L’allenatore: un lavoro di equilibrio

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Quando iniziamo dei progetti nelle società sportive spesso sentiamo discorsi del tipo: “i genitori sono invadenti” oppure “le ragazze litigano spesso tra di loro e il clima non è positivo” oppure “è un gruppo difficile da gestire”.

Noi viviamo immersi in sistemi, siamo all’interno di relazioni, viviamo di relazioni ed esse si costruiscono giorno dopo giorno grazie alle interazioni tra noi e gli altri. Queste interazioni sono fatte di comportamenti e parole. Ognuno di noi influenza l’ambiente in cui è inserito, anche se spesso non si rende conto di tutto questo.Quando qualcosa non funziona o non va nel verso che si vorrebbe, il modo migliore per produrre un cambiamento è cambiare qualcosa in noi, il modo di rivolgersi a qualcuno, l’atteggiamento verso una persona e così via.

Faccio un esempio: se io allenatore penso che i genitori siano solo d’intralcio per il mio lavoro, senza rendermene conto mi rivolgerò a loro con fare ostile o farò di tutto per evitarli. In questo modo il genitore percepirà questa cosa reagendo in maniera negativa creando un distacco.

Il ruolo dell’allenatore è estremamente complesso, bisogna essere in grado di relazionarsi con le diverse figure in modo da creare un clima positivo e di sviluppo, deve essere in grado di accogliere il genitore e l’atleta e al tempo stesso di mantenere le giuste distanze. Insomma l’allenatore è un equilibrista e, se sbaglia, questo si ripercuote sulle relazioni oltre che sugli aspetti tecnici.

Per gestire al meglio la rete di relazioni in cui si trova immerso, l’allenatore non può prescindere dall’aspetto comunicativo e dalle capacità ad esso collegato. Attraverso la comunicazione infatti l’allenatore può trasmettere i suoi principi di gioco e di comportamento, potenziare e stimolare la motivazione, promuovere lo spirito di gruppo e anche fornire indicazioni tecniche. È anche necessario soffermarsi sulla tipologia di registro che bisogna utilizzare: con chi stiamo parlando (atleti, genitori, dirigenti..)? Qual è l’obiettivo? In quale fase della preparazione tecnica ci troviamo?

Il rapporto tra allenatore e atleti si fonda già per definizione su un’asimmetria di ruolo e di status, quindi uno scambio comunicativo fluido e costruttivo è da costruire con impegno e attenzione: il rischio è il rimanere bloccati in una relazione univoca.

L’allenatore diventa anche involontariamente un punto di riferimento e un modello di identificazione e quindi deve essere consapevole delle sue tecniche di comunicazione, verbale e non. Il vantaggio è quello di creare un ambiente coeso, motivato, chiaro ed efficace. Se il modo di comunicare rimane confuso, il rischio è che il messaggio venga disperso o travisato: e quante volte ci è capitato?

Di questo e di molto altro parleremo durante il corso Comunicare  e Motivare nello Sport, alla sua quinta edizione.

 

“Tutto ciò che non si realizza nella comunicazione non esiste” K. Jaspers

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