almeno di quello sportivo.
E’ la storia di Giorgio Minisini, appassionato di nuoto sincronizzato (classicamente definito come uno sport femminile).
Perchè non posso praticare uno sport che mi piace, che mi appassiona e soprattutto che mi rende felice? perchè questo è il motivo per cui si sceglie uno sport, attraverso di esso, ognuno di noi va sempre più vicino al proprio ideale di felicità, cerca il miglior modo per star bene con se stessi.
Giorgio dichiara in una intervista che: “è fantastico per me vedere quante ragazze ci siano in acqua e spero che un giorno ci sia anche qualche ragazzo come me, perchè questo è uno sport che può e deve essere sia maschile che femminile”.

Evidentemente molto spesso il senso comune fa da padrone in materia sportiva, se è consuetudine che uno sport venga praticato solo da un sesso, allora difficilmente si accetta un membro del sesso opposto quando sceglie di praticare proprio quello sport. Il riferimento banale è alla danza, ma ormai questo pregiudizio è totalmente superato: si accettano senza problemi ballerini di entrambi i generi.
Diversamente per il nuoto sincronizzato, che come la danza, deve subire un processo di “decontesualizzazione”. Non che si pensi che un uomo non possa praticarlo, ma semplicemente che “non è normale che lo faccia”, che in qualche modo sia strano.
Per Giorgio Minisini non lo è: ” ho iniziato a sei anni, ho visto l’esibizione di Bill May e si vedeva chiaramente che lui era un uomo, non cercava di scimmiottare le donne ma era uomo e si affermava come tale”.
Cerco di portare avanti questa novità impegnandomi al massimo e cerco di portare avanti anche questo messaggio, che con l’impegnoe e la determinazione un giorno anche da questa piscina possa uscire un nuovo campione di nuoto sincronizzato.”

Ancora una volta la storia di un atleta sportivo ci permette di riflettere su noi. Ma come al solito, bisogna evitare la retorica e prendere la passione di Giorgio per quella che è.
Torniamo alla domanda iniziale, sul perchè si scelga di giocare a rugby piuttosto che tirare con l’arco o qualsiasi altra attività sportiva.
Non è questione di un semplice “mi piace di più”; attraverso la scelta di uno sport noi affermiamo noi stessi: una pattinatrice su ghiaccio, quando si esibisce grida al mondo: “questa sono io”, non vuole fare altro che mostrare l’immagine di se al mondo. Per dirla filosoficamente, citando F. Nietzsche, con la scelta di uno sport noi diciamo il nostro sì alla vita.
Giorgio lo fa con il nuoto sincronizzato.

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