L’importante è quello che si prova correndo. Kayla e la sua lotta contro la sclerosi multipla.

Dagli Usa ci arriva l’incredibile storia di Kayla Montgomery, che da 4 anni convive con la sclerosi multipla e nonostante questo non ha smesso di fare sport.

Kayla aveva 14 anni, quando giocando a calcio improvvisamente sentì un formicolio strano alle dita dei piedi; la diagnosi è di quelle terribili: sclerosi multipla.
Già questo di per sè basterebbe a buttare giù una persona adulta nel pieno possesso della propria vita, ma immaginiamo che ad apprendere la notizia sia una ragazzina: il futuro è completamente stravolto, segnato, rovinato.
Perché proprio a me? Questa è la domanda fissa che Kayla si ripeteva continuamente, è la domanda che tormenterebbe ognuno di noi.

Ma ciò nonostante, ha deciso di combattere la malattia correndo più veloce di essa: si è dedicata alla corsa, diventando in 4 anni una delle più veloci giovani atlete degli Stati Uniti sulla lunga distanza.
La domanda è spontanea, immediata: perché la corsa? “Perchè mi fa sentire normale” dice Kayla.

Ma, e qui sta il vero punto della questione, la sclerosi multipla non è una malattia che si può sconfiggere , e lei sa perfettamente che arriverà il giorno in cui non sarà più in grado di correre, ma continua a farlo lo stesso.
E’ come in quella nota storia popolare del calabrone, che ha il corpo troppo grosso rispetto alle ali, e non potrebbe volare, ma il calabrone non lo sa e vola lo stesso.
Kayla però SA che il suo fisico potrebbe non sorreggere più il suo spirito, e ogni volta che finisce di correre crolla letteralmente, cedendo momentaneamente il controllo alla sua malattia. Ma si rialza ogni volta, e ogni volta riprende a correre.

Spesso le parole che abbiamo a disposizione sembrano essere insufficienti a descrivere simili situazioni, o determinati sentimenti, la parola che più si avvicina a quello che Kayla sta facendo è: RISPETTO.
Già, ma cosa sta facendo Kayla? Non si arrende, continua a lottare, e questo è certamente evidente; ma è anche è consapevole che quella che sta combattendo è una lotta senza possibilità di vittoria, un giorno il suo corpo cederà, inevitabilmente.
Ma questo avverrà in un altro momento, avverrà dopo. Valorizzare oltre ogni modo il presente, il suo essere qui-ed-ora ed il suo essere in grado di correre. E allora corro perché posso ancora farlo, corro perché non mi importa se domani non ne sarò in grado, perché non è importante se potrò fare qualcosa, ma se posso farla adesso.

Al di la di ogni possibile (e necessaria) retorica, quello di Kayla è uno degli esempi più puri di forza, umiltà e coraggio.

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