E’ fondamentale che l’allenatore sia percepito come un leader dai suoi giocatori

Nelle dinamiche di squadra, ogni persona che gira nell’ambiente riveste un proprio ruolo: il dirigente, i genitori, i singoli atleti e logicamente l’allenatore. Con le mansioni di propria competenza e con il proprio carattere, ognuna di queste figure influisce sulla serenità, armonia e quindi sui risultati del gruppo.

Abbiamo spesso parlato della figura dell’allenatore all’interno del gruppo, del suo ruolo nel far crescere atleti/uomini, sia tecnicamente che mentalmente. È logico che l’atteggiamento di ogni allenatore nei confronti di questi obiettivi deve cambiare in funzione dei giocatori che si trova davanti e degli obiettivi societari, quindi lo stesso allenatore potrebbe gestire squadre diverse in modi diversi ottenendo buoni risultati in ogni caso.

Indubbio però resta il fatto che l’allenatore deve essere riconosciuto come LEADER dalla squadra, sennò ogni indicazione, consiglio, esercizio proposto saranno messi in dubbio, contestati o peggio ancora non attuati.

Quando si parla di leader però, si tende spesso a farlo nell’accezione positiva del termine, ma nello svolgere il ruolo di allenatore, non sempre questo è vero. Esistono infatti diverse categorie di leadership, non tutte positive e non tutte raccomandabili.

Eccone alcuni esempi:

LEADER DELEGANTE: si assicura che le sue indicazioni siano le linee guida per il gruppo instaurando una comunicazione a due vie. Se però, ci sono problemi o criticità tende a non intervenire.

LEADER AUTOCRATICO: la comunicazione è unidirezionale: interviene di continuo, non ascolta gli altri e vuole un alto livello di controllo. Con gli atleti è poco motivante, trasmette superiorità e non accetta i risultati negativi perché non utili alla propria carriera. È un allenatore con un alto livello di autostima

LEADER DEMOCRATICO: cerca di potenziare al massimo la bidirezionalità della comunicazione, si impone ma non dimentica l’importanza dei feedback che gli può fornire la squadra

LEADER TRANSAZIONALE: è fortemente orientato agli obiettivi, gestisce la motivazione con il sistema ricompensa/punizione. È abile nello svolgere i suoi compiti e nel gestire lo sviluppo di squadra e atleti

LEADER DI TRASFORMAZIONE: è concentrato sulla motivazione del gruppo. È un team builder ed è molto abile nel costruire la squadra. Crea un clima positivo, si prende cura dello sviluppo delle abilità e delle competenze dei singoli. È orientato alla carriera dei propri atleti, sia fisica che tecnica, che emotiva e sociale.

Soprattutto con i giovani è importante fare attenzione a come ci si pone nei confronti dei problemi e delle sconfitte per essere sempre un esempio positivo da seguire. È fondamentale lavorare per la crescita del gruppo e non per la propria, focalizzandosi sul fatto che gli atleti sono prima di tutto bambini/ragazzi/adulti che vivono la maggior parte della propria giornata fuori dall’ambito sportivo che deve diventare una palestra di vita e non un ostacolo alla serenità.

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