L’ATTIVITA’ FISICA PUO’ CAMBIARE LA CHIMICA DEL CERVELLO

Attività fisica come prevenzione e aiuto per i danni causati dall’Alzheimer.

Che l’attività fisica sia il miglior “farmaco” per alcune patologie sia cliniche che psicosomatiche, è ormai appurato.

Negli ultimi anni però sono stati fatti numerosi studi sugli effetti del movimento nelle demenze senili, in particolare sull’Alzheimer.

Cos’è L’ALZHEIMER E A COSA PORTA

Clinicamente l’Alzheimer è una patologia dovuta all’atrofia neuronale a causa della quale il cervello perde progressivamente massa e peso, riducendo la propria attività a discapito delle funzioni cognitive, tra cui la memoria.

Nel mondo circa 44 milioni di persone soffrono di Alzheimer e quando arriva la diagnosi, inevitabilmente, cambia la vita di tutta la famiglia.

I primi sintomi sono la perdita di memoria a breve termine, la difficoltà a fare cose apparentemente semplici, isolamento nei confronti di parenti e amici e stati confusionali.

SI PUÒ PREVENIRE L’ALZHEIMER?

Ad oggi sono stati individuati molti dei fattori di rischio anche se poi la vera causa d’insorgenza è ancora ignota.

Alcuni dei fattori di rischio sono prevenibili, come le malattie cardiovascolari, il grado di istruzione che sembra aiuti le connessioni neuronali e i rapporti sociali, altri purtroppo no come lesioni del cervello, età, genetica e deficit cognitivi lievi.

COME PUÒ l’attività FISICA AIUTARE NELLA PREVENZIONE

Le malattie cardiovascolari sono tra i primi fattori di rischio dell’Alzheimer e come sappiamo l’attività fisica, soprattutto di tipo aerobico, aiuta a mantenere un frequenza cardiaca adeguata, la pressione nei limiti e cuore e polmoni efficienti. È stato studiato, ancora solamente nei topi in laboratorio, che l’attività fisica aerobica di intensità medio/alta, non solo riduca il rischio cardiovascolare ma aumenti la plasticità dell’ippocampo, area del cervello fondamentale per la memoria.

L’ATTIVITà FISICA PUÒ RIDURRE LE CONSEGUENZE DELLE DEMENZE?

Una volta diagnosticata la demenza, ci sono diversi interventi da attuare, considerando però che ad oggi nessuna cura efficace è stata ancora trovata. Oltre ai trattamenti farmacologici è importante tenere impegnati i pazienti in attività manuali e di gruppo per ristabilire i rapporti sociali, farli parlare e partecipare per esempio a gruppi di lettura, tutte attività insomma che stimolino l’attenzione e la socialità.

Accanto a questo è importante affiancare lezioni di attività fisica a medio/alta intensità, per un tempo che si aggiri intorno alla mezz’ora al giorno, con lezioni di Yoga e Tai Chi per completare il benessere di corpo e mente, sempre affidandosi a personale altamente qualificato.

Ci sono molti studi recenti a riguardo, tra cui uno durato ben 13 anni, che evidenziano come l’allenamento del cuore può cambiare la chimica del cervello modificando i neurotrasmettitori associati ad ansia, depressione e stress e le sostanze chimiche del cervello associate all’apprendimento, migliorando l’umore, la resistenza allo stress e potenziando la velocità di elaborazione, di attenzione, la memoria a breve termine e la flessibilità cognitiva.

http://www.mentesport.net/sport-come-mezzo-di-prevenzione-sostegno-allinvecchiamento-positivo/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *