L’allenatore dallo psicologo dello sport? Ecco 5 buoni motivi per andarci

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Continuando il filone di articoli delle settimane precedenti, questa settimana affrontiamo l’argomento degli allenatori e, più nello specifico, del perché un allenatore dovrebbe lavorare con lo psicologo dello sport.

Naturalmente l’allenatore è colui che deve gestire le varie figure che ruotano attorno all’atleta, oltre che l’atleta stesso, avendo quindi rapporti con la società sportiva, i genitori, le federazioni ed i media (se si tratta di un allenatore di alto livello). Ma tutto ciò non basta, deve allenare tecnicamente, deve costruire una relazione sana con i propri atleti, deve saper programmare gli allenamenti e le gare, riuscire a superare i momenti di crisi e di scontri con i propri atleti e con la società, e molto altro.

Come si capisce da queste poche righe, le abilità richieste all’allenatore sono tantissime!

Ma in tutto questo, cosa può fare lo psicologo dello sport?

Ecco 5 ragioni per cui è utile avere nello staff uno psicologo dello sport per l’allenatore:

1. Aumentare l’efficacia comunicativa

Questo punto è il più importante, se proprio vogliamo creare una classifica, perché permette di semplificare notevolmente il lavoro dell’allenatore. Quante volte è successo di voler far passare dei concetti ai propri atleti e di non riuscirci? Quante volte non si sa come affrontare un atleta per fargli cambiare atteggiamento in allenamento? Quante volte si dicono frasi sbagliate durante la partita o la gara? Ecco! Tutto ciò riguarda l’efficacia comunicativa, ossia la capacità di far arrivare il proprio messaggio e il proprio intento a chi ci ascolta. Ma non c’è solo la comunicazione verbale! C’è anche, e soprattutto, la componente non verbale della comunicazione, ossia tutto ciò che passa attraverso il corpo e che arriva in maniera molto più diretta delle semplici parole. Ogni allenatore sa quanto è importante riuscire ad arrivare in modo diretto e breve ai propri atleti! 

2. Migliorare la consapevolezza di se stessi

Perché l’allenatore dovrebbe aumentare la consapevolezza di se stesso? È molto semplice, l’allenatore ha tantissimi occhi addosso e per i propri atleti è un esempio, vuol dire quindi che è fondamentale conoscere se stessi per sapere che cosa si trasmette ai propri atleti. È importante essere consapevoli delle concezioni che abbiamo del nostro sport e delle diverse tipologie di atleti con cui si ha a che fare. È naturale che se un allenatore pensa che il proprio sport non sia adatto a delle femmine, non può allenare delle femmine… e se le dovesse mai allenare, troverà il tutto più complicato.

3. La Leadership e la gestione del gruppo

L’allenatore sa che tipo di leader è? Un allenatore che non viene ascoltato o non viene rispettato come può pensare di riuscire a far migliorare i propri atleti? Ovviamente il rispetto per l’allenatore dev’essere quello per un leader e non quello per un capo. Non può essere imposto dall’alto senza possibilità di trattativa, così come è molto difficile riuscire a gestire il gruppo considerando tutti e facendoli sentire importanti e necessari per la squadra.

4. La gestione delle emozioni

Le emozioni sono parte di noi, guidano le scelte e i comportamenti. È fondamentale per l’allenatore sapere come si comporta in base alle emozioni che prova. È importante anche riuscire a riconoscere le emozioni negli altri e saper influenzare positivamente i propri atleti. Inoltre durante le gare o le partite l’allenatore deve trasmettere sicurezza, non può trasmettere ansia al proprio atleta o alla propria squadra perché altrimenti il risultato sarebbe pessimo.

5. La gestione delle relazioni con genitori/società/media

Infine, ma non vuol dire che sia il punto meno importante, è necessario riuscire a saper gestire i rapporti con gli altri interlocutori dello sport. Non esiste solo l’atleta ma c’è tutto un mondo intorno, i genitori, la società, le federazioni e i media. Sicuramente per quanto riguarda i genitori non è produttivo pensare che “il miglior atleta è orfano” perché questo comporterebbe una chiusura da parte dell’allenatore verso i genitori finendo per vederli come dei limiti e non come delle risorse. 

Su questi aspetti si può sempre lavorare, non sono aspetti chiusi e bloccati della personalità dell’allenatore. Tutto si può imparare con un lavoro su se stessi, e per farlo esistono diversi metodi, dagli incontri individuali con lo psicologo dello sport, chiamati incontri di “coaching”, ai corsi sulla comunicazione.

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