Le sabbie mobili dello sport: le nostre paure e la capacità di superarle

“…Tu stai giocando e pensi che stia andando tutto bene, poi qualcosa va storto, e poi un’altra…e un’altra…e tu provi a reagire, ma più cerchi di lottare e più sprofondi…finché non riesci più a muoverti, non riesci a respirare perché sei sopraffatto…come nelle sabbie mobili” .

Oggi vogliamo introdurre un tema molto delicato: la paura. Nel video tratto dal film “Le Riserve”, l’atleta racconta di cosa sia per lui la paura, attraverso una metafora molto calzante come quella delle sabbie mobili. Quando, durante una gara importante, ci capita di sbagliare ripetutamente, il rischio è di farsi soffocare, di tentare di muoversi in maniera disperata senza ottenere nulla, fino a sprofondare. Chi, nella propria carriera (piccola o grande che sia) non si è mai sentito “soffocare nelle sabbie mobili”? È una sensazione strana, spaventosa, sembra lasciarti senza via d’uscita e ti da l’impressione che ogni tua azione, ogni tua decisione peggiori solo le cose. Queste sono le sabbie mobili dello sport, quei momenti in cui ti senti sprofondare e non vedi in nessun modo la possibilità di risalire. Ma, per fortuna, in ambito sportivo (solo?) queste sabbie mobili sono un problema superabile! Come si fa? Spesso ci capita di farci sopraffare dagli avvenimenti, senza fermarci un momento per guardarli e analizzarli da vicino e tutto questo porta a non trovare una soluzione. Come nelle reali sabbie mobili, il primo passo per uscirne è fermarsi. Fermarsi a riflettere, a guardare la situazione da un altro punto di vista, fermarsi per non concentrarsi solo sulle sabbie mobili ma anche su ciò che sta intorno (come nell’articolo del 16 maggio 2013, non bisogna mai concentrarsi solo ed unicamente sul problema). Spesso infatti le sabbie mobili sono solo nella nostra testa e la sola riflessione porta già al loro superamento. Se così non fosse, il secondo passo consiste nell’agire! Le prime domande da farsi sono: sono capace di affrontare la situazione? L’ho mai affrontata prima? Se la risposta è positiva, allora il problema smette di persistere, perché io in passato sono già uscito dalla sabbie mobili e, di conseguenza, ho tutte le capacità necessarie per uscirne nuovamente. Se la risposta invece dovesse essere negativa, la cosa migliore da fare è cercare lucidamente la soluzione nel bagaglio delle mie competenze o delle competenze della mia squadra. Non andiamo a sperare in soluzioni eteree e intangibili, legate al caso, alla sorte o a qualcuno di esterno a noi: No! Le soluzioni si trovano nelle nostre capacità e nelle capacità di chi condivide con noi quest’esperienza. Solo in questo modo saremo in grado in futuro di uscire ancora dalle sabbie mobili, altrimenti, se uscissimo grazie ad un aiuto esterno, la volta successiva saremmo ancora incapaci di uscirne!

Naturalmente, certe situazioni ci spaventano più di altre e facciamo veramente fatica ad affrontarle. Come fare? In psicologia (non solo in psicologia dello sport) un metodo efficace è quello della visualizzazione. Attraverso questo metodo (usato spesso nel superamento di certe fobie) si accompagna la persona a visualizzare (e di conseguenza a vivere, grazie al funzionamento del nostro cervello – come brevemente spiegato in questo articolo) la situazione scatenante la paura. Tale percorso porta la persona progressivamente a “sperimentare” in un ambiente comunque protetto le situazioni che la spaventano, fino al superamento di queste (Questa metodologia viene spesso usata anche in situazione di forte stress o ansia da gara).

In ogni caso, la maggior parte delle paure in ambito sportivo è fortemente dettata dalla nostra testa ed il loro superamento dipende solo ed unicamente dalla volontà della persona. Citando ancora una volta Michael Jordan: I limiti, COME LE PAURE, SONO SPESSO SOLTANTO ILLUSIONI”.

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