L’importanza di chiamarsi canterano. Il ruolo del settore giovanile nel calcio.

La questione dell’importanza del settore giovanile nel calcio è salita recentemente alla ribalta mediatica vista la crisi in cui sembra versare il calcio italiano, che non riesce più a competere a livello europeo con i grandi club stranieri. Pochi soldi, poche entrate, poco fascino ma il problema investe il nostro sistema da un punto di vista più ampio.
Ciò che sembra fare problema è la mancanza di progettualità dei nostri top club; ma una progettualità intesa su larga scala, un progetto che coinvolga tutta la struttura della società, dalle squadre dei pulcini fino alla prima squadra.
Quanto è importante il settore giovanile, o a cosa serve?
Il modello classico di riferimento quando si parla di settore giovanile non può non essere il Barcellona degli ultimi 15 anni.
Il settore giovanile del Barca, la cantera, è uno dei più forti e importanti al mondo, la fortuna del Barcellona si è costruita da qui, e per citare un esempio, il copione perfetto del canterano è la storia dell’esordio di Messi: entra nel settore giovanile a 13 anni, vive nella Masia del club (il collegio) scalando ad una ad una tutte le formazioni giovanili fino all’esordio in prima squadra nella Liga il 16 ottobre 2004 contro l’Espanyol.
La cantera è l’archetipo dei settori giovanili, è quel passo in più che manca ai nostri grandi club, sebbene quest’anno molte squadre (Atalanta, Sassuolo) abbiano fatto esordire giovani della primavera il sistema calcistico italiano è ancora piuttosto arretrato poichè si privilegia la ricerca di calciatori già belli pronti, impacchettati e timbrati.
Quello che colpisce invece del Barcellona è quanta importanza diano alla struttura della scuola calcio, che è imponente. Ma quali sono i criteri per entrare a far parte della cantera?
Lo racconta Guillermo Amor in un’intervista alla Gazzetta dello Sport che risale ormai a 5 anni fa: “Il potenziale tecnico è fondamentale, però ci informiamo bene sui comportamenti nel privato. Ed è vitale che sia impegnato negli studi. La politica giusta è far crescere una squadra fin dai primi stadi delle giovanili, per esempio dai pulcini, cementando questo gruppo e innestando nel corso degli anni quegli elementi che possono farla davvero migliorare. A volte basta solamente un giocatore a stagione”.

In primo luogo al Barcellona l’attenzione viene posta a tutto tondo sulla crescita, umana e professionale, del bambino che spesso viene accompagnato dai propri genitori fino al campo; il ruolo dei genitori, anche se non possono seguire gli allenamenti, è fondamentale perché “seguono i loro ragazzi con grande attenzione. Sanno che se ce la fanno l’intera famiglia può coronare un sogno. Per questo collaborano molto segnalandoci eventuali problemi anche nella vita di tutti i giorni. E noi, se possiamo, interveniamo aiutando le famiglie. I ragazzi sono del Barça anche quando si trovano per strada o con gli amici. Ci sentiamo responsabili, fanno parte anche della nostra famiglia. Tutto ciò che può accadere di negativo fuori di qui indirettamente potrebbe avere ripercussioni negative anche sulla nostra società”. La struttura della cantera è molto precisa: “quello che noi chiamiamo il Futbol formativo è composto da tredici squadre, formate da ragazzi che vanno dai 7 ai 17 anni. C’è poi la categoria professionale, con gli juvenil A e il Barcellona B che gioca in Segunda”.
A fare da collante c’è l’imperativo categorico del gioco del Barcellona, la filosofia blaugrana è portata avanti su tutti i livelli, di modo che i bambini imparino a giocare come gioca il Barcellona, come se fosse un marchio di fabbrica.
Il calcio del Barcellona, da 15 anni a questa parte ha due caratteristiche fondamentali: un motto, “pase y control”, cioè passaggio e controllo, e un modulo: il 4-3-3. Che vuol dire in primis calcio d’attacco, di personalità. “I nostri ragazzi vengono formati con l’idea fissa di dover dominare la situazione in ogni momento della partita senza aver paura di tenere il possesso palla. Ecco l’importanza della posizione, del fraseggio e di saper fare bene il “Pase y control”. Basta vedere la televisione per capire come per molte squadre l’unica cosa importante è vincere. Non importa come. Noi no. Vogliamo vincere ma facendo vedere un bel calcio, un calcio di scuola”.
Chi arriva da fuori, allenatore o calciatore, deve imparare e adottare questo modo di intendere il calcio, che è il vero spirito del Barcellona.
Questo ha permesso che nel Barça-meraviglia di Guardiola i canterani dell’undici titolare sono arrivati anche a otto. E non sono stati comprati da altri club, sono stati cresciuti, nutriti e portati alla maturazione calcistica sempre all’interno della famiglia blaugrana.

Quello del Barcellona deve essere il modello di riferimento, non la scelta del modulo o della filosofia di gioco ma lo spirito del club. Il Barcellona è il Barcellona in ogni singola squadra del settore giovanile.
Quando in Italia si avrà la pazienza di creare un progetto a lungo termine del genere allora veramente il nostro calcio farà il salto di qualità che ancora manca.

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