L’arrampicata

Come spesso dico dovremmo provare tutti gli sport che ci attirano, perché solo provando capiremo davvero quello che ci piace. Ma come fare a provare tutto? Forse è meglio concentrarsi su qualcosa in particolare, ma cosa?

Difficile dirlo. Innanzitutto dovremmo cercare di capire in quale macro-categoria inserirci. Come sport di squadra, o sport estremi, sport con veicoli o sport individuali e tanti altri ancora.

A me personalmente piacerebbe provare un po’ tutto, per questo cerco di fare questi articoli che riescano a dare degli spunti per chi è interessato a qualche pratica, ma della quale non sa niente.

Parliamo oggi dell’Arrampicata.

Questa viene definita come la salita di un ostacolo. Ostacolo che può essere una parete di roccia, una parete artificiale o una struttura urbana. Insomma, qualsiasi parete che si può scalare.

Anche questa disciplina, come tutte d’altronde, richiede sia una componente fisica che una mentale. Lo sottolineo perché è fondamentale che entrambe collaborino in una pratica del genere, se no, detto banalmente, si cade.

L’arrampicata nasce dall’alpinismo. La differenza principale è che mentre l’alpinismo aveva lo scopo di ascendere la montagna in modo avventuroso, l’arrampicata si basa sul divertimento ed è praticabile in montagna come in città.

Ci sono due principali distinzioni nell’arrampicata, quella libera e quella artificiale. Come già il nome fa intuire la prima viene fatta su di una parete naturale mentre la seconda su pareti artificiali. Inoltre in base al luogo dove si svolge si distinguono alcuni tipi. Su roccia, risalendo pareti rocciose, su ghiaccio, risalendo ghiacciai o cascate congelate, o arrampicata indoor, quella effettuata in palestre attrezzate.

La grande svolta in Italia rispetto a questo sport è avvenuta con Maurizio Zanolla, che all’età di sedici anni voleva fare la “rivoluzione”. Così sostituì semplicemente gli scarponi con delle scarpe da ginnastica. Negli anni settanta Manolo (soprannome di Zanolla) era diventato così un precursore dell’arrampicata. Manolo però, sottolinea una cosa importante, che i limiti esistono! E sempre esisteranno, solo che cambiano. Basta sapere come affrontarli. Ogni limite ne ha sempre un altro dopo, “per intravederlo bisogna avere la capacità di sognare”. Manolo vede i limiti un po’ come io definirei gli obiettivi. Quinid esattamente come dice lui puntare ad un obiettivo e cercare di superarlo per poi passare a quello successivo.

Tra tutte le discipline dell’arrampicata il «Bouldering» è quella che sta prendendo più piede. Questo perché ci si ritrova in mezzo alla natura ed è possibile praticarla ovunque siano presenti massi da scalare. Il costo è ridotto in quanto non serve una speciale attrezzatura, bastano delle scarpette, un pantaloncino e volendo una maglietta. Di questa disciplina vi è anche un raduno. Il Melloblocco, un raduno che vede molti sportivi come compagni di squadra e non competitori. Inoltre è una disciplina che è praticabile anche in città. Prende il nome di street buolder. Qui si scalano ponti, edifici e tutto ciò che è scalabile in città. Il problema è che spesso sono fatti in clandestinità.

Ora che abbiamo visto le sfaccettature di questa disciplina dedichiamoci all’aspetto mente/corpo.

Come dicevamo prima è fondamentale che vi sia una collaborazione tra la parte fisica e quella mentale. Lo scalare una parete rocciosa richiede fatica. Certo dipende anche dalla parete, si va dalla più facile alla portata di tutti fino a quelle possibili solo per esperti, ma in ogni caso richiedono un grande sforzo. Sforzo che se non ben dosato può essere controproducente in due casi. Nel primo potremmo sprecare tutta la nostra resistenza sui primi metri, trovandoci poi a metà percorso spossati e avendo difficolta anche a discendere. Nella seconda se ci concentriamo troppo sulla parte fisica, cosa probabile in determinate situazioni, potremmo lasciare da parte la testa. Testa o mente che sia, ma intesa come ciò che ci fa ragionare, ragionare per trovare il percorso più facile e quello che richiede meno energie, ragionare su cosa sia possibile e su cosa invece sia meglio, per quel momento mettere da parte.

Insomma come ogni volta ripetiamo (perché importante) alla base di ogni sport deve esserci questa collaborazione mente/corpo. Specialmente in discipline che possono mettere a rischio la nostra salute.

Quindi ora che ci siamo fatti un’idea, buttiamoci anche nell’arrampicata. Magari partendo da qualche palestra attrezzata per capire se è il nostro oppure no.

 

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