L’atleta e i Media: cosa significa diventare un atleta di livello ed avere successo

Poco tempo fa ci è capitato di parlare con un grande campione nel mondo dello sport e ci siamo resi conto di quanto sia difficile per uno sportivo, abituato alla vita di tutti i giorni, diventare un atleta conosciuto non solo a livello nazionale ma, addirittura, a livello mondiale.

paparazziQuesto cambiamento, insieme ai numerosi aspetti positivi, porta con sé però il rischio di avere ricadute negative sulla persona poiché, se non si è pronti (ed è veramente difficile esserlo abbastanza!) il peso della notorietà e dei media rischia di essere schiacciante. Ma cosa cambia rispetto a prima? Parlando con questo atleta è emersa principalmente la grande difficoltà nel portare avanti le azioni e i gesti quotidiani. Quando non si è ancora alla ribalta dei riflettori si hanno molte più libertà nel comportamento, si può uscire la sera senza che nessuno commenti il perché, si ha una vita sentimentale privata, ci si può allenare con tranquillità e con molta libertà di vincere o di sbagliare. Ma tutto ciò cambia notevolmente quando si raggiunge un certo livello di fama! L’interesse nei propri confronti da parte degli altri aumenta, cercando di indagare aspetti della tua vita privata e di quella della tua famiglia, a volte anche con lo scopo di guadagnarci qualcosa. La libertà di uscire o di andarsi a divertire, inoltre, viene fortemente minata poiché, soprattutto ai giorni nostri, basta un telefonino per immortalarti e rendere tutto immediatamente pubblico online.

Un altro aspetto, forse il più importante, che si modifica con l’arrivo della fama riguarda le prestazioni sportive e il loro esito. Se prima, quando una gara non raggiungeva il risultato sperato, ciò riguardava unicamente l’atleta, la sua società, la sua famiglia e, in casi rari, anche la federazione, ora, una volta conosciuto a livello mondiale, ogni suo errore, ogni suo risultato sarà davanti agli occhi di tutti, pronti a commentarlo e ad interpretarlo senza conoscere la storia di vita dell’atleta, il suo percorso ed i molti sacrifici (quante volte si sente dire: “ha sbagliato troppo, non ha la stoffa del campione…”)

Tutte queste situazioni, se perpetuate nel tempo, possono portare a quello che in psicologia dello sport viene definito drop out o burn out (a seconda dell’età in cui avviene), cioè all’abbandono dell’attività sportiva da parte dell’atleta dovuto ad un’eccessiva dose di distress (come già accennato nell’articolo precedente, il “distress” è la parte nociva dello stress, ma ne parleremo più approfonditamente nei prossimi articoli!).

La cosa più difficile, infatti, consiste nell’andare avanti nonostante le possibili critiche, reggendo la pressione e dimostrando che, nonostante tutto, si è rimasti sempre fedeli al proprio modo di essere.

Per concludere, vogliamo innanzitutto precisare che non va sempre così e che, anzi, può succedere che l’ingresso in questo mondo per alcuni non sia così difficile. L’ultima cosa che vogliamo aggiungere è che lo spettatore prima di giudicare dovrebbe imparare a mettersi nei panni dell’altro, sapendo che ogni parola e ogni pensiero espresso hanno un effetto molto più grande di quanto si possa immaginare, mentre, per quanto riguarda l’atleta, bisognerebbe imparare a gestire la propria immagine (aspetto non facile!), a far fronte alle pressione e a gestire quella dose di stress che è una normale conseguenza del livello raggiunto.

Ciò che riteniamo fondamentale, in ogni caso, è che lo Sport significa passione, sacrificio e divertimento e non deve essere una tortura o una fonte di distress!

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