L’arte della guerra e dello sport. Prima parte.

“E così, nelle operazioni militari:
Se conosci il nemico e conosci te stesso,
Nemmeno in cento battaglie ti troverai in pericolo.
Se non conosci il nemico ma conosci te stesso,
Le tue possibilità di vittoria sono pari a quelle di sconfitta.
Se non conosci né il nemico né te stesso,
Ogni battaglia significherà per te sconfitta certa”.

Questa citazione è di uno dei più antichi testi dello straordinario universo culturale dell’Estremo Oriente: “L’arte della guerra”, composto in Cina più di trecento anni prima della nascita di Cristo, da un autore leggendario, a metà fra un filosofo e un condottiero militare, che si chiamava Sun Tzu.
L’arte della guerra è forse il primo trattato di strategia militare, ma si commetterebbe un errore se si pensasse che il testo parli solamente di battaglie, guerrieri e armi.
In verità ciò che le pagine de “l’arte della guerra” contengono è molto più che consigli di guerra, strategie d’assedio e tecniche di difesa.
Come ogni cosa che proviene dalla cultura orientale, “L’arte della guerra” possiede un contenuto prezioso, un fondamentale insegnamento: quello di saper vivere la vita.
Questo insegnamento è ciò che conferisce al mondo orientale quell’inconfondibile sapore, quell’aura di spiritualità che tanto affascina noi occidentali.

La possibilità di ragionare sul senso di questo testo mi si è presentata in occasione della visita del mese scorso del presidente della Federcalcio cinese, Cai Zhenhua al centro sportivo di Coverciano.
Un articolo di Sportweek, riferendosi a tale visita, offriva contemporaneamente un interessante spunto di riflessione; riportando alcune citazioni del libro le accostava sapientemente al mondo del calcio, alle tattiche di squadre come il Sassuolo, la seconda Inter di Mancini, e così via. Ma un accostamento del testo di Sun Tzu al calcio rappresenta una prospettiva limitata, per quanto affascinante.
Si può ampliare il discorso? È possibile utilizzare “L’arte della guerra” rileggendolo in chiave sportiva, non solo calcistica?
“L’arte della guerra” non è solo un trattato militare, i suoi precetti possono essere spendibili in altri campi; offre, in altre parole, sufficienti basi per poter riflettere sullo sport in generale, o meglio, sull’essenza stessa dello sport.

Partiamo dal titolo.
L’arte della guerra; ma cos’è la guerra? Guerra equivale a scontro, a lotta, o ancora meglio, una guerra è un conflitto.
L’assunto principale di tutto il testo è che il conflitto rappresenta una componente costante della vita dell’uomo. Il conflitto è dentro di noi e intorno a noi: non si può sfuggire da questa verità; a volte si riesce ad evitarlo, ma spesso invece dobbiamo affrontarlo direttamente, il testo di Sun Tzu può servire per imparare a gestire il conflitto in maniera positiva e non distruttiva.
Da che un uomo nasce e fino al giorno in cui lascerà questo mondo avrà sempre a che fare con altri uomini, e questo rapporto non è sempre pacifico, e il conflitto non riguarda solamente due eserciti che si fronteggiano; “L’arte della guerra” insegna ad affrontarli con maggiore efficacia, che si tratti di contese in affari, a problemi con il proprio capo, financhè alle normali questioni di tutti i giorni;
E lo sport? Si può inserire in questo discorso?
È ovviamente una domanda retorica, perché il conflitto è parte integrante dell’attività sportiva.
Fatta eccezione per alcuni sport, in cui si gareggia essenzialmente contro se stessi, la stragrande maggioranza delle pratiche sportive prevede lo scontro di due o più avversari.
L’intuizione di Sportweek non è errata: “L’arte della guerra” è anche un trattato di strategia sportiva.

Il punto di partenza di qualsiasi sana attività sportiva è la consapevolezza di chi siamo veramente e di cosa siamo in grado di fare, lo stesso monito scritto a Delfi sul tempio di Apollo vale per chiunque voglia fare sport: “conosci te stesso”.
Questo è anche il leitmotiv di tutto il testo di Sun Tzu.
Conoscere se stessi vuol dire sapere fino a che punto sappiamo e possiamo spingerci, significa conoscere le proprie risorse fisiche ed interiori, vuol dire sapere con esattezza cosa siamo in grado di fare, sapere quanto siamo stanchi prima di una partita, significa saper gestire le proprie forze. Già arrivare a questa consapevolezza è faticoso, e non è detto che ci si riesca.
Ma conoscere se stessi non basta, aiuta, è condizione necessaria ma non sufficiente.
In un conflitto esiste anche l’altro e così oltre a noi stessi dobbiamo conoscere il nostro nemico, il nostro avversario.
Cosa vuol dire conoscere il nemico?
A Federer bastava sapere che il suo avversario ai quarti di Wimbledon si chiamava Cilic?
Doveva sapere non solo chi è, ma doveva conoscere la sua “storia sportiva”, quali i punti di forza, quelli deboli, con quanta preparazione è arrivato al torneo, il suo modo di giocare, la potenza del dritto e quella del rovescio, la sua velocità con le gambe.
Questo è conoscere il nemico.

Ma ancora, questo non basta.
Una battaglia, una partita, una gara non sono mai qualcosa di astratto.
Esse avvengono in un determinato momento, ad una determinata ora del giorno e in un luogo preciso.
Saper gestire un conflitto allora vuol dire anche conoscere dove il conflitto sta avvenendo, in termini sportivi significa prestare attenzione a tutto il mondo che ci circonda: la temperatura, le condizoni del terreno, la pioggia, persino il pubblico allo stado è un fattore da tenere in considerazione.
Chi non tiene conto di tutti questi aspetti è già sconfitto.
Chi conosce se stesso, il proprio nemico e l’ambiente circostante combatte già vittorioso.

È evidente, ragionando in questi termini, che non esistono “ricette” per la vittoria, lo sport non è una disciplina matematica.
Bisogna tener conto della situazione presente, e possiamo determinare i mezzi per la vittoria solamente nel qui ed ora del conflitto attuale, poiché le condizioni per trionfare esistono solamente nel momento presente.
In questo senso, il testo di Sun Tzu non è limitato ad un singolo ambito di attività, parla un linguaggio universale perché la materia di cui tratta è una materia universale: parla dell’uomo e della sua vita.
La saggezza di questo libro deriva precisamente da questa conoscenza così profonda dell’uomo, e questa è una conoscenza che non può essere un marchio di proprietà, non è cinese o occidentale, è la conoscenza alla quale tutti noi possiamo arrivare. Ci servono solamente le guide giuste. Il mondo dell’Estremo Oriente ha forse preso più in considerazione di noi occidentali questo tipo di conoscenza, qualsiasi aspetto della cultura orientale tratta sempre l’uomo come intero, l’essere umano è visto e trattato nella sua totalità, nel suo vivere qui ed ora in questo mondo.
Possiamo non interessarci a questo tipo di conoscenza, ma avremo vissuto una vita a metà; sapere veramente chi siamo, conoscerci fin nel profondo dev’essere il compito fondamentale della nostra vita, non già perchè tutti noi dobbiamo essere filosofi e illuminati, siamo chiamati a questo compito per il semplice fatto che siamo nati uomini e non alberi da frutto, e l’uomo non è nulla se non sa chi è.

Il testo agisce così ad un livello ampio, non contiene insegnamenti specifici, non è un manuale d’istruzioni; opera al livello dell’ego, insegna a cambiare il proprio punto di vista nella vita così come nella pratica sportiva.
Quanto più “L’arte della guerra” parla dell’uomo in generale tanto più la sua applicazione specifica può derivare solamente dall’unicità di ogni singolo caso.
Lo Zen esalta il momento presente come l’unico veramente fondamentale, ciò che abbiamo è qui ed ora e null’altro.
La stessa tipologia di pensiero impregna il testo di Sun Tzu: enfatizza la conoscenza che nasce nell’adesso di qualsiasi attività sportiva.

Si tratta di ora di vedere come alcuni aspetti del contenuto del testo si possano applicare ad alcune pratiche sportive.
Ma questo sarà l’oggetto dell’articolo di settimana prossima!

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