L’arte della guerra e dello sport. Parte seconda: il calcio.

Nel precedente articolo abbiamo introdotto la possibilità di rileggere alcune pagine de “L’arte della guerra” di Sun Tzu, riflettendo su come le idee chiave che innervano il libro siano perfettamente compatibili con l’essenza della pratica sportiva.

Ma quali sport?
Poiché tutto il testo di Sun Tzu è dominato dalla necessità di saper risolvere il conflitto, è altrettanto necessario che si prendano in esame sport strutturati in uno specifico modo; sport come la corsa, il nuoto e in generale tutte le discipline che appartengono all’atletica non possono rientrare in questo tentativo di rilettura de “L’arte della guerra”.
Questi sono sport essenzialmente individuali, nei quali ogni atleta gareggia principalmente con se stesso, e solamente in un secondo momento contro gli altri. Negli sport di squadra, o nel tennis ad esempio, le idee del testo cinese sono decisamente applicabili.
Non è tuttavia pensabile trattare di più sport nello stesso articolo, così questa settimana proponiamo alcuni spunti relativi al calcio, in modo da ricollegarci all’articolo di Sportweek citato la scorsa volta.

Come altre volte è successo, prendere in considerazione il calcio equivale a parlare anche degli altri sport di squadra; cambiano le regole ma in verità l’essenza è la stessa.
Non esiste una legge che assicuri la vittoria in una partita, il calcio è deciso da una serie di fattori che non possono essere ridotti a cifre.
Come sentenzia spesso Bergomi: “il calcio è strano”.
Ma è meno strano di quanto si pensi, se è vero che non può esserci una ricetta a priori, è altrettanto vero che preparazione, tattica, ragione e pazienza spesso hanno la meglio determinando la vittoria anche contro chi parte evidentemente favorito.

Nel testo di Sun Tzu i tre fattori essenziali che concorrono alla vittoria sono:
1. Conosci te stesso
2. Conosci il tuo nemico
3. Conosci l’ambiente

Solamente facendo riferimento a tali precetti gli esempi calcistici si moltiplicano.
Prendiamo l’Italia di Conte durante gli ultimi Europei francesi.
Conoscere se stessi vuol dire sapere quali siano i propri punti di forza; e quelli dell’Italia erano soprattutto concentrati nella difesa. Così, sapientemente e logicamente, Conte ha confermato il blocco Juve, la BBBC ( Buffon-Bonucci-Barzagli-Chiellini) e su di loro ha costruito il resto della squadra, conferendo possanza e struttura ad una squadra che aveva perso due dei suoi migliori giocatori (Verratti e Marchisio).
Avevamo molti palleggiatori in squadra? No, e allora abbiamo concentrato le nostre tattiche su una difesa sempre quasi praticamente perfetta e su ripartenze veloci: solidità e contropiede.
Avevamo Pellè, fondamentale per il gioco di Conte, e lo abbiamo usato al meglio, facendolo diventare il fulcro attorno al quale ruotava il nostro gioco. Avevamo terzini di spinta e mezzali veloci, le abbiamo usate secondo le loro caratteristiche, favorendo incursioni centrali sfruttando gli spazi lasciati aperti dalle sponde del nostro centravanti.
Conoscere il proprio nemico significa sapere come e dove egli potrà colpire; così contro Belgio e soprattutto Spagna (la partita capolavoro di Conte), la strategia era quella di bloccare i punti di forza avversari (il palleggio e il giro palla) e contemporaneamente favorire i nostri (difesa solida e verticalizzazioni immediate).
Questa è semplicemente un abbozzo di analisi, efficace ma non esauriente, su quanto e come “L’arte della guerra” contenga insegnamenti preziosi per lo sport.

Sfogliando le pagine del libro altre affermazioni e altri moniti sembrano quasi essere scritti da allenatori di calcio; questo in particolare rappresenta ancora meglio l’ideale calcistico dell’Italia durante questi Europei:

“L’invincibilità sta nella difesa.
La vulnerabilità sta nell’attacco.

Se ti difendi sei più forte.
Se attacchi sei più debole.”

Potrebbe sembrare una banalità, ma spesso è una verità che viene dimenticata.
L’ultimo campionato di serie A lo ha confermato.
Le due milanesi hanno costruito squadre con giocatori modesti, ma con pochissimo interesse alla fase difensiva.
La prima parte di campionato dell’Inter è stata semplicemente molto fumo, non appena è svanito l’effetto “fortuna” e la condizione di qualche giocatore è scesa di livello, si sono aperte le voragini di una squadra che non aveva la minima idea di che cosa volesse dire difendere.
La Juve, che aveva iniziato il campionato male come mai negli ultimi decenni, ha lentamente costruito una mentalità che puntava in primo luogo a non prendere gol, e successivamente a creare gioco e a segnare.
Ma la difesa, sia a calcio che ne “L’arte della guerra”, non è mai da considerare in senso passivo.
Una squadra con un efficace sistema difensivo è più forte non solo perché non prende gol, ma perché ha già i mezzi per poter attaccare a sua volta.
Una fase difensiva che possa definirsi tale prevede che ognuno degli 11 giocatori sappia esattamente cosa fare e dove trovarsi quando l’avversario ha la palla; in questo modo, difendendo con ordine, una volta recuperata palla i giocatori saranno già in posizione per controbattere.
Si ritorna al secondo monito del testo, “conosci il tuo nemico”: perché saper difendere bene significa sapere difendere bene in ogni partita, ed è necessario quindi sapere chi si ha di fronte, il suo modulo, i giocatori avversari per quella partita; si possono così conoscere e sapere le probabili manovre d’attacco avversarie e saperle annullare.

Facciamo ancora riferimento alla Juve, che ha dominato quest’anno; ne “L’arte della guerra” si legge: “con ordine, affronta il disordine, con calma, l’irruenza”.
Non è stata forse questa la grande intuizione di Allegri?
Dopo la sconfitta con il Sassuolo la Juve si trasformò.
Quando la si vedeva giocare la sensazione che trasmetteva era sempre quella: calma e serenità.
Nessuno in quella squadra forzava le giocate, tutti sapevano sempre cosa fare e che presto sarebbe arrivata l’occasione per segnare. Era inattaccabile, giocava come una top d’Europa e difendeva come una provinciale. Una squadra perfetta.

Cambiamo squadra e citazione.
“L’arte torrenziale scorrendo svelle le rocce, grazie alla sua velocità”.
Inserimenti sincronizzati e attacchi veloci possono spaccare le difese: è la Roma di Spalletti (miglior attacco del torneo), che si è espressa al meglio sempre quando mancavano riferimenti centrali (Dzeko non pervenuto) e la trequarti era pervasa di giocatori brevilinei, da Salah a El Shaarawy, poi Pjanic e Naingolann, Perotti.
Ancora, “come la conformazione del terreno determinava il corso del fiume, così il nemico determina la vittoria”; l’Inter di Mancini ha impostato quasi tutto l’anno il proprio gioco riflettendo il modulo dell’avversario, si adeguava al nemico e lo batteva sul suo stesso terreno: ha chiuso il girone di andata in cima alla classifica.
Leggendo il libro possono essere trovati altri esempi, quelli qui proposti sono semplicemente la mia chiave di lettura.

Il libro permette il confronto con altri sport, altri articoli saranno in grado di mostrare come.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *